Il crollo del Bitcoin manda in crisi il Salvador: la Cina pronta al soccorso per scongiurare il default
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoNayib Bukele è stato sfortunato. Forse, troppo avventato. Ma come tutti i giocatori d'azzardo anche il presidente del Salvador puntava sui favori della dea Tiche, affidando la sua rivoluzione monetaria alle qualità di preveggente. Non è stato così. Rischia di far crollare il progetto e con questo l'intera economia del piccolo paese centro americano. Con un annuncio che scuoteva, ma in parte faceva anche sorridere i mercati internazionali, il 6 settembre del 2021 annunciava ai 6,5 milioni di concittadini che il Bitcoin sarebbe diventata la moneta nazionale. Niente più il vecchio colón, ormai in disuso, ma la regina delle criptomonete e con base di riferimento il valore del dollaro statunitense. Un vero colpo di scena, una spinta verso il futuro che avrebbe dato nuovo impulso a un'economia asfittica e in lotta costante con l'inflazione. La gente restò di sasso: un conto è la moneta frusciante, fogli di carta che puo…
Nayib Bukele è stato sfortunato. Forse, troppo avventato. Ma come tutti i giocatori d'azzardo anche il presidente del Salvador puntava sui favori della dea Tiche, affidando la sua rivoluzione monetaria alle qualità di preveggente. Non è stato così. Rischia di far crollare il progetto e con questo l'intera economia del piccolo paese centro americano. Con un annuncio che scuoteva, ma in parte faceva anche sorridere i mercati internazionali, il 6 settembre del 2021 annunciava ai 6,5 milioni di concittadini che il Bitcoin sarebbe diventata la moneta nazionale. Niente più il vecchio colón, ormai in disuso, ma la regina delle criptomonete e con base di riferimento il valore del dollaro statunitense. Un vero colpo di scena, una spinta verso il futuro che avrebbe dato nuovo impulso a un'economia asfittica e in lotta costante con l'inflazione. La gente restò di sasso: un conto è la moneta frusciante, fogli di carta che puoi toccare e contare; un conto qualcosa di ibrido, senza corpo e anima, che fluttua nel profondo del web. Ma Bukele non sentiva ragioni. Agli scettici e detrattori disse che non capivano nulla di finanza, che la sua scelta non era un salto nel buio ma anzi la mossa vincente che avrebbe spiazzato gli altri paesi della regione, i quali, alla fine, si sarebbero morsi le mani pentendosi di non aver seguito questo capo di Stato, figlio di immigrati palestinesi, un po' eclettico ma letteralmente adorato dal suo popolo.
L'adozione del Bitcoin ha creato molti problemi soprattutto tra la massa di lavoratori informali, la metà della forza lavoro del paese. Il piccolo commercio si è trovato in difficoltà, non tutti erano in grado di svolgere le operazioni con i cellulari. Destreggiarsi tra Codici Q e applicazioni significava compiere un salto digitale a cui i salvadoregni erano impreparati. E poi c'erano i flussi di una moneta decantata dalle pubblicità e le proposte di investimento, con guadagni stratosferici, che restava invisibile. L'economia ha comunque retto e il consenso nei confronti del presidente è rimasto intatto. Anzi, si è rafforzato.
La fine della luna di miele
Nel 2021 e parte di quest'anno il Salvador ha vissuto la sua luna di miele con la criptovaluta. Ma due mesi fa, esattamente dodici dall'entrata in vigore della nuova moneta, il Bitcoin ha cominciato a mostrare segni di insofferenza. Tra alti e bassi, perdite solo in parte recuperate, Bukele ha continuato a comprare sfruttando proprio i picchi in discesa che rendevano il conio informatico più redditizio. Non si sa quanto abbia investito. Resta un mistero. Ma in base agli annunci da lui fatti sui social si stima che le perdite per le finanze pubbliche ammontino a 70 milioni di dollari. "Costituisce quasi l'intero budget del ministero dell'Agricoltura", faceva notare sul El Pais Ricardo Castaneda, economista dell'Istituto di Studi Fiscali Centroamericani, "e questo è un brutto colpo per un paese dove metà della popolazione soffre di insicurezza alimentare".
Una settimana fa è esplosa la bolla: il più grande portale del mondo di scambi di monete virtuali, FTX, ha dichiarato la bancarotta. Il Bitcoin è sceso del 21 per cento e il suo prezzo ha toccato un minimo che non si vedeva da due anni. Il suo inventore, l'enfant prodige della finanza virtuale Sam Bankman-Fried, gettava la spugna. Dopo aver accumulato 32 miliardi di dollari comprando e vendendo le monete presenti nel web profondo, arrivando anche a finanziare chi si trovava in difficoltà spinto dal "suo spirito altruista" di ex laureato al Mit di Boston, il "re delle criptovalute" dichiarava il fallimento. La sua piattaforma aveva 1,2 milioni di utenti registrati che si affannavano a cercare di recuperare i loro investimenti. Volevano cash, naturalmente. Ma le casse erano vuote. Il principale concorrente, Binance, ha venduto pubblicamente tutti i token crittografici collegati a FTX. Il suo amministratore delegato Chanpeng Zhao si affrettava a dichiarare ai suoi 7,5 milioni di follower che l'azienda avrebbe dismesso le partecipazioni. Sui siti specializzati e quotidiani come il Wall Street Journal da tempo nutrivano dubbi sulla stabilità finanziaria della creatura di Sam Bankman-Fried.
Il soccorso della Cina
L'effetto domino si è riversato anche sul Salvador, unico paese al mondo che ha puntato tutto sul Bitcoin. I conti sono stati presto fatti: il governo di Bukele ha un debito internazionale di 667 milioni di dollari che deve onorare a gennaio. Il rischio, secondo analisti indipendenti, è che possa cadere in default. Nabyb Bukele ostenta sicurezza. Si scaglia sui suoi critici negando di aver contratto delle perdite. "La vera domanda non è se altri paesi adotteranno bitcoin, ma quando lo faranno", ha scritto sulla testata digitale Bitcoin Magazine. Sapeva di mentire o faceva finta di ignorare. Il vicepresidente Félix Ulloa è stato più sincero. Ha detto che la Cina si era offerta di acquistare il debito estero e che la proposta era all'esame del governo. Giovedì scorso Bukele ha annunciato che era stato firmato un accordo di libero scambio con il gigante asiatico.
I rapporti tra i due paesi sono ottimi: il Salvador è uno dei pochi paesi della regione a non riconoscere Taiwan. Ma accettare quel finanziamento significa una rottura totale con gli Usa e far riavvicinare Bukele a Cina, Russia e Turchia. "Pechino", ricordano gli osservatori finanziari, "di giorno paga e di notte conquista. Lega i prestiti a vantaggi economici e strategici e alla fine apre la strada alle sue aziende". Nei fatti, si compra il paese.