Manovra, il taglio del cuneo fiscale finanziato con i risparmi del reddito di cittadinanza. Servono 5 miliardi
di Giuseppe Colombo , di Giuseppe ColomboROMA - Il mandato di Giorgia Meloni sulla legge di bilancio è chiaro: la stretta sul reddito di cittadinanza serve per tagliare le tasse sul lavoro. Il travaso può confluire anche nel pacchetto per la famiglia, ma è una questione tecnica, perché entrambe le misure hanno bisogno di soldi per prendere forma. Alla vigilia dell'esame in Consiglio dei ministri, l'urgenza è trovare le coperture per quella sezione della manovra che deve autofinanziarsi con la riduzione di altre spese.
Bisogna tirare fuori nove miliardi. Solo cinque per il cuneo fiscale perché, dice il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, "la volontà del governo" non è solo rinnovare il taglio di due punti fatto da Mario Draghi, ma aumentarlo "per i redditi più bassi dei lavoratori". Allo studio c'è un taglio fino a tre punti. Ecco perché lo stop al reddito di cittadinanza da giugno per i 660mila benef…
ROMA - Il mandato di Giorgia Meloni sulla legge di bilancio è chiaro: la stretta sul reddito di cittadinanza serve per tagliare le tasse sul lavoro. Il travaso può confluire anche nel pacchetto per la famiglia, ma è una questione tecnica, perché entrambe le misure hanno bisogno di soldi per prendere forma. Alla vigilia dell'esame in Consiglio dei ministri, l'urgenza è trovare le coperture per quella sezione della manovra che deve autofinanziarsi con la riduzione di altre spese.
Bisogna tirare fuori nove miliardi. Solo cinque per il cuneo fiscale perché, dice il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, "la volontà del governo" non è solo rinnovare il taglio di due punti fatto da Mario Draghi, ma aumentarlo "per i redditi più bassi dei lavoratori". Allo studio c'è un taglio fino a tre punti. Ecco perché lo stop al reddito di cittadinanza da giugno per i 660mila beneficiari occupabili può risultare determinante per tenere le spese in equilibrio con le coperture. La stima spetta al Tesoro, la cifra che arriva da fonti della maggioranza parla di 1,8 miliardi.
La lista delle misure da coprire parte dalla riduzione del cuneo. Giorgetti parla di un taglio più consistente per i lavoratori, orientamento che va messo a confronto con quello indicato da Confindustria, che chiede di destinare 1/3 del taglio alle imprese invece di concedere l'intero beneficio ai lavoratori. E anche dentro al governo c'è chi guarda allo schema degli industriali, come hanno spiegato negli scorsi giorni il ministro delle Imprese Adolfo Urso, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ed esponenti da Forza Italia. Al di là della destinazione, la questione è la spesa da cinque miliardi. Altri 800 milioni servono per quota 103 (62 anni di età e 41 anni di contributi), la finestra per l'uscita anticipata dal lavoro che sarà valida per un anno. Al conto vanno aggiunti circa 600 milioni per alzare la soglia dei ricavi e dei compensi (da 65 mila a 85 mila) su cui si applica la flat tax al 15% per i lavoratori autonomi e le partite Iva. Servono soldi anche per la sanità e per gli enti locali, al di là degli aiuti contro il caro bollette. L'aumento dell'assegno unico per i figli in favore delle famiglie numerose si autofinanzierà con i risparmi della stessa misura, si cercano invece 500 milioni per l'azzeramento per un anno dell'Iva su pane, pasta e latte.
Oltre a toglierlo ai beneficiari occupabili, il taglio al reddito di cittadinanza punta a ridimensionare ulteriormente la platea escludendo chi non risiede in Italia. Il restyling della misura prevede anche controlli in capo ai Comuni e lo stop al sussidio dopo il rifiuto alla prima proposta di lavoro. L'intervento sarà più corposo rispetto a quello immaginato fino a pochi giorni fa (il risparmio ipotizzato era di 900 milioni), ma nella maggioranza si apre il fronte dei governatori del Sud. Il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (Forza Italia) è contrario: "Prima di attuare una stretta sarebbe preferibile intervenire sulle politiche attive". Alessandro Cattaneo, capogruppo degli azzurri alla Camera, è invece tra i più convinti: "I soldi recuperati dal reddito di cittadinanza devono andare alle imprese sotto forma di incentivi per l'assunzione dei giovani".
La linea del capo partito Silvio Berlusconi punta a non lasciare il timbro della manovra a Meloni. Per questo rilancia l'idea degli sgravi fiscali alle imprese e dice che "metteremo in campo il meglio di noi per riuscire ad ottenere queste cose, anche se magari non sono nelle corde dei nostri alleati". Per ora la spartizione dentro la maggioranza non balla, ma la linea di Forza Italia fa presagire un passaggio parlamentare turbolento.
Intanto la premier prova a tenere saldo l'equilibrio delle misure. "Siamo al lavoro su una legge Finanziaria attenta a famiglie e imprese, con particolare attenzione ai redditi bassi", scrive su Facebook per lanciare un segnale ai suoi alleati. Anche l'altra sezione della manovra, quella più grande, da 21 miliardi (su un totale di circa 30 miliardi), va dettagliata. Oltre allo sconto sui carburanti e la proroga del bonus sociale per le bollette, l'altro grande bacino è quello degli aiuti alle imprese. Allo studio ci sono ristori per settori specifici, oltre all'aumento dei crediti d'imposta per le spese di luce e gas: quelli al 30% aumenteranno, mentre si sta valutando se alzare l'asticella di quelli al 40 per cento. Questione di soldi. La caccia non è finita.