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Pnrr, il nodo della concorrenza che mette a rischio gli obiettivi di dicembre

(ansa)
Sul tavolo di Meloni il più delicato dei 55 target per fine anno: la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, su cui manca l'intesa politica. In ritardo anche Ambiente, Giustizia e Digitale
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ROMA -  L’obiettivo più a rischio è nelle mani di Giorgia Meloni: i decreti attuativi della legge sulla concorrenza. Non quelli sui balneari e sui taxi, che possono aspettare. Il problema sulla tabella di marcia del Pnrr sono i servizi pubblici locali. "Già aveva fatto fatica Draghi, figuriamoci noi in poche settimane", dicono fonti di governo per spiegare il ritardo. Il decreto non è pronto e alla scadenza fissata con Bruxelles mancano appena ventotto giorni. Se non si fa in tempo allora addio alla terza tranche da 19 miliardi.

La questione sarebbe risolvibile con facilità se il problema fosse quello di mettere in fila le norme, ma il nodo è politico perché i pal…

ROMA -  L’obiettivo più a rischio è nelle mani di Giorgia Meloni: i decreti attuativi della legge sulla concorrenza. Non quelli sui balneari e sui taxi, che possono aspettare. Il problema sulla tabella di marcia del Pnrr sono i servizi pubblici locali. "Già aveva fatto fatica Draghi, figuriamoci noi in poche settimane", dicono fonti di governo per spiegare il ritardo. Il decreto non è pronto e alla scadenza fissata con Bruxelles mancano appena ventotto giorni. Se non si fa in tempo allora addio alla terza tranche da 19 miliardi.

La questione sarebbe risolvibile con facilità se il problema fosse quello di mettere in fila le norme, ma il nodo è politico perché i paletti ai Comuni sulle assegnazioni alle società in house per i rifiuti invece che per i trasporti vuol dire entrare nell’equilibrio scivoloso tra un sistema consolidato e un’apertura al mercato più ampia. Malumori che hanno iniziato già a prendere forma e che potrebbero espandersi dentro la maggioranza. Un punto politico non è stato fatto, ma la Lega è assai attenta al bilanciamento finale e non vuole fughe in avanti. 

Concorrenza e giustizia, le riforme incompiute

I decreti attuativi sulla concorrenza non sono l’unico buco nella lista dei 55 interventi, tra riforme e investimenti, che vanno raggiunti entro il 31 dicembre. Quasi metà dei compiti li ha lasciati pronti Draghi (25 obiettivi su 55) e il governo si dice sicuro che riuscirà a portare a traguardo anche i restanti trenta. Un fact checking ad oggi rivela che molti ministeri sono in ritardo. Sulla concorrenza la premier non ammette dubbi: va chiusa il prima possibile. È una riforma abilitante del Piano di ripresa e resilienza e il messaggio che è arrivato ieri dalla task force Ue in visita in Italia è stato chiaro: le riforme sono il test per misurare l’affidabilità del governo. L’altro nodo politico è la giustizia. L’attuazione della riforma Cartabia doveva arrivare a fine ottobre, ma è stata posticipata. Il ministro Nordio ha spiegato che il rinvio serviva a favorire la riorganizzazione degli uffici in vista della riforma. L’impegno è di rispettare la scadenza di fine anno, ma ad oggi l’obiettivo non è stato ancora centrato. Completate invece le assunzioni e la riforma delle commissioni tributarie. 

Chi dovrà correre parecchio è il ministero dell’Ambiente: il governo precedente aveva validato tre obiettivi sui nove totali, gli altri sei sono ancora in costruzione. Il carico è consistente perché la transizione ecologica è la missione del Pnrr che ha più impegni e più soldi da spendere (59,4 su 191,5 miliardi). Un’altra grande partita a rischio è quella del digitale, chiamata a misurarsi con la decisione del governo di cancellare il ministero dell’Innovazione tecnologica. A ottobre c’erano ancora otto obiettivi da conseguire e intanto è montata una discussione sul Polo Strategico Nazionale, aggiudicato a una cordata costituita da Tim, Leonardo, Cdp e Sogei. Il cloud sarà pronto a dicembre per accogliere il 75% dei dati e servizi della Pubblica amministrazione entro il 2026, come prevede il Pnrr. Ma l’ad di Tim, Pietro Labriola, ha espresso preoccupazione perché le pubbliche amministrazioni non hanno l’obbligo di migrare al Cloud. Se l’Agenzia per la cybersicurezza è stata messa in cassaforte, altrettanto non si può dire di altri progetti legati a questo tema. 

Il ministero dell'Agricoltura a rilento

Ancora in fase di confezionamento la milestone in capo al ministero del Sud: si tratta dell’aggiudicazione ai Comuni delle aree interne dei progetti per la realizzazione di interventi volti a migliorare i servizi e le infrastrutture di comunità. In affanno anche i due target del ministero dell’Agricoltura. Lo sviluppo della logistica del settore è fermo. La presentazione delle domande è slittata al 17 novembre e quindi deve essere ancora pubblicata la graduatoria finale. La seconda misura è "Parco Agrisolare" per incentivare l’installazione di moduli fotovoltaici senza consumo di suolo. Al 31 dicembre devono essere individuati il 30% dei vincitori, ma la graduatoria non è stata ancora pubblicata. Lavori in corso anche al ministero della Salute, dove si aspetta la Consip per chiudere l’obiettivo sulla digitalizzazione degli ospedali. In salita il traguardo degli Irccs, gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico: mancano ancora i pareri della Conferenza Stato-Regioni e delle commissioni parlamentari. In ritardo anche il ministero dell’Istruzione.

I virtuosi

Chi invece ha già completato in anticipo gli interventi è il ministero delle Imprese. Tra i virtuosi anche il Mef, con 3 obiettivi su 4 già conseguiti e un gettito generato dalle cosiddette lettere di conformità che ha superato il target previsto. In linea anche l’Università, che è a buon punto su borse di studio e posti letto per gli studenti meritevoli. Al ministero del Lavoro è in fase di rendicontazione il materiale inviato dalle Regioni sul potenziamento dei Centri per l’impiego: il disco verde è atteso tra dieci giorni. Gli altri tre obiettivi sono stati invece raggiunti.