✕

Borse e titoli di Stato, ecco perché nel 2023 andrà meglio. I consigli degli analisti per gli investitori

Gestori e uffici studi stimano che sui mercati il peggio sia alle spalle. Ma la schiarita verrà dopo la primavera, dopo i tre "picchi" di tassi, inflazione e superdollaro. I bond per difendersi, le azioni potrebbero salire tra 5 e 7%, con preferenza per l'Europa. Sullo sfondo restano grandi rischi
3 minuti di lettura

MILANO - Che 2023 sarà per i mercati? "Andrà meglio che nel 2022", scrivono più analisti finanziari. E suona ironico: "meglio" non è abbastanza, chiudendosi un'annata tra le più funeste che a un mese dal termine segna -17% sull'indice azioni globali Msci, e una virgola meglio il paniere mondiale dei bond. Solo quattro altre volte nella storia azioni e obbligazioni sono cadute dandosi il braccio. I venditori di almanacchi nutrono caute attese che il peggio sia passato: anche se nessuno vede giunta l'ora della riscossa.

Che anno aspettarsi per l'economia

Le condizioni finanziarie e politiche per risalire arriveranno dopo i tre "picchi" dei monti di sventura eretti 10 mesi fa, quando il rimbalzo di economie e Borse post Covid fu stroncato da un'inflazione a due cifre e dalla guerra. Il picco dei tassi d'interesse, vicino negli Usa (non ancora in Europa); quello speculare del carovita, che le banche…

MILANO - Che 2023 sarà per i mercati? "Andrà meglio che nel 2022", scrivono più analisti finanziari. E suona ironico: "meglio" non è abbastanza, chiudendosi un'annata tra le più funeste che a un mese dal termine segna -17% sull'indice azioni globali Msci, e una virgola meglio il paniere mondiale dei bond. Solo quattro altre volte nella storia azioni e obbligazioni sono cadute dandosi il braccio. I venditori di almanacchi nutrono caute attese che il peggio sia passato: anche se nessuno vede giunta l'ora della riscossa.

Che anno aspettarsi per l'economia

Le condizioni finanziarie e politiche per risalire arriveranno dopo i tre "picchi" dei monti di sventura eretti 10 mesi fa, quando il rimbalzo di economie e Borse post Covid fu stroncato da un'inflazione a due cifre e dalla guerra. Il picco dei tassi d'interesse, vicino negli Usa (non ancora in Europa); quello speculare del carovita, che le banche centrali provano a spegnere aumentando i tassi, ma che solo una recessione globale, da tutti attesa nei prossimi sei mesi, farà planare verso l'obiettivo del 2%.

I tre picchi ancora da raggiungere prima della schiarita

Il picco, infine, del dollaro, che nel 2022 ha toccato la parità con l'euro, ma già è ai minimi da due mesi, e può scendere ancora dando fiato ai mercati emergenti, gli unici con promettenti prospettive macro. "I tre picchi sono all'orizzonte, ma devono essere ancora raggiunti - scrive il gestore giapponese Robeco - . L'ultima tappa di una ripida salita comporta difficoltà a breve termine, poiché spossatezza e resa prevalgono. Ma una volta superati i picchi le prospettive di tutte le classi d'investimento miglioreranno molto". Le perdite recenti possono far da base ai prossimi guadagni, si sa: ma la tempistica d'ingresso fa la differenza tra guadagnare o perdere. Per questo Vanguard, tra i primi gestori mondiali, consiglia di seguire la regola aurea: "La situazione macro è ancora difficile, è bene concentrarsi sugli obiettivi a lungo termine e attenersi ai principi di un portafoglio globalmente diversificato di azioni e bond".

I bond per difendersi

Proprio i bond, ambito più difensivo ma che non ha difeso nel 2022, sono ritenuti nuovamente attraenti per arginare l'erosione dei risparmi: i rialzi di tassi delle banche centrali, che pur se a ritmo calante continueranno - è opinione comune - almeno per un semestre, alzeranno i rendimenti dei bond euro "tra il 2,2 e il 3,2%", stima Vanguard, ed è qualche decimo più delle attese sui bond mondo. Sono livelli non lontani dall'azionario, che pure vede lievitare i rendimenti attesi nel 2023 dopo i ribassi recenti: il gestore Usa stima una fascia tra il 4,9 e il 6,9% annuo per chi investe in euro, meglio rispetto alle azioni globali, attese a un 3,7/5,7%.

Come andranno Borse e azioni il prossimo anno

Ma i bond, più sensibili alle politiche dei governi (specie quelli periferici come l'Italia), dovranno fare i conti con le ricette dei Paesi per arginare la crisi. La mano pubblica sarà ancora forte negli investimenti 2023, specie sulle infrastrutture, al centro dei vari piani di ripartenza Ue. Deutsche Bank, che vede una "mite recessione" in Usa ed Europa nel 2023, segnala il settore infrastrutture tra i più promettenti. Anche Barclays vede le Borse europee meglio intonate rispetto a Wall Street, e consiglia i settori ciclici "value" più dei difensivi: in special modo energia, tecnologia, distribuzione e small cap. Tuttavia, il colosso britannico mantiene un'impostazione pessimista sul futuro: "Si entra in una fase di stagflazione, con bassa crescita del Pil e alta inflazione". La nota di Barclays aggiunge la S di stagflazione all'acronimo militare americano Vuca, che indica volatilità, incertezza, complessità, ambiguità, per l'anno che viene. Anche Barclays, come molti, vede la Gran Bretagna tra i Paesi che più faticheranno, con un Pil 2023 stimato a -0,9%.

Il governo Meloni e i Btp potrebbero finire sotto pressione

E l'Italia? Un focus ce lo dedica Credit Suisse, che stima un'economia in frenata verso la crescita zero dopo l'exploit 2022, e un'inflazione in calo ma ancora al 6% nel 2023. Molto dipenderà dal governo Meloni, che "sarà sottoposto a forti pressioni per conformarsi agli orientamenti fiscali dell'Ue per accedere ai fondi del Next Generation Eu e beneficiare dello scudo anti-spread Bce". L'Eurotower, tra l'altro, passerà nel 2023 dall'acquisto netto alla vendita netta di bond: per il Btp potrebbero essere guai. La ricerca svizzera vede, poi, un mercato immobiliare sotto pressione per l'aumento dei tassi, e Piazza Affari che "dopo la sovraperformance 2022 dovrebbe allinearsi ai mercati sviluppati nel 2023, con deboli aspettative di crescita degli utili bilanciate dalle valutazioni interessanti". Tutto a patto che non si manifestino i rischi, noti e ignoti, di cui tutti gli operatori fanno lunghi elenchi: dalla guerra che non si argina alle recrudescenze Covid (specie in Cina), da una crisi energetica alle catene di fornitura spaccate, fino a nuove crisi sovrane sul debito, già intraviste sulla sterlina a settembre.