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Reddito di cittadinanza, Del Conte: "Dal governo visione punitiva: impossibile passare in 8 mesi da occupabili al lavoro"

L'ex presidente Anpal, l'Agenzia nazionale per le politiche attive, boccia l'intervento dell'esecutivo: "Un fallimento annunciato". E sui lavori socialmente utili per i percettori del sostegno: "Un'esperienza fallimentare"
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ROMA - “Pensare che in otto mesi si possa far passare 660 mila persone dalla condizione di occupabili al lavoro è una follia, il governo sta partorendo un fallimento annunciato”. Maurizio Del Conte, docente di Diritto del lavoro alla Bocconi ed ex presidente di Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, boccia la linea del governo sul Reddito di cittadinanza. Meloni ha deciso che il prossimo anno i beneficiari occupabili avranno l’assegno al massimo per otto mesi e punta sul rafforzamento della formazione, anche con i lavori socialmente utili nei Comuni. Del Conte è critico sul merito delle scelte sulle politiche attive: “Così si legano i beneficiari del Reddito a una visione punitiva, come se fosse una restituzione, per cui ricevo il sussidio ma devo restituire qualcosa allo Stato. Non è il sistema giusto per formare queste persone e renderle autonome”.

Professore, per Meloni otto mesi bastano p…

ROMA - “Pensare che in otto mesi si possa far passare 660 mila persone dalla condizione di occupabili al lavoro è una follia, il governo sta partorendo un fallimento annunciato”. Maurizio Del Conte, docente di Diritto del lavoro alla Bocconi ed ex presidente di Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, boccia la linea del governo sul Reddito di cittadinanza. Meloni ha deciso che il prossimo anno i beneficiari occupabili avranno l’assegno al massimo per otto mesi e punta sul rafforzamento della formazione, anche con i lavori socialmente utili nei Comuni. Del Conte è critico sul merito delle scelte sulle politiche attive: “Così si legano i beneficiari del Reddito a una visione punitiva, come se fosse una restituzione, per cui ricevo il sussidio ma devo restituire qualcosa allo Stato. Non è il sistema giusto per formare queste persone e renderle autonome”.

Professore, per Meloni otto mesi bastano per formarsi e ricevere un’offerta di lavoro. Sono tempi ragionevoli?

"Assolutamente no. Innanzitutto, deve ricordarsi che è un po’ complicato dare per scontato che tutti sono occupabili quando il 75% di loro non ha mai trovato un lavoro in vita sua. L’occupabilità è una situazione soggettiva: c’è una piccola minoranza che è a un livello sufficiente, ma per la stragrande maggioranza va costruita a livello individuale. Serve tempo e indicare un termine uguale per tutti non ha senso".

Perché?

"Bisogna tenere conto delle condizioni di partenza, che sono differenti: c’è chi è più lontano dal lavoro e ha bisogno anche di due anni per essere pronto a ricevere un’offerta di lavoro. Al momento non mi sembra che ci sia un disegno che leghi la formazione al carattere individuale del singolo Patto di lavoro che viene sottoscritto al Centro per l’impiego".

Otto mesi non sono sufficienti per chi è già avanti con la formazione?

"Prima bisogna arrivarci alla formazione. Dal momento in cui chi riceve il Reddito viene indirizzato e preso in carica dai Centri per l’impiego passano diversi mesi. Dopo aver firmato il Patto per il lavoro e dopo la valutazione del profilo ne passano ancora altri: la legge che fissava termini perentori per la convocazione nei Centri non è stata mai rispettata. Poi c’è il tempo di latenza nel mercato perché il giorno in cui si diventa occupabili non coincide con quello in cui si riceve un’offerta".

Tempi sbagliati, insomma.

"Aggiungerei che bisognerebbe uscire dalla logica meccanicistica e burocratica che ha determinato il fallimento delle politiche attive per il Reddito di cittadinanza. Le politiche attive non devono piegarsi alle esigenze del Reddito, ma portare le persone che sono in condizioni di povertà ad attivarsi".

Uno degli strumenti a cui pensa il governo sono i lavori socialmente utili nei Comuni. Ti do il sussidio e intanto ti formi lavorando. È uno schema che può funzionare?

"L’esperienza dei lavori socialmente utili è fallita perché non sono formativi, si fa semplicemente un’attività per la quale non si è richiesti sul mercato e sulle base di competenze praticamente nulle. Mettere un giovane a distribuire i numeretti per la fila agli sportelli non ha alcun contenuto formativo".

Meloni insiste sull’obbligatorietà della formazione. Basta il vincolo della condizionalità?

"Esiste già, ma in Italia non ha mai funzionato perché chi eroga il sussidio è un altro ente rispetto al Centro per l’impiego e quindi la verifica della partecipazione alle attività di formazione sfugge di mano. All’estero l’hanno capito e infatti in Francia, ad esempio, il tutor che prende in carico il beneficiario del sussidio fa una verifica sulla scheda e stacca l’assegno solo se gli obiettivi sono stati conseguiti".

Torniamo alla formazione. Se, come dice, le soluzioni indicate dal governo sono inadeguate, cosa si dovrebbe fare per dare una svolta alle politiche attive legate al Reddito?

"Oggi la formazione professionale in Italia è figlia di un sistema di finanziamento che ha sempre guardato alla burocrazia e alla rendicontazione delle ore di formazione. Non basta un’operazione di maquillage, in otto mesi, quando in Germania ci hanno messo cinque anni. Bisogna cambiare il sistema di accreditamento degli enti di formazione e fare una valutazione ex post dei risultati. Spetta allo Stato dare l’indirizzo alle Regioni".

A proposito di indirizzo dello Stato. Più di 4 miliardi del Pnrr stanno andando al potenziamento dei Centri per l’impiego. Bisogna insistere in questa direzione?

"Il potenziamento è doveroso, ma ci sono ancora molte Regioni che devono fare i concorsi o completare le assunzioni. Siamo molto lontani dal rafforzamento e soprattutto manca una regia nazionale per dare indicazioni precise su come strutturare la formazione, in quali tempi, con quale competenze".