Urso “Nuovi incentivi per auto e colonnine. E sul Pnrr ci saranno procedure più rapide”
di Diego Longhin , di Diego LonghinMinistro Adolfo Urso, il governo Draghi ha creato un fondo automotive da 8,7 miliardi fino al 2030. Si è lavorato sugli incentivi, meno sulle politiche industriali. Come utilizzerete le risorse?
«Il nostro obiettivo è supportare la riconversione e il consolidamento della filiera nazionale automotive per garantirne la sostenibilità ambientale, così come quella economico e sociale. Nel dopoguerra l’Italia è rinata sull’auto e sulla siderurgia, sull’Agip di Mattei e sulle autostrade. È un patrimonio a cui non possiamo rinunciare. Le risorse ci sono. Oltre agli 8,7 miliardi che lei citava ci sono fondi per complessivi 14 miliardi tra risorse nazionali, Pnrr e Ipcei fino al 2030. Vanno spesi bene con un’adeguata visione industriale. Il primo intervento è rivolto all’offerta, finanziato con 750 milioni dal fondo automotive, riguarda la riapertura degli sportelli dei Contratti di sviluppo e degli Accordi di …
Ministro Adolfo Urso, il governo Draghi ha creato un fondo automotive da 8,7 miliardi fino al 2030. Si è lavorato sugli incentivi, meno sulle politiche industriali. Come utilizzerete le risorse?
«Il nostro obiettivo è supportare la riconversione e il consolidamento della filiera nazionale automotive per garantirne la sostenibilità ambientale, così come quella economico e sociale. Nel dopoguerra l’Italia è rinata sull’auto e sulla siderurgia, sull’Agip di Mattei e sulle autostrade. È un patrimonio a cui non possiamo rinunciare. Le risorse ci sono. Oltre agli 8,7 miliardi che lei citava ci sono fondi per complessivi 14 miliardi tra risorse nazionali, Pnrr e Ipcei fino al 2030. Vanno spesi bene con un’adeguata visione industriale. Il primo intervento è rivolto all’offerta, finanziato con 750 milioni dal fondo automotive, riguarda la riapertura degli sportelli dei Contratti di sviluppo e degli Accordi di innovazione, per favorire lo sviluppo della filiera, promuovendo l’insediamento, la riconversione e la riqualificazione verso forme produttive innovative e sostenibili. Sono due le principali linee di supporto: investimenti produttivi e ricerca&sviluppo. Nel primo tavolo automotive che si riunisce domani (oggi, ndr) avvieremo un primo confronto sugli strumenti».
Nel 2035 è fissata la fine della vendita delle auto diesel e benzina. Che posizione assumerà il nuovo governo a Bruxelles?
«Sosteniamo con determinazione la transizione ecologica ma non pensiamo che si realizzi solo con il passaggio all’elettrico in un arco temporale così breve. A differenza di altri non abbiamo una visione ideologica, non leggiamo la realtà con i paraocchi, e difendiamo il principio della neutralità tecnologica. Riteniamo necessaria la clausola di revisione al 2026, momento in cui la Commissione valuterà i progressi compiuti verso il conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni del 100%, nonché la necessità di rivedere tali obiettivi tenendo conto degli sviluppi tecnologici e dell’importanza di una transizione sostenibile e socialmente equa. Diciamo poi sì al mantenimento fino al 2035 del regime special per i produttori di veicoli di piccoli volumi».
Ha parlato di fondi Pnrr. Va ridiscusso il piano per non perdere risorse o progetti?
«Il Pnrr è stato pensato prima di alcune criticità: ci sono 120 miliardi di opere pubbliche, sui 230 totali, e dovremmo realizzarle con un aumento delle materie prime del 35%. Speriamo di non dover tagliare progetti e ci impegneremo per sveltire le procedure anche grazie alla titolarità che ha il Ministero di essere un “difensore civico delle imprese” esercitando, se serve, poteri sostitutivi per le autorizzazioni».
Sull’automotive, l’Italia è in grado di attirare nuovi costruttori o impianti?
«Penso che sia una necessità. Quest’anno produrremo appena 450mila autovetture, la produzione nazionale copre un terzo del mercato interno. Con questi numeri l’automotive non regge. Dobbiamo creare le condizioni perché cresca l’industria italiana anche attraverso l’insediamento di altre case automobilistiche internazionali in grado di soddisfare la domanda e le esigenze di transizione».
Più di 250 milioni di euro stanziati per il 2022 per l’acquisto di auto elettriche o ibride non sono ancora stati utilizzati. Come rendere gli incentivi più appetibili?
«La questione va distinta. Innanzitutto bisogna rendere l’auto elettrica più accessibile. Oggi è percepita come un bene di lusso, riservata a pochi. Per questo gli incentivi sono stati rimodulati: è previsto un contributo aggiuntivo per l’acquisto di veicoli elettrici e ibridi plug-in per le persone con Isee al di sotto dei 30.000 e un contributo, pari al 50% di quello previsto per le persone fisiche, per le attività di autonoleggio. Si possono ripensare le modalità di incentivazione, ma c’è una precondizione: la diffusione delle colonnine di ricarica per sostenere la domanda. In assenza di infrastrutturazione la domanda di auto elettriche non può decollare».
Come aumentare le colonnine?
«Le case private e i condomini a breve potranno contare su un fondo di 40 milioni che assicurerà un’accelerazione alle infrastrutture. Viene riconosciuto un bonus pari all’80% per acquisto e posa, con un limite di 1.500 euro per richiedente. Il tetto di spesa è innalzato a 8mila euro in caso di parti comuni degli edifici condominiali. I fondi sono a valere sul 2022, ma è stata proposta una modifica del Dpcm di agosto per prorogare al 31 dicembre 2023 la possibilità di effettuare l’acquisto e l’installazione delle infrastrutture».
La carenza dei chip ha colpito l’auto. Si è già confrontato con Intel sulla scelta del sito italiano?
«Abbiano ripreso i contatti con la consapevolezza di quanto importante sia il loro investimento. Il ministero e le Regioni hanno lavorato in piena sintonia e proprio sabato abbiamo inviato loro una comunicazione per coordinarci sui tempi. Sono certo che a breve arriveremo alla finalizzazione».
Confindustria è delusa dal taglio del cuneo fiscale. Cosa risponde?
«Abbiamo destinato oltre 4 miliardi al taglio del cuneo fiscale: è la seconda voce della manovra, dopo gli oltre 21 miliardi destinati a fronteggiare il caro energia, rivolti a imprese e famiglie. In questa manovra non si poteva fare di più. Paghiamo lo scotto degli errori e della latitanza della Commissione europea. Sono sei mesi che discute mentre Sagunto è espugnata».