La Ue resta divisa sul price cap. La minaccia di Mosca: “Stop a gas e petrolio”
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBruxelles - Ancora una volta salta l’accordo in Europa sul tetto al prezzo del gas. Dal Consiglio straordinario dei ministri Ue dell’Energia è arrivata una nuova fumata nera. Torneranno a riunirsi il prossimo 13 dicembre.
La proposta della Commissione Ue che aveva individuato un tetto a 275 euro ha fatto letteralmente imbestialire i 15 Paesi, tra cui Italia, Francia e Spagna, che avevano insistito per questa misura. «È uno scherzo», è stato il loro commento. E hanno così posto il veto all’intero pacchetto energia.
Tutto quindi ricomincia daccapo. E torna in campo l’ipotesi di un tetto “dinamico” all’interno di una banda di oscillazione. Resta p…
Bruxelles - Ancora una volta salta l’accordo in Europa sul tetto al prezzo del gas. Dal Consiglio straordinario dei ministri Ue dell’Energia è arrivata una nuova fumata nera. Torneranno a riunirsi il prossimo 13 dicembre.
La proposta della Commissione Ue che aveva individuato un tetto a 275 euro ha fatto letteralmente imbestialire i 15 Paesi, tra cui Italia, Francia e Spagna, che avevano insistito per questa misura. «È uno scherzo», è stato il loro commento. E hanno così posto il veto all’intero pacchetto energia.
Tutto quindi ricomincia daccapo. E torna in campo l’ipotesi di un tetto “dinamico” all’interno di una banda di oscillazione. Resta però il fatto che soprattutto i paesi del nord, a cominciare da Olanda e Germania, non ne vogliono sapere di un vero “price cap”. Lo ritengono pericoloso perchè potrebbe bloccare le forniture e perchè, soprattutto, ad Amsterdam stanno ottenendo ricavi eccezionali con l’aumento del prezzo del metano.
«Manterremo la posizione sull’idea di valutare complessivamente in un unico pacchetto la proposta della Commissione, sia per quanto riguarda il price cap, sia in merito agli altri termini quali la solidarietà e la trasparenza», ha ribadito il rappresentante italiano, Gilberto Pichetto Fratin. Linea condivisa da Parigi e Madrid.
«La mia impressione è che ci sia stata un’ampia maggioranza per un tetto dinamico e non statico. Un riferimento che si adatta al resto dei prezzi nei mercati internazionali». La presidenza Ceca di turno ha confermato che senza un’intesa complessa non si potrà andare avanti. «Questo – ha spiegato il ministro ceco Sikela – è stato un dibattito di apertura, che servirà da punto di partenza per l’accordo che vogliamo raggiungere a dicembre».
La situazione però è molto meno agevole di quanto si voglia far credere. Basta ascoltare il rappresentante tedesco, Sven Giegold, per capire che l’accordo è lontano: «I capi di Stato si sono accordati sui principi di base e non tutti sono pienamente compresi nella proposta. Ora tutti sono scontenti e non è il tipo di infelicità tipica di un compromesso». Ma anche a suo parere, la strada può portare ad «un corridoio di prezzo dinamico».
Nel frattempo si apre un’altra crepa nell’Unione: riguarda il tetto al prezzo del petrolio russo. Il G7 ha chiesto di procedere velocemente in questa direzione. Ma anche qui sembra al momento complicato raggiungere un equilibrio. La divisione è maturata nel corso di una riunione dei 27 ambasciatori presso la Ue: da un lato Grecia, Malta e Cipro temono le conseguenze che l’imposizione di un tetto di 65 dollari al barile potrebbe avere per i loro cargo; e dall’altro, Polonia e Paesi baltici chiedono una misura più dura e di maggior impatto sul Cremlino. Per non parlare dell’Ungheria che non ci pensa proprio ad accettare un price cap visto che è stata anche esentata dall’embargo.
E in effetto il “tetto” ha un effetto limitato in Europa visto che dal prossimo 5 dicembre, i partner dell’Unione non potranno comunque comprare più l’ “oro nero” dai russi. L’impatto è semmai sul trasporto del petrolio russo. La reazione del Cremlino non si è fatta attendere e dinanzi all’ipotesi di “price cap” ha risposto minacciando lo stop alla vendita di greggio e di gas per chiunque imporrà il prezzo clamierato.
Una ritorsione a metà visto appunto che l’embargo Ue al petrolio scatterà la prossima settimana e le forniture di gas stanno progressivamente calando.