Scontro sull’obbligo di Pos. La Ue richiama il governo sulla lotta all’evasione
di Giuseppe Colombo , di Giuseppe ColomboROMA - La necessità di mettere in stand-by l’esenzione dall’obbligo del Pos matura a Palazzo Chigi nel primo pomeriggio, quando le strutture tecniche prendono atto dello stallo nell’interlocuzione con Bruxelles. Da tre giorni il governo prova a salvare la norma inserita nella legge di bilancio che esclude dalle multe i commercianti, i tassisti e tutti gli esercenti che dal primo gennaio non accetteranno pagamenti digitali sotto i 60 euro. Se Giorgia Meloni deve uscire allo scoperto è a causa delle polemiche che divampano in casa, con le opposizioni che la accusano di strizzare l’occhio agli evasori. Il segretario del Pd Enrico Letta parla di “scelta scellerata” e di “un invito all’evasione”, i 5 Stelle si accodano e rincarano la dose. Ma c’è soprattutto un’altra ragione che spinge la premier alla prudenza, e quindi a rimandare all’interlocuzione con Bruxelles e ad eventuali modifiche durante l…
ROMA - La necessità di mettere in stand-by l’esenzione dall’obbligo del Pos matura a Palazzo Chigi nel primo pomeriggio, quando le strutture tecniche prendono atto dello stallo nell’interlocuzione con Bruxelles. Da tre giorni il governo prova a salvare la norma inserita nella legge di bilancio che esclude dalle multe i commercianti, i tassisti e tutti gli esercenti che dal primo gennaio non accetteranno pagamenti digitali sotto i 60 euro. Se Giorgia Meloni deve uscire allo scoperto è a causa delle polemiche che divampano in casa, con le opposizioni che la accusano di strizzare l’occhio agli evasori. Il segretario del Pd Enrico Letta parla di “scelta scellerata” e di “un invito all’evasione”, i 5 Stelle si accodano e rincarano la dose. Ma c’è soprattutto un’altra ragione che spinge la premier alla prudenza, e quindi a rimandare all’interlocuzione con Bruxelles e ad eventuali modifiche durante l’iter parlamentare della manovra. Si chiama Pnrr. I tecnici della Commissione sono perentori: la misura sui Pos sconfessa la lotta all’evasione fiscale che era stata intrapresa, e con successo, da Mario Draghi. E per la quale era già arrivata una tranche di fondi. La puntualità del richiamo è una milestone del Piano, centrata dall’Italia il 30 giugno con una misura che ha questo titolo: “Definizione di efficaci sanzioni amministrative in caso di rifiuto di accettare pagamenti elettronici da parte dei fornitori privati”. In realtà un doppio intervento, a novembre del 2021 e poi lo scorso aprile, per introdurre dal primo luglio una sanzione di 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione rifiutata, in caso di mancata accettazione del pagamento con il Pos.
Ora Bruxelles chiede conto del dietrofront e il governo non ha altre misure da mettere sul piatto per dire che sta provando a contrastare l’evasione in un altro modo. Quello che può fare è attendere il responso dell’Europa. Fonti di governo di primo livello dicono che non si andrà allo scontro, “non è una questione di vita o di morte”. Anzi sottolineano che la norma è inserita nella manovra, che è un disegno di legge, non un decreto, e quindi non entra in vigore subito, soprattutto si può cambiare in corso d’opera. Non significa, però, cedere a prescindere. A poche ore dall’invio del provvedimento alla Camera, la linea è quella di provarci ancora e di capire se ci sono margini per una misura che per Palazzo Chigi si giustifica con la necessità di dare un segnale ai piccoli esercenti alle prese con l’inflazione a doppia cifra.
La vicenda del Pos, però, travalica il confine delle multe e apre la questione dell’evasione nella legge di bilancio. C’è il condono per le vecchie cartelle esattoriali fino a mille euro, ma non solo. Tra le coperture della manovra spunta l’utilizzo del Fondo finanziato proprio dalla lotta all’evasione. È stato utilizzato recentemente per gli interventi sull’Irpef e per l’assegno unico per i figli perché nasce come un Fondo taglia tasse ad ampio spettro. Il governo preleva 1,4 miliardi e li utilizza come copertura generica, quindi per finanziare una parte della manovra che tiene dentro il condono, diverse sanatorie e l’estensione della flat tax che l’ultima Relazione sull’evasione, presentata dal Tesoro, lega al rischio di un aumento dell’evasione. Sempre che arrivi il via libera di Bruxelles perché il governo aspetta ancora la risposta alla richiesta di deroga, presentata a inizio mese, per portare da 65 mila a 85 mila la soglia dei ricavi e dei compensi su cui applicare l’aliquota al 15% per le partite Iva e gli autonomi. Alla manovra mancano ancora dei pezzi e anche la colla che tiene insieme le coperture è fragile dal punto di vista del messaggio che danno. La spending review interesserà le carceri, le intercettazioni e anche l’Agenzia delle Entrate. Anche qui polemiche e anche qui dubbi.