Mance detassate al 5%, è davvero un'agevolazione fiscale? Le contestazioni di sindacati e operatori di settore
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoROMA - Le mance sono pagamenti in nero che è necessario fare emergere? Non secondo la Filcams Cgil, che ricorda come in Italia solo il datore di lavoro possa erogare la retribuzione. Non solo: i principali contratti di categoria vietano addirittura di accettarle. E quindi, conclude il sindacato, "la manovra finanziaria prevederebbe la tassazione di qualcosa che non esiste". Da alcuni giorni si è aperto un dibattito sulla norma della legge di Bilancio 2023 che stabilisce che le mance debbano essere detassate al 5 per cento. Un dibattito, certo, un po' in ombra, rispetto a quello sulle misure principali della legge di Bilancio 2023, dal cuneo fiscale alla flat tax alle pensioni. Ma che potrebbe poi esplodere in un secondo momento, quando la manovra sarà in vigore. Cosa succederà, i datori di lavoro dovranno preoccuparsi di raccogliere e trattenere il 5 per cento di tutte le mance ricevute dai dipendenti, anche i 10 centesimi lasciati sopra lo sc…
ROMA - Le mance sono pagamenti in nero che è necessario fare emergere? Non secondo la Filcams Cgil, che ricorda come in Italia solo il datore di lavoro possa erogare la retribuzione. Non solo: i principali contratti di categoria vietano addirittura di accettarle. E quindi, conclude il sindacato, "la manovra finanziaria prevederebbe la tassazione di qualcosa che non esiste". Da alcuni giorni si è aperto un dibattito sulla norma della legge di Bilancio 2023 che stabilisce che le mance debbano essere detassate al 5 per cento. Un dibattito, certo, un po' in ombra, rispetto a quello sulle misure principali della legge di Bilancio 2023, dal cuneo fiscale alla flat tax alle pensioni. Ma che potrebbe poi esplodere in un secondo momento, quando la manovra sarà in vigore. Cosa succederà, i datori di lavoro dovranno preoccuparsi di raccogliere e trattenere il 5 per cento di tutte le mance ricevute dai dipendenti, anche i 10 centesimi lasciati sopra lo scontrino del caffé o del cappuccino, o l'euro che viene dato ai garzoni di bottega che puliscono il pesce, o ai riders che consegnano i pacchi? E chi non pagherà il 5 per cento e terrà tutto per sé diventerà un evasore fiscale? Lo era anche prima? E ci potrebbero essere conseguenze anche per i datori di lavoro?
In effetti le preoccupazioni da parte datoriale sono subito arrivate al governo: le principali associazioni di categoria, a cominciare da Fipe Confcommercio, hanno chiesto di non essere caricati di ulteriori oneri amministrativi e tributari. Obiezioni accolte subito dal governo, tant'è che dalla bozza del 25 novembre è scomparso il riferimento al datore di lavoro, a cui nella prima versione ci si riferiva per l'acquisizione delle mance, e si specifica che le somme erogate a titolo di mancia pur costituendo "sono escluse dalla retribuzione imponibile ai fini del calcolo dei contributi di previdenza e assistenza sociale e dei premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e non sono computate ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto". Le mance costituiscono un tipo di retribuzione molto particolare, dunque. Non arrivano dal datore di lavoro, sono detassate al 5% come i premi di produttività ma, a differenza dei premi di produttività, non vengono considerate per il calcolo dei contributi previdenziali. Una norma che apre tutta una serie di questioni di cui si dovrà fare carico l'Agenzia delle Entrate: l'art.14 della bozza della legge di Bilancio si limita a specificare che l'imposta sostitutiva al 5% è applicata dal sostituto d'imposta.
"Le mance in Italia sono sempre state una consuetudine, sono sempre state date in contante, e non sono mai state regolate, con l'unica eccezione di quelle dei croupier. - spiega Salvatore Regalbuto, consigliere nazionale commercialisti, delegato alla fiscalità - I ristoratori non sono mai stati investiti della questione, in passato spesso neanche le vedevano, ma ora dovranno raccoglierle e tassarle al 5%. E' il tentativo di dare ordine a un settore che non ha mai avuto regole".
La norma arriva a un anno da una sentenza della Corte di Cassazione che stabiliva che andavano tassate le mance riscosse in un anno da un dipendente di un lussuoso hotel a 5 stelle della Costa Smeralda, corrispondenti a 84 mila euro. La tassazione applicata era stata quella ordinaria sul reddito. La Corte nella sentenza ha ribadito che "le erogazioni liberali percepite dal lavoratore dipendente, in relazione alla propria attività lavorativa, tra cui le cosiddette mance, rientrano nell'ambito della nozione onnicomprensiva di reddito, e sono pertanto soggette a tassazioni". Però in Italia le sentenze della Corte di Cassazione non sono fonte di norme di legge. Molti addetti ai lavori ritengono che, nonostante quanto la sentenza abbia stabilito, in riferimento a mance di elevato valore economico, per la stragrande maggioranza delle mance invece si possa applicare il criterio della "donazione di modico valore non soggetta a tassazione", ripresa dal codice civile.
Proprio per questo sia Fipe che Federalberghi hanno obiettato che, se si voleva regolare il settore, sarebbe stato meglio stabilire che le mance non sono tassate, soprattutto in un momento come questo, di grande difficoltà per i lavoratori, a causa dell'inflazione. "La mancia in Italia è un gesto liberale che premia un dipendente che ha lavorato bene mentre all'estero è proprio una percentuale del conto. Il fatto che finora fosse assimilabile a un ricavo d'impresa è una follia, perché a un certo punto è un merito del dipendente ed è giusto che il dipendente ne abbia la maggior cifra possibile". "Le mance per i dipendenti sono sacre e non vanno assolutamente tassate", dichiara lo chef e ristoratore Filippo La Mantia.
Secondo Filcams Cgil l'operazione è sbagliata da qualunque punto di vista: "Pensare di detassare le mance, come si fa per i premi di produttività o il welfare aziendale, è l'ennesima mancanza di rispetto per i lavoratori del turismo che, secondo il governo, per avere retribuzioni più alte devono sperare nella riconoscenza dei clienti". Nè la detassazione può rendere più attrattivo un settore dove si fa fatica a trovare dipendenti: "La diminuzione di personale nel turismo e nella ristorazione è dovuta alle pessime condizioni di lavoro, con un tasso altissimo di irregolarità, mancata o parziale applicazione dei contratti e con turini di lavoro non gestibili con la vita privata e salari bassi. Interventi sporadici - conclude il sindacato - e, peggio, senza una minima consapevolezza della legislazione e di ciò che avviene nel Paese, insieme all'assenza di una visione e pianificazione strategica, non risolveranno le criticità del settore".