La Bce taglia ancora i Btp ma il consiglio è diviso sui tassi
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - Negli ultimi due mesi, la Bce si è liberata di bond spagnoli e italiani e ha comprato titoli di Stato tedeschi e olandesi. Contro i pronostici più cupi, che prevedevano il ritorno di un nervosismo sui mercati con l'insediamento del governo Meloni, i guardiani dell'euro non hanno avuto bisogno di fare scudo ai titoli sovrani italiani. Quest'estate, invece, con l'addio del governo Draghi, la Bce aveva dovuto arricchire il suo bilancio di Btp proprio per compensare l'aumento dei rendimenti. Qualche timore sul futuro dell'Italia post-Draghi c'era stato.
Dal mese di ottobre, invece, la Bce ha tagliato i bond spagnoli che detiene nell'ambito del programma Pepp di 1,4 miliardi di euro, ha ridotto le proprie disponibilità di obbligazioni italiane di 794 milioni di euro e quelle del Portogallo di 1,1 miliardi. A ottobre e novembre invece ha aumentato le proprie disponibilità soprattutto di debito tedesco, con un incre…
BERLINO - Negli ultimi due mesi, la Bce si è liberata di bond spagnoli e italiani e ha comprato titoli di Stato tedeschi e olandesi. Contro i pronostici più cupi, che prevedevano il ritorno di un nervosismo sui mercati con l'insediamento del governo Meloni, i guardiani dell'euro non hanno avuto bisogno di fare scudo ai titoli sovrani italiani. Quest'estate, invece, con l'addio del governo Draghi, la Bce aveva dovuto arricchire il suo bilancio di Btp proprio per compensare l'aumento dei rendimenti. Qualche timore sul futuro dell'Italia post-Draghi c'era stato.
Dal mese di ottobre, invece, la Bce ha tagliato i bond spagnoli che detiene nell'ambito del programma Pepp di 1,4 miliardi di euro, ha ridotto le proprie disponibilità di obbligazioni italiane di 794 milioni di euro e quelle del Portogallo di 1,1 miliardi. A ottobre e novembre invece ha aumentato le proprie disponibilità soprattutto di debito tedesco, con un incremento di 2,6 miliardi di euro, e ha aggiunto 1,7 miliardi di euro di obbligazioni emesse dai Paesi Bassi.
A una settimana dalla riunione di dicembre dalla quale è atteso un nuovo aumento dei tassi ma anche indicazioni sul momento in cui la Bce comincerà a scaricare i titoli che ha ancora in pancia e cha ha accumulato dal 2015, quando avviò il primo programma di "quantitative easing", il Consiglio direttivo sembra di nuovo spaccato tra "falchi" e "colombe". Cioè tra chi ritiene, come queste ultime, che il picco dell'inflazione sia già superato o perlomeno imminente e chiede un allentamento della fase restrittiva. E chi punta invece ad altri, decisi rialzi dei tassi per far fronte a un aumento dei prezzi che ritiene pericoloso.
Il quadro, in effetti, è ancora confuso. La corsa dell'inflazione, va ricordato, è cominciata nell'eurozona molto prima della guerra in Ucraina e della crisi energetica. È iniziata con l'uscita dalla pandemia e la crisi delle catene delle forniture provocata dalla politica dello "zero Covid" cinese. È ancora presto per capire quanto i recenti annunci di Pechino di un parziale allentamento delle restrizioni possa influire sui prezzi, ma intanto ieri alla cacofonia di voci che si susseguono dalla Bce si è distinta l'autorevole opinione del capoeconomista Philip Lane.
"Probabilmente è troppo presto per dare questo giudizio", ha detto a MilanoFinanza. "Ma sarei ragionevolmente fiducioso nel dire che è probabile che siamo vicini al picco. Se il picco sia già arrivato o arriverà all'inizio del 2023 è ancora incerto", ha spiegato riferendosi all'inflazione. E l'incertezza principale è legata all'attuale volatilità dei prezzi energetici, ha aggiunto il membro del comitato direttivo di Francoforte. Sugli aumenti dei tassi, Lane è sembrato frenare: "Ci aspettiamo che maggiori aumenti dei tassi saranno necessari. Ma molto è già stato fatto".
Una conferma, probabilmente, di una linea che resta cauta e "data-driven", dipendente dai dati dell'economia reale. Del resto nelle scorse settimane anche il membro del board Fabio Panetta aveva messo in guardia dalla necessità di agire a fronte di "evidenze convincenti". Ma due esponenti tedeschi del Consiglio la pensano diversamente e sono poco ottimisti sul picco dell'inflazione. Sia il governatore della Bundesbank Joachim Nagel sia Isabel Schnabel hanno sottolineato che l'inflazione necessita di altri robusti rialzi dei tassi e che bisogna accelerare sulla fine del reinvestimento dei bond governativi.