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Pensioni, in tre anni 17 miliardi in meno. Smontata Opzione Donna

(fotogramma)
Il nuovo sistema di fasce è una marcia indietro rispetto all’indicizzazione dell’inflazione del governo Draghi. Solo 41 mila fuori con Quota 103. Bonus per chi resta al lavoro a 6.500. Poche donne in anticipata: 2.900
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ROMA - La manovra dà alle pensioni 737 milioni l'anno prossimo tra Quota 103, Opzione Donna, Ape Sociale e "bonus Maroni". Il 20% di quanto però si prende: 3,7 miliardi, tra parziale rivalutazione all'inflazione e "fondo Giorgetti", istituito l'anno scorso per le uscite anticipate dei lavoratori di aziende in crisi. Fondo mai usato, perché mancava il decreto attuativo. Ecco che l'attuale ministro dell'Economia del governo Meloni recupera quanto stanziato e non speso quando era ministro dello Sviluppo economico del governo Draghi: 200 milioni nel 2023 e altrettanti nel 2024.

 

Il taglio alla rivalutazione delle pensioni

L'impressione dei sindacati è che il governo abbia fatto cassa con le pensioni per coprire una manovra già finanziata per due terzi in deficit. Passare dagli scaglioni alle fasce per adeguare gli assegni al caro vita sottrae in 3 anni ai pensionati 17 miliardi dei 47 miliardi pr…

ROMA - La manovra dà alle pensioni 737 milioni l'anno prossimo tra Quota 103, Opzione Donna, Ape Sociale e "bonus Maroni". Il 20% di quanto però si prende: 3,7 miliardi, tra parziale rivalutazione all'inflazione e "fondo Giorgetti", istituito l'anno scorso per le uscite anticipate dei lavoratori di aziende in crisi. Fondo mai usato, perché mancava il decreto attuativo. Ecco che l'attuale ministro dell'Economia del governo Meloni recupera quanto stanziato e non speso quando era ministro dello Sviluppo economico del governo Draghi: 200 milioni nel 2023 e altrettanti nel 2024.

 

Il taglio alla rivalutazione delle pensioni

L'impressione dei sindacati è che il governo abbia fatto cassa con le pensioni per coprire una manovra già finanziata per due terzi in deficit. Passare dagli scaglioni alle fasce per adeguare gli assegni al caro vita sottrae in 3 anni ai pensionati 17 miliardi dei 47 miliardi previsti dall'indicizzazione ripristinata da Draghi. Il governo attuale non si nasconde e nella relazione illustrativa alla manovra ammette, per due volte, che quello di Draghi era un "meccanismo più favorevole". Ma poi giustifica l'intervento con il nobile intento di salvare la finanza pubblica, ridurre deficit e debito e "ricostituire un adeguato livello di avanzo primario".

Per il governo non è uno scippo. Per Cgil, Cisl e Uil sì. E indicano ad esempio il taglio alle pensioni medie da 2.500 euro lorde, 1.600 nette, usate come ammortizzatori sociali per figli e nipoti. Il malcontento sindacale è tale - in realtà anche su altri capitoli della manovra - che non si escludono né mobilitazioni né uno sciopero generale per il 13 dicembre. Ma tutto è ancora da decidere.

Opzione Donna con tre paletti

L'altro capitolo previdenziale che crea fortissime perplessità è Opzione Donna. Il governo mette tre paletti così severi che solo 2.900 lavoratrici potranno usufruirne nel 2023 (contro le 17 mila di quest'anno): stanziati 21 milioni appena. Platea, a detta degli esperti, sovrastimata perché si esce a 60 anni solo se caregiver (con parenti da accudire), invalide al 74% oppure licenziate o dipendenti di imprese in crisi.

L'età di uscita si abbassa a 59 anni con un figlio o a 58 anni con almeno due figli. Nel caso delle licenziate o impiegate in aziende in crisi si può lasciare a 58 anni senza vincolo di figli, unica deroga alle nuove rigidità. Dal 2008 hanno beneficiato di Opzione Donna 180 mila lavoratrici, dice la Relazione tecnica alla manovra, accettando un taglio fino al 30% dell'assegno per l'imposizione del ricalcolo contributivo.

Bonus per chi resta al lavoro cambia ancora

Anche il "bonus Maroni" viene riscritto e diventa "bonus Giorgetti" per 6.500 interessati. Ovvero chi decide di restare al lavoro nonostante abbia i requisiti per uscire con la nuova Quota 103 (62 anni e 41 di contributi: il governo spende per questa Quota 572 milioni per 41 mila potenziali interessati). Ebbene, se resta riceve il 9,19% dei contributi in busta paga. Ma non perde sulla pensione futura, perché interviene lo Stato a "fiscalizzare" questi contributi con 10,4 milioni.

Il bonus Maroni prevedeva tutti i contributi nello stipendio (il 33%, comprensivo della quota del datore), ma con la pensione congelata al momento di accettare il bonus: l'idea, presente nelle prime bozze della manovra, è stata accantonata, anche se rispunta nella relazione. Norma da limare.