Manovra, gli industriali all’attacco: "Intervento shock sul cuneo"
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoConfindustria chiede "un intervento shock sul cuneo fiscale", l'Abi nuove moratorie e piani di ristrutturazione per i debiti delle imprese. E mentre il presidente degli industriali Carlo Bonomi valuta positivamente l'impegno del governo a "mantenere un percorso di barra dritta sulla finanza pubblica, senza smarrire il piano Draghi sulla riduzione del debito", ma allo stesso tempo mette in guardia da interventi che abbiano "solo fini elettorali", il presidente dell'Associazione Bancaria Antonio Patuelli non nasconde il timore che i tempi per varare la legge di Bilancio siano troppo stretti, con il rischio concreto di finire in esercizio provvisorio, offrendo il fianco alla speculazione dei mercati. "Auspico che ci sia una consapevolezza istituzionale complessiva", afferma Patuelli.
Nonostante un terzo trimestre in sorprendente rialzo per l'economia italiana, grazie però soprattutto alle entrate dei servizi e in partico…
Confindustria chiede "un intervento shock sul cuneo fiscale", l'Abi nuove moratorie e piani di ristrutturazione per i debiti delle imprese. E mentre il presidente degli industriali Carlo Bonomi valuta positivamente l'impegno del governo a "mantenere un percorso di barra dritta sulla finanza pubblica, senza smarrire il piano Draghi sulla riduzione del debito", ma allo stesso tempo mette in guardia da interventi che abbiano "solo fini elettorali", il presidente dell'Associazione Bancaria Antonio Patuelli non nasconde il timore che i tempi per varare la legge di Bilancio siano troppo stretti, con il rischio concreto di finire in esercizio provvisorio, offrendo il fianco alla speculazione dei mercati. "Auspico che ci sia una consapevolezza istituzionale complessiva", afferma Patuelli.
Nonostante un terzo trimestre in sorprendente rialzo per l'economia italiana, grazie però soprattutto alle entrate dei servizi e in particolare del turismo, gli allarmi sulla salute delle imprese nelle ultime settimane si sono susseguiti. Il primo è stato quello di Confcommercio, che calcola che 120 mila aziende del terziario potrebbero chiudere nei prossimi mesi per difficoltà legate alla redditività, con i costi in fortissimo aumento e l'impossibilità di scaricarli almeno in parte sui consumatori, altrettanto stremati dall'inflazione e dalle difficoltà del mercato del lavoro.
Anche Confindustria ha parlato a più riprese del rischio perdita di oltre mezzo milione di posti di lavoro a causa del caro-energia. E oggi arriva l'allarme di Cerved, che calcola che l'8,1 per cento delle piccole e medie imprese abbia un elevato rischio di credito, mentre il 16,1 per cento possa essere considerato vulnerabile. Una situazione alla quale l'Abi guarda con particolare preoccupazione: "Le banche si sono rafforzate patrimonialmente negli ultimi anni, ma gli aumenti dei tassi sono missili a testata multipla: nell'immediato favoriscono l'aumento dei ricavi, ma appesantiscono i costi per i clienti", osserva Patuelli.
E se per il momento per i mutui l'Abi ritiene che la maggior parte delle famiglie sia protetta, perché oltre l'80 per cento ha scelto i tassi fissi, invece si potrebbe rapidamente deteriorare la situazione delle imprese, che durante la pandemia sono state costrette a indebitarsi, favorite dallo scudo delle garanzie statali. Solo che adesso le rate di rimborso, unite all'inflazione, potrebbero diventare un peso tale da minacciare l'equilibrio dei bilanci: ecco perché per l'Abi "serve varare in tempi stretti nuove moratorie e piani di ristrutturazione dei debiti. Noi non siamo interessati a che crescano i fenomeni del sovraindebitamento delle imprese - dice Patuelli - ma vorremmo invece che le imprese abbiano più tempo per restituire i prestiti che hanno contratto". Una richiesta che investe il governo, ma anche Bruxelles. E che al momento non sembra trovare risposta nel decreto Aiuti Quater e nella legge di Bilancio.
Come non sembra trovarne, per Confindustria, l'esigenza a una forte spinta ai salari, sempre più inadeguati rispetto ad aumenti dei prezzi che non si vedevano da 40 anni: gli industriali chiedono un robusto taglio del cuneo fiscale e contributivo da 16 miliardi, per due terzi a favore dei lavoratori e per un terzo a favore delle imprese. "Se il taglio sarà inferiore alle nostre attese, - avverte Bonomi - ma tutte le risorse saranno dedicate all'energia, lo comprenderemo. Ma se, come ho sentito, si darà spazio a prepensionamenti, finte flat tax, interventi sull'Irpef e bonus, allora non ci siamo. Questo non lo comprenderemo e metteremo il governo davanti alle sue responsabilità. Perché è chiaro che certi interventi hanno solo fini elettorali".