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Rete unica, Meloni azzera tutto. Cdp non presenterà l’offerta a Tim

(ansa)

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La premier blocca il piano messo a punto dal governo Draghi e portato avanti dall’ad della Cassa Scannapieco. Al sottosegretario Butti la delega per un progetto alternativo, che però al momento manca. Nell'attesa Telecom resta nel limbo: l'ad Labriola dovrà mettere a punto una strategia alternativa
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MILANO - Il progetto di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) per intrecciare la rete della controllata Open Fiber con quella della rivale Telecom Italia in una infrastruttura unica, voluto dal governo di Mario Draghi, è stato bocciato dal nuovo esecutivo. Giorgia Meloni non ha condiviso la lettera d’intenti firmata da Cdp lo scorso maggio e che si sarebbe dovuta trasformare in un’offerta non vincolante entro mercoledì 30.

Dopo mesi di lavoro il piano dell’ad di Cdp Dario Scannapieco si trova di fronte a un muro politico, insormontabile. Per mesi Scannapieco ha provato a rimodulare l’offerta, ha rinviato i termini, ha cercato con altri ministri di trovare un compromesso, ma non è riuscito a persuadere Meloni della bontà del suo progetto. Anzi, la premier non ha voluto essere messa di fronte al fatto compiuto, e dopo aver esaminato insieme ai ministri competenti pregi e difetti dell’operazione architettata da Cdp, avrebbe chiesto un …

MILANO - Il progetto di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) per intrecciare la rete della controllata Open Fiber con quella della rivale Telecom Italia in una infrastruttura unica, voluto dal governo di Mario Draghi, è stato bocciato dal nuovo esecutivo. Giorgia Meloni non ha condiviso la lettera d’intenti firmata da Cdp lo scorso maggio e che si sarebbe dovuta trasformare in un’offerta non vincolante entro mercoledì 30.

Dopo mesi di lavoro il piano dell’ad di Cdp Dario Scannapieco si trova di fronte a un muro politico, insormontabile. Per mesi Scannapieco ha provato a rimodulare l’offerta, ha rinviato i termini, ha cercato con altri ministri di trovare un compromesso, ma non è riuscito a persuadere Meloni della bontà del suo progetto. Anzi, la premier non ha voluto essere messa di fronte al fatto compiuto, e dopo aver esaminato insieme ai ministri competenti pregi e difetti dell’operazione architettata da Cdp, avrebbe chiesto un tavolo alternativo, per studiare nuove soluzioni da condividere con tutti gli stakeholders. Un principio che vale per i francesi di Vivendi (padroni del 23,8% di Tim) ma anche per i rappresentati sindacali – che la premier incontrerà domani – dei 42 mila dipendenti del gruppo, che da mesi sono preoccupati per lo stato di deterioramento dei conti e per le ricadute occupazionali della “rete unica”.

L'incontro a Palazzo Chigi

La decisione di resettare il dossier sarebbe iniziata a maturare giovedì scorso, a seguito di un incontro tra Meloni, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, quello delle imprese Adolfo Urso, il capo di gabinetto Gaetano Caputi e il sottosegretario Alessio Butti. Dopo l’incontro, venerdì, Meloni ha deciso di affidare a Butti le deleghe per tirare le fila dell’operazione dandogli ampi poteri, salvo quelli che fanno capo al ministro Urso. Butti a più riprese ha criticato la rete unica e il ruolo di conflitto d’interessi di Cdp, che è azionista al 60% di Open Fiber e al 9,9% di Tim, auspicando una soluzione giusta, come la dea Minerva, e di mercato, come un’Offerta pubblica. Solo che questo ipotetico “piano Minerva” si sarebbe scontrato con la volontà del governo di mantenere il controllo della rete Telecom in mani pubbliche, perché rilevando la maggioranza di Tim attraverso Cdp, la Cassa dovrebbe consolidare nei suoi bilanci anche tutti i 26 miliardi di debito dell’azienda telefonica. Non è un mistero che in passato Butti e Scannapieco abbiano avuto un aspro confronto, ma è anche chiaro che la Meloni ha affidato al primo il dossier e ora Cdp dovrà adeguarsi alle decisioni del nuovo esecutivo.

Telecom nel limbo

Per mercoledì 30 era stato infatti convocato un cda Telecom per discutere di governance, ma di fatto la data rispondeva pure all’auspicio di ricevere entro i termini un’offerta non vincolante per il 100% della rete da parte di Cdp, che a questo punto non arriverà. La società deve infatti sostituire i due consiglieri dimissionari Luca De Meo e Frank Cadoret, ma per discutere le strategie future potrebbe volerci più tempo, e rinviare al cda dedicato al budget 2023, che di solito si tiene a metà dicembre.

Labriola cerca alternative

Anche l’ad di Tim Pietro Labriola deve però correre ai ripari. In questi mesi insieme a Scannapieco e al presidente di Cdp Giovanni Gorno Tempini - che peraltro è un consigliere di Tim - ha lavorato per agevolare la creazione della rete unica con Open Fiber definendola «l’opzione preferibile, perché è quella che crea più valore». Ora che la rete unica sembra sfumare, il manager che ha assunto il timone lo scorso 21 gennaio si trova in un angolo, dato che il suo piano B - ovvero la vendita di una quota di minoranza delle attività di Tim Enterprise per fare cassa – è stato bocciato dal cda Telecom dello scorso 9 novembre. Senza la vendita della rete in tempi stretti, Tim dovrà esplorare nuove soluzioni in attesa che il governo decida come e quando farsi avanti per assicurare in mani pubbliche l’infrastruttura dell’azienda, privatizzata 25 anni fa.