Gas, l'Europa taglia di un quarto la domanda. L'industria guida i comportamenti virtuosi. Ma il freddo fa paura
L'Europa sta facendo i compiti a casa: impara a sopravvivere con meno gas. Era tutto sommato facile grazie alle temperature miti dell'autunno. Ma sembra che ci stia riuscendo anche ora che la colonnina di mercurio si è spostata verso livelli più rigidi.
E arrivano proprio nel giorno in cui parte l'embargo europeo al petrolio russo d'esportazione via mare, in parallelo col price cap deciso in sede di G7 per vietare la commercializzazione dei barili prezzati più di 60 dollari al barile.
Petrolio, l'Opec+ non tocca i livelli di produzione alla vigilia del bando europeo sul greggio russo
Come ha sottolineato recentemente Repubblica, l'industria sta giocando un ruolo fondamentale. Lo confermano anche gli analisti di Icis: "L'industria, proporzionalmente, sta trainando la maggior riduzione nel consumo di gas, ed è chiaramente un effetto dovuto al prezzo di mercato". Gli alti livelli di costo stanno di fatto inducendo comportamenti virtuosi.
La riduzione della domanda ha in effetti permesso agli stoccaggi europei di salire al 95% a metà mese, livello vicino ai record storici. Anche l'afflusso record di Lng, il gas liquido, ha consentito di alimentare le scorte. Attenzione però a cantare vittoria troppo presto: il recente irrigidimento delle temperature ha già riportato gli stock al 93%, leggermente in giù. E proprio oggi, sul mercato di Amsterdam, i future balzano al rialzo verso 150 euro al megawattora: il mercato registra, secondo la Radiocor, le previsioni del tempo che si attendono almeno due settimane di temperature sotto la media stagionale nel nord ovest dell'Europa e in Gran Bretagna.