Priolo, il governo pronto alla nazionalizzazione della raffineria
di Gioacchino Amato , Luca Pagni , di Gioacchino Amato, Luca PagniIl governo si sarebbe deciso: la raffineria di Priolo, la più importante del paese, può essere salvata solo con un intervento dello Stato. Secondo fonti coinvolte nell’operazione, il Consiglio dei ministri che si terrà giovedì prossimo sarà chiamato a deliberare la nazionalizzazione dell’impianto in provincia di Siracusa.
Fallito il tentativo di chiedere una proroga alla Ue, arrivato fuori tempo massimo, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro delle Imprese Adolfo Urso stanno predisponendo in queste ore il provvedimento con cui l’impianto siciliano finirà sotto il controllo del Tesoro. Direttamente, così come è avvenuto per Mps, o tramite Invitalia, seguendo il modello dell’operazione Ilva.
A costringere l’esecutivo a questo passo è la scadenza del 5 dicembre, quando diventerà operativo l’embargo sul petrolio di Mosca da parte della Ue. A quel punto, l…
Il governo si sarebbe deciso: la raffineria di Priolo, la più importante del paese, può essere salvata solo con un intervento dello Stato. Secondo fonti coinvolte nell’operazione, il Consiglio dei ministri che si terrà giovedì prossimo sarà chiamato a deliberare la nazionalizzazione dell’impianto in provincia di Siracusa.
Fallito il tentativo di chiedere una proroga alla Ue, arrivato fuori tempo massimo, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro delle Imprese Adolfo Urso stanno predisponendo in queste ore il provvedimento con cui l’impianto siciliano finirà sotto il controllo del Tesoro. Direttamente, così come è avvenuto per Mps, o tramite Invitalia, seguendo il modello dell’operazione Ilva.
A costringere l’esecutivo a questo passo è la scadenza del 5 dicembre, quando diventerà operativo l’embargo sul petrolio di Mosca da parte della Ue. A quel punto, la raffineria — di proprietà del colosso russo Lukoil — non potrà più ricevere il greggio finora assicurato dalla società energetica. Mettendo così a rischio oltre 10 mila lavoratori, tra dipendenti e indotto. Entrando lo Stato nella gestione, l’impianto potrà continuare la produzione acquistando petrolio da altri fornitori, con una garanzia fornita da Sace alle banche creditrici.
In attesa di trovare conferma sui particolari del provvedimento del governo, l’ultima petroliera salpata dai porti della Russia è al largo delle coste siciliane in attesa che il maltempo di questi giorni si attenui ed i pontili dei porti di Siracusa e Augusta tornino agibili. Con le ultime riserve e un rallentamento nelle lavorazioni dell’impianto di Priolo — che copre oltre il 20% della domanda di prodotti raffinati in tutta Italia — potranno continuare a produrre fino a gennaio.
Secondo fonti ben informate, questo sarà possibile anche grazie a due carichi non di provenienza russa che Lukoil è riuscita a far arrivare a Priolo, senza accedere alle garanzie delle banche italiane che da mesi hanno tagliato i fondi alla raffineria per paura di essere a loro volta colpite dalle sanzioni. Con l’ingresso dello Stato, invece, le banche potrebbero vedersi assicurata la manleva su eventuali responsabilità.
Ma per il polo petrolchimico non è l’unico fronte aperto. Il 6 dicembre al tribunale di Siracusa è fissata una nuova udienza del processo per disastro ambientale che ha portato al sequestro del depuratore Ias gestito dalla Regione e che serve l’intero polo petrolchimico. L’impianto è ora gestito da un commissario, e in aula si conosceranno i risultati dell’incidente probatorio deciso dal Gip Salvatore Palmeri.
Il magistrato ha incaricato tre periti di chiarire se i reati contestati proseguono, cioè se il depuratore continua a inquinare non riuscendo a trattare gli scarichi delle industrie. Anche quei risultati decideranno il futuro produttivo dell’intero sito industriale.