Giustizia, scuole e trasporti: i rilievi Ue su Recovery e legge di bilancio. “Coperture a rischio”
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - L'Italia? Rischia di diventare un punto interrogativo. E non dal punto di vista politico. Ambito che con il nuovo governo ha comunque prodotto a Bruxelles più di un quesito. Bensì dal punto di vista economico. C'è un filo rosso che lega la legge di Bilancio all'epocale sfida del Pnrr. Sul quale inizia a fare informalmentre capolino una formula: "Non in linea con la raccomandazione".
Il bandolo, allora, comincia a srotolarsi proprio dalla manovra appena depositata in Parlamento e trasmessa alla Commissione. Si tratta di una matassa più intricata di quanto si potesse pensare in un primo momento. I "tecnici" di Palazzo Berlaymont, infatti, stanno ancora esaminando tutti i testi. E qualche disappunto si è formato. Dalla lotta all'evasione fiscale alla flat tax, fino alle "coperture". Anzi, proprio quest'ultimo nodo desta una certa preoccupazione. Il sospetto che manchi qualcosa sta maturando …
BRUXELLES - L'Italia? Rischia di diventare un punto interrogativo. E non dal punto di vista politico. Ambito che con il nuovo governo ha comunque prodotto a Bruxelles più di un quesito. Bensì dal punto di vista economico. C'è un filo rosso che lega la legge di Bilancio all'epocale sfida del Pnrr. Sul quale inizia a fare informalmentre capolino una formula: "Non in linea con la raccomandazione".
Il bandolo, allora, comincia a srotolarsi proprio dalla manovra appena depositata in Parlamento e trasmessa alla Commissione. Si tratta di una matassa più intricata di quanto si potesse pensare in un primo momento. I "tecnici" di Palazzo Berlaymont, infatti, stanno ancora esaminando tutti i testi. E qualche disappunto si è formato. Dalla lotta all'evasione fiscale alla flat tax, fino alle "coperture". Anzi, proprio quest'ultimo nodo desta una certa preoccupazione. Il sospetto che manchi qualcosa sta maturando sempre più. E non è una questione di spiccioli ma di qualche miliardo. Un aspetto su cui sperano possano arrivare chiarimenti da Roma. Perché se così non fosse, gli obiettivi di finanza pubblica indicati nella Nadef e nella stessa legge di Bilancio diventerebbero carta straccia. Nella Commissione sanno che il 4,5 per cento di deficit è la soglia massima per evitare che il debito si impenni ancora. Ma è una soglia senza "riserva". Superata la quale, la dinamica sulla nostra montagna debitoria ricomincerebbe a ripartire. Già nei giorni scorsi era stata sottolineata la scommessa: per mantenere l'equilibrio tutto deve andare per il meglio. Compresa una crescita allo 0,6 per cento nel 2023. La stessa Commissione la prevede allo 0,3 e il Fondo monetario internazionale addirittura a meno 0,2.
A queste perplessità si associano i segnali contraddittori inviati sulla lotta all'evasione fiscale. Il "tetto" più alto ai contanti e la cancellazione della possibilità di pagare tutte le spese con il Pos sono stati segnati con la matita rossa (anche in riferimento agli obiettivi del Pnrr). E infine una qualche incertezza è stata avvertita sulla flat tax per le partite Iva fino a 85 mila euro. Per le conseguenze (quanti eviteranno di dichiarare redditi superiori?) e le disparità con i lavoratori dipendenti. Anche se su questo argomento, alla fine la Commissione eviterà di esprimersi formalmente.
Resta il fatto che i dubbi ci sono. Tra domani e dopodomani l'Ecofin (i 27 ministri dell'Economia) che si riunirà a Bruxelles dovrebbero dare il via liberà alle "Raccomandazioni" approvate dalla Commissione lo scorso 22 novembre. In quel momento mancavano ancora le "Manovre" di Italia e Lituania. E quindi la "pagella" non era completa. I tecnici stanno accelerando per arrivare all'appuntamento ma non è ancora chiaro se ci riusciranno. Anche perché Palazzo Berlaymont a questo punto deve assumere una decisione politicamente sensibile. In un primo momento l'orientamento era quello di associare il "giudizio" sul nostro Paese a quello del Belgio: "Il documento programmtico è in parte in linea con la raccomandazione". Adesso, però, potrebbe subire uno slittamento verso la "pagella" portoghese: "Rischia di essere solo parzialmente in linea con la raccomandazione". Non un buon viatico per Meloni.
Il filo da qui si riannoda allora al Pnrr. Anche perché i soldi del NexteGenerationEu sono essenziali per la crescita dell'economia. Se poi i dubbi sulla manovra venissero confermati, inevitabilmentre l'esame degli obiettivi da raggiungere sarà più approfondito. E in realtà l'atteggiamento della "Task force" incaricata di valutare le "milestones" del nostro Paese è già iniziato a mutare. Soprattutto perché non sono apparsi chiari i motivi per cui il nuovo governo italiano abbia manifestato dubbi sulla possibilità di completare la tabella di marcia del semestre in corso e anche del prossimo. Segnali contraddittori che la burocrazia brussellese non sa interpretare. E che hanno anche infastidito l'ex presidente del consiglio, Mario Draghi. Il timore è che l'esecutivo di Roma abbia messo le mani avanti per chiedere una rinegoziazione del Piano. Una ipotesi che a Bruxelles viene considerata come fumo negli occhi. Altro conto sarebbe se Palazzo Chigi puntasse ad alcune revisioni. Ma, come è già stato spiegato ai rappresentanti del governo, l'unica revisione concretamente possibile è solo una piccola riduzione del numero di opere da realizzare. Con l'obiettivo di compensare i costi cresciuti con il prezzo dell'energia.
Ci sono poi tre obiettivi su cui Bruxelles ha alzato l'attenzione: la sospensione della riforma Cartabia, il provvedimento sul dimensionamento scolastico, quello sul trasporto pubblico locale. Tutti, in realtà, in via di approvazione, ma ancora non formalmente approvati. Ma è il segno che la vera partita doppia del governo Meloni si gioca in Europa.