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Tim, un mese di tempo per il nuovo piano sulla rete. Kkr torna in pista

(ansa)
Il sottosegretario Butti e il ministro Urso cercano soluzioni condivise. Il fondo Usa in visita al Mimit insieme all’advisor Grilli e alla Cdp
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MILANO - Tramontato un progetto sulla rete di Telecom Italia se ne studia un altro, e nuovi e vecchi interlocutori, tra cui il fondo Usa Kkr, si fanno vivi con le istituzioni tricolori, pronti a investire nell’infrastruttura dell’ex monopolista della telefonia.

Ieri il governo ha precisato che, dopo settimane di ampi e doverosi approfondimenti ed interlocuzioni con i principali soggetti coinvolti nello strategico dossier sulla “Rete Unica” culminati nell’incontro svolto lunedì a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali, si è deciso di prendere più tempo. Per «valorizzare le risorse umane di Tim e dar attuazione ad una efficiente e capillare Rete Nazionale a controllo pubblico – si legge in una nota diffusa dal ministro Adolfo Urso e dal sottosegretario Alessio Butti - il governo intende promuovere un tavolo di lavoro che entro il 31 dicembre possa contribuire alla definizione delle migliori soluzioni di mercato perco…

MILANO - Tramontato un progetto sulla rete di Telecom Italia se ne studia un altro, e nuovi e vecchi interlocutori, tra cui il fondo Usa Kkr, si fanno vivi con le istituzioni tricolori, pronti a investire nell’infrastruttura dell’ex monopolista della telefonia.

Ieri il governo ha precisato che, dopo settimane di ampi e doverosi approfondimenti ed interlocuzioni con i principali soggetti coinvolti nello strategico dossier sulla “Rete Unica” culminati nell’incontro svolto lunedì a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali, si è deciso di prendere più tempo. Per «valorizzare le risorse umane di Tim e dar attuazione ad una efficiente e capillare Rete Nazionale a controllo pubblico – si legge in una nota diffusa dal ministro Adolfo Urso e dal sottosegretario Alessio Butti - il governo intende promuovere un tavolo di lavoro che entro il 31 dicembre possa contribuire alla definizione delle migliori soluzioni di mercato percorribili».

Insomma, per fine anno non ci sarà una soluzione, ma potrebbe essere individuata una nuova strada, che punti a massimizzare «gli interessi del Paese, delle società coinvolte e dei loro azionisti e stakeholder, tenendo altresì conto delle normative esistenti a livello nazionale ed europeo e dei necessari equilibri economici, finanziari ed occupazionali».

A questo proposito il fondo Usa Kkr, insieme al suo advisor Vittorio Grilli di Jp Morgan, si sarebbe recato al Mimit per una riunione preliminare a cui erano presenti anche alcuni esponenti della Cdp. Kkr, che era uno dei firmatari della lettera d’intenti del maggio scorso, finora è rimasto spettatore in attesa che la Cassa (60%) e il fondo Macquarie (40%) attraverso Open Fiber presentassero la loro miglior offerta per la rete primaria di Tim.

Ma visto che il progetto concepito lo scorso maggio è stato bloccato dal nuovo governo di Giorgia Meloni, Kkr si è recato al Mimit per ribadire il suo interesse a investire nella Netco, al fianco delle istituzioni tricolori. In proposito il fondo Usa avrebbe esposto una serie di opzioni paventando anche la possibilità di rilevare la maggioranza della rete Tim, in modo da consentire all’azienda di incassare le risorse necessarie per finanziare gli investimenti e di consolidare il debito - offrendo fin da subito un’opzione di acquisto (detta call) riservata a Open Fiber-Cdp.

Nel corso dell’incontro gli esponenti del governo hanno ribadito la volontà di assicurare in mani pubbliche la maggioranza della rete di Tim, riservandosi di vagliare tutte le opzioni in via preventiva con l’antitrust europeo, con l’obiettivo di trovare la miglior soluzione per tutti gli stakeholders, tra cui anche il fondo Usa (azionista di minoranza di Fibercop). L’offerta di Kkr potrebbe essere allettante, ma il diavolo sta nei dettagli, perché i tempi e i modi dell’esercizio della call potrebbero essere considerati dalla Ue alla stregua di un acquisto indiretto da parte di Cdp, e quindi riproporre la questione dei rimedi sulle aree molto popolate per assicurare la concorrenza.