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Manovra, i conti non tornano ancora. Marcia indietro su Opzione donna

Palazzo Chigi illuminato di rosso nella Giornata internazionale contro la violenza delle donne (ansa)
Salta l’anticipo pensionistico rafforzato in base al numero dei figli. Meloni vuole prorogare i crediti di imposta per il Sud, ma è rebus risorse. Servono 9 miliardi di risparmi di spesa. Sicuri solo quelli relativi a Superbonus, pensioni e Reddito di cittadinanza
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ROMA - La legge di bilancio in versione taglia e cuci rimbalza tra Palazzo Chigi e Tesoro per tutto il giorno. La volontà politica deve incrociarsi con la scarsità di risorse e per questo a metà mattina sono i tecnici della Ragioneria generale dello Stato a riunirsi per ricalcolare il costo di Opzione Donna, la misura pensionistica per l'uscita anticipata che la premier vuole cambiare rispetto alla versione annunciata in conferenza stampa e inserita nella bozza della manovra. Non più legata ai figli, ma una proroga dello schema attuale.

Il nodo Opzione Donna

Il rischio di incorrere nell'incostituzionalità della norma, l'accusa di sindacati e opposizione di "discriminare" le donne e premiare con un bonus previdenziale solo le madri, fa tirare il freno a mano all'esecutivo. L'anno scorso, nella manovra Draghi, Opzione Donna costava 111 milioni il primo anno, 317 milioni il secondo e 480 milioni il terzo. Legarla ai figli…

ROMA - La legge di bilancio in versione taglia e cuci rimbalza tra Palazzo Chigi e Tesoro per tutto il giorno. La volontà politica deve incrociarsi con la scarsità di risorse e per questo a metà mattina sono i tecnici della Ragioneria generale dello Stato a riunirsi per ricalcolare il costo di Opzione Donna, la misura pensionistica per l'uscita anticipata che la premier vuole cambiare rispetto alla versione annunciata in conferenza stampa e inserita nella bozza della manovra. Non più legata ai figli, ma una proroga dello schema attuale.

Il nodo Opzione Donna

Il rischio di incorrere nell'incostituzionalità della norma, l'accusa di sindacati e opposizione di "discriminare" le donne e premiare con un bonus previdenziale solo le madri, fa tirare il freno a mano all'esecutivo. L'anno scorso, nella manovra Draghi, Opzione Donna costava 111 milioni il primo anno, 317 milioni il secondo e 480 milioni il terzo. Legarla ai figli - con l'uscita a 58 anni con almeno due figli, a 59 anni con un figlio e 60 anni senza figli - di sicuro comprimeva la spesa perché asciugava la platea. Alla fine deve essere prevalso il buon senso, per evitare polemiche e la tagliola costituzione. E dunque ieri la ministra del Lavoro Marina Calderone ha fatto avere al ministero dell'Economia il nuovo testo con le vecchie regole: donne in pensione anticipata a 58 anni (59 se autonome) e 35 di contributi, con ricalcolo tutto contributivo dell'assegno. Non condivide però la ministra della Famiglia Eugenia Roccella: "Opzione Donna dovrebbe essere legata ai figli, bisogna riconoscere il valore sociale della maternità. Ma parlo a titolo personale".

La caccia alle risorse

La premier Meloni insiste anche su un altro punto: bisogna dare un segnale aggiuntivo alle imprese. I soldi, però, sono pochi e servono già a finanziare 15 miliardi di spese tra flat tax, taglio del cuneo fiscale, pensioni minime e altri interventi. La caccia alle risorse non si è conclusa, nel Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles quasi tutte le coperture non hanno un titolo e il quadro resta ancora aperto. Nove dei 15 miliardi che servono a finanziare le misure bandiera devono arrivare da tagli o risparmi di spesa. Dalla stretta al Reddito di cittadinanza e al Superbonus arriverà 1 miliardo, dal taglio dell'indicizzazione delle pensioni altri 2: troppo poco.

Il Sud dimenticato

Da Palazzo Chigi, però, si insiste per prorogare il credito d'imposta per il Mezzogiorno. Scade a fine anno e senza un rinnovo si toglie ossigeno alle piccole e medie imprese che possono usufruire dello sgravio per gli investimenti da 500 mila euro in su. A sera, però, fonti di governo spiegano che "si vedrà all'ultimo se ci sarà spazio e comunque bisognerà sacrificare qualcosa". Il lavoro al Mef andrà avanti nel fine settimana, anche se dentro le fila della maggioranza qualcuno si sbilancia a dire che si potrebbe chiudere già oggi. L'opzione più accreditata è domenica sera, poi i tempi tecnici per la trasmissione del testo bollinato alla Camera, dove potrebbe arrivare tra martedì e mercoledì. A un mese dal termine ultimo per evitare l'esercizio provvisorio.

L'esercizio provvisorio

Le opposizioni lo evocano: il deputato di Italia Viva Luigi Marattin chiede che lunedì sia convocato l'ufficio di presidenza della commissione Bilancio "per affrontare con urgenza il problema e capire cosa intende fare il governo". Uno schema di massima nel governo c'è: audizioni compresse in un paio di giorni, emendamenti entro il 7 dicembre, con l'invito ai partiti di maggioranza di limitarli al massimo, il via libera in Commissione il 19 dicembre e l'approvazione in aula il 23. Poi un passaggio blindato al Senato per arrivare al disco verde definitivo a ridosso del 31 dicembre. La corsa per evitare l'esercizio provvisorio, però, deve misurarsi con numerose incognite, dall'atteggiamento delle opposizioni al tempo che non si può tagliare più di tanto, come quello che serve al Mef per formulare i pareri sulle proposte di modifica. Prima dell'iter parlamentare, però, bisogna terminare la scrittura degli articoli e farsi validare il tutto dal bollino della Ragioneria.