L’allarme sui conti risuona in Europa, riaccesi i riflettori sul “caso Italia”
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - Il rischio è diventato una concreta probabilità. Ossia che l'Italia diventi un "caso". O meglio: che i conti pubblici del nostro Paese facciano riaccendere i riflettori dell'Unione europea per puntarli verso Roma. E l'audizione svolta ieri dai vertici della Banca d'Italia sono l'ultimo mattoncino di un muro che l'esecutivo di destra sta costruendo intorno a se stesso. Una edificazione con una scritta virtuale che la denomina: "Mancanza di coperture".
Tutto è iniziato nel primo pomeriggio di ieri. Quando un po' alla volta sono arrivati i ministri Ue dell'Economia al Palazzo Justus Lipsius per partecipare alla riunione dell'Eurogruppo. Tra loro anche il Commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni. "Per quanto riguarda la legge di bilancio italiana - ha annunciato - credo che la Commissione darà la propria opinione nei primi giorni della prossima settimana". Sembrerebbe un pa…
BRUXELLES - Il rischio è diventato una concreta probabilità. Ossia che l'Italia diventi un "caso". O meglio: che i conti pubblici del nostro Paese facciano riaccendere i riflettori dell'Unione europea per puntarli verso Roma. E l'audizione svolta ieri dai vertici della Banca d'Italia sono l'ultimo mattoncino di un muro che l'esecutivo di destra sta costruendo intorno a se stesso. Una edificazione con una scritta virtuale che la denomina: "Mancanza di coperture".
Tutto è iniziato nel primo pomeriggio di ieri. Quando un po' alla volta sono arrivati i ministri Ue dell'Economia al Palazzo Justus Lipsius per partecipare alla riunione dell'Eurogruppo. Tra loro anche il Commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni. "Per quanto riguarda la legge di bilancio italiana - ha annunciato - credo che la Commissione darà la propria opinione nei primi giorni della prossima settimana". Sembrerebbe un particolare. Eppure il governo italiano ha tentato di evitare quel particolare da circa due settimane. Da quando, cioè, la Commissione aveva presentato le sue raccomandazioni economiche.
Era il 22 novembre, a Strasburgo. Sono le "pagelle" semestrali assegnate ai 27. L'Italia era però assente. In quel caso giustificata. La sua legge di Bilancio non era ancora arrivata a Bruxelles. La squadra di Giorgia Meloni si era insediata a Palazzo Chigi da troppo poco tempo. Nei documenti dell'esecutivo europeo, allora, almeno una dozzina di Paesi, alcuni in maniera grave e altri molto grave, veniva inserita nel "Meccanismo di allerta".
Un'indicazione che dovrà essere approvata oggi dall'Ecofin, un'altra riunione dei ministri finanziari. L'Italia ne resterà fuori. E di fatto dovrà essere convocato un altro summit per esaminare il solo "caso" Italia. Se fosse stata inserita nel "gruppone", anche sotto il profilo comunicativo, tutto sarebbe stato più gestibile. Non era un'eccezione. Nei prossimi giorni, invece, si trasformerà appunto in un "caso". E questo rinvio dei tempi è la prova più diretta che i dubbi sulla Legge di Bilancio non mancano.
Ma non si tratta solo di una singolarità formale. Il nodo, che fino a qualche giorno fa appariva lasco, adesso tende ad essere più stretto. Le dichiarazioni della Banca d'Italia hanno, da questo punto di vista, sortito una specie di effetto-domino. Le considerazioni pesantemente negative sulla nuova disciplina relativa al Pos, al tetto ai contanti e soprattutto quelle sull'importo della manovra, sono risuonate sui tavoli dei ministri dell'Economia come un autorevolissimo campanello d'allarme. E ancor di più sono state lette con estrema attenzione dagli uffici di Palazzo Berlaymont che stanno esaminando il Documento di Bilancio.
L'Istituto di Via Nazionale, del resto, è sempre stato monitorato nei suoi bollettini dalla Commissione. Insieme, ad esempio, alla Banca Centrale Europea e al Fondo monetario internazionale, è uno degli organismi che l'esecutivo europeo tiene in considerazione per le sue valutazioni macro-economiche. È una sorta di collaborazione indiretta.
E così i dubbi e i sospetti sulla prima Finanziaria di Giorgia Meloni hanno ricevuto una conferma "istituzionale". Adesso, dunque, il faro è puntato proprio sulle coperture finanziarie. Perché se i calcoli di Bankitalia sono corretti, mancano all'appello almeno 4,2 miliardi. Ma i "tecnici" di Bruxelles considerano questa stima un po' in difetto.
Inevitabilmente ci dovranno essere contatti e chiarimenti tra Via XX Settembre e Palazzo Berlaymont. Il tutto sta portando a riflettere ulteriormente sul "giudizio" da assegnare all'Italia. Nessuno esclude che in extremis ci possa essere una sorta di "voto politico" che metta il nostro Paese tra i "cattivi" e non tra i "cattivissimi". Ma l'ipotesi che si possa ricorrere alla formula più negativa ("Solo parzialmente in linea con la raccomandazione") non è più un'ipotesi remota. Certo, le conseguenze non saranno immediate. Finché il Patto di Stabilità rimane sospeso - e l'Italia si appresta a chiedere un ulteriore anno di sospensione per arrivare al 2025 - non scatterà alcuna procedura d'infrazione. Ma in questo caso, conta lo stigma più che le conseguenze pratiche. Il marchio che ci fa ripiombare tra gli osservati speciali, anche dai mercati finanziari.
Anche perché il prossimo anno non sarà certo roseo. Lo stesso Gentiloni, ad esempio, prima dell'Eurogruppo ha avvisato: "Stiamo entrando in contrazione per questo inverno. La nostra economia dovrebbe tornare a essere positiva dalla primavera del prossimo anno, ma ovviamente con una crescita tenue". Anzi, nel comunicato finale della riunione si rimarca che l'area Euro e la maggior parte degli Stati "sono a rischio di entrare in recessione tecnica quest'inverno con il ritorno della crescita in primavera".
Per questo "le politiche di bilancio dovrebbero mirare a preservare la sostenibilità del debito nonché ad aumentare il potenziale di crescita in modo sostenibile". Sostanzialmente si esorta a non fare altro debito. Ma se le coperture non verranno trovate, l'Italia inevitabilmente dovrà aumentarlo. Senza contare che gli aiuti per il caro-energia sono previsti solo fino a marzo e che la crescita stimata non supera lo 0,3%.
Tutti fattori, dunque, potenzialmente in grado di trasformare nuovamente l'Italia in un "caso". Esattamente come sono un "caso" gli attacchi del governo alla Banca d'Italia. Procedure che a Bruxelles sono sempre vissute con sospetto e tanta preoccupazione.