Perché lo spread è tornato sotto i 200 punti. Ma l'Italia non può stare tranquilla
di Vittoria Puledda , di Vittoria PuleddaI fondamentali economici dell'Italia non "giustificano" uno spread sopra i 200 punti ma inferiore a 150, aveva detto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, a ridosso della riunione di emergenza della Bce, a metà giugno. Quando, sia pur con molte cautele, era stata per la prima volta anticipata una misura per raffreddare la speculazione dei mercati.
Le quotazioni degli ultimi giorni sembrano andare nella direzione indicata da Visco, con il differenziale rispetto ai titoli tedeschi sceso ben sotto la soglia anche psicologica dei 200 punti base; lo spread ha mostrato di volersi allontanare a passi decisi dai picchi toccati anche di recente, quando solo a fine settembre aveva sfiorato i 250 punti base e il rendimento dei Btp a 10 anni, un paio di settimane dopo, era volato al 4,77%, strizzando l’occhio al rendimento del 5%, mentre ora è una manciata di centesimi sotto il 4%. Il successo della domanda del Btp Italia è un’ult…
I fondamentali economici dell'Italia non "giustificano" uno spread sopra i 200 punti ma inferiore a 150, aveva detto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, a ridosso della riunione di emergenza della Bce, a metà giugno. Quando, sia pur con molte cautele, era stata per la prima volta anticipata una misura per raffreddare la speculazione dei mercati.
Le quotazioni degli ultimi giorni sembrano andare nella direzione indicata da Visco, con il differenziale rispetto ai titoli tedeschi sceso ben sotto la soglia anche psicologica dei 200 punti base; lo spread ha mostrato di volersi allontanare a passi decisi dai picchi toccati anche di recente, quando solo a fine settembre aveva sfiorato i 250 punti base e il rendimento dei Btp a 10 anni, un paio di settimane dopo, era volato al 4,77%, strizzando l’occhio al rendimento del 5%, mentre ora è una manciata di centesimi sotto il 4%. Il successo della domanda del Btp Italia è un’ulteriore conferma del clima positivo che si respira.
Miracolo, il rischio Italia ha smesso di far paura? Di sicuro, si stanno coagulando come per incanto una serie di fattori positivi: anche in finanza ci sono le congiunzioni astrali, e avere i pianeti ben allineati non fa male. Il primo fattore da considerare – in attesa che venga concretizzata la manovra – è che in campo economico non ci sono stati annunci-shock. Del resto, in queste fase tutti i governi temono il “Liz Truss moment”, lo sconquasso seguito all’annuncio della riforma fiscale in U.k, che poi ha portato alle dimissioni della premier; anche il governo Meloni ha confermato una linea di prudenza nei conti.
L’altro elemento da considerare è che – grazie ai primi segnali di rallentamento dell’inflazione Usa - il movimento al ribasso dei tassi di interesse ha attraversato le due sponde dell’Atlantico, interessando Europa e Stati Uniti quasi in egual misura: Il Treasury americano a dieci anni, che il 24 ottobre scorso rendeva il 4,24%, ora è al 3,76%; il Bund tedesco (sempre a dieci anni) che un mese fa rendeva il 2,4% è sceso al 2,04% e il Btp è passato dal 4,7% al 3,91%.
Cesarano (Intermonte): "Interesse verso Paesi che offrono maggiori rendimenti"
“Quando si ricrea l’attesa per una fase calante dei tassi si guarda con maggiore interesse ai Paesi e alle scadenze che offrono rendimenti appetibili - sottolinea Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte - quindi diventa possibile il ritorno di interesse verso l'Italia. E in questa fase, con le ipotesi di recessione sempre più forti, le attese sui tassi sono in calo”.
Data la mole, il debito italiano si muove come una corazzata quando cambia direzione: sposta grandi masse d’acqua e quindi in termini di rendimenti scende o sale di molti punti base. E questo spiega la seconda parte del racconto, cioè perché il differenziale con la Germania si sia ridotto in maniera così vistosa.
Del resto, i favori dei mercati finanziari sono poco diretti verso la Germania, alle prese con previsioni macroeconomiche recessive e con tensioni sul fronte dei salari peggiori rispetto all’Italia. La riprova, dal punto di vista dei mercati, è venuta dallo spread tra i rendimenti dei titoli a due anni e a dieci anni, che in Germania segnalano per la prima volta dal 2008 una curva “invertita”, cioè con valori più alti sulla distanza breve, dei due anni, rispetto al titolo a dieci anni. Ora lo spread è negativo (è più alto il rendimento del titolo più corto) per circa 10 punti: un segnale chiaro che il mercato si aspetta recessione alle porte.
In Italia invece c’è un clima di bonaccia, nonostante per il 2023 le previsioni siano incerte, e c’è un ulteriore fattore che gioca a favore: dicembre è ormai vicinissimo, e molto probabilmente non vedrà nemmeno un’asta di titoli di Stato. Ci sono, è vero, le scadenze di metà mese, ma spesso vengono cancellate e visto il successo della raccolta del Btp Italia è probabile che avverrà così anche stavolta. Dunque per ora il debitore pubblico non deve dannarsi per reperire risorse.
Un 2023 in salita
Ma nel 2023 la strada potrebbe tornare in salita. Soprattutto sul fronte delle emissioni: Intesa stima, per il 2023, aste lorde per 463 miliardi, di cui 50 milioni netti. La vera incognita però è come procederà la politica monetaria della Bce; non solo sul fronte dei rialzi dei tassi, ma su quello del dimagrimento del bilancio fiscale. Il “quantitative tightening”, l’opposto del “quantitative easing”, è alle porte: la Bce prima o poi smetterà di rinnovare i titoli in portafoglio che vanno in scadenza, lasciando al mercato il compito di trovare il punto di equilibrio nelle quotazioni. E per lo stato italiano verrà meno un compratore di ultima istanza che ha dato molto sostegno ai prezzi.
Quando accadrà tutto questo e in che dimensioni? Un po’ (anzi abbastanza) dipenderà da quante aste di Tltro verranno rimborsate anzitempo dalle banche. Con questa operazione in pratica la Bce restituisce agli istituti di credito quei titoli che aveva avuto in garanzia per prestare loro i soldi, alleggerendo così il suo bilancio di obbligazioni senza dover prendere misure più radicali (non rinnovare i titoli in scadenza) o almeno facendolo in misura più ridotta.
Il prossimo futuro sarà importante, anche per questo aspetto, sul mercato dei titoli pubblici. Insieme, per l’Italia, al rating che Fitch dovrebbe assegnare venerdì notte, dopo la chiusura dei mercati Usa.