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Contante e Pos, anche l'Ocse critica la manovra. Pisu: "Passi indietro sulla lotta all'evasione, la flat tax è iniqua"

Mauro Pisu, senior economist Ocse 
L'economista dell'Organizzazione di Parigi giudica positivamente l'attenzione del governo per la tenuta del bilancio, ma come già fatto da Bankitalia boccia le misure fiscali e la cancellazione del Reddito di cittadinanza
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Bene la prudenza nella gestione del bilancio pubblico e l’atteggiamento dielogante con l'Europa, almeno sul versante economico. Ma le misure che il governo Meloni ha messo nella sua prima manovra non vanno nella direzione auspicata, se si guarda soprattutto alla lotta all’evasione e alla progressività del sistema fiscale. Mauro Pisu, senior economist dell’Ocse in passato alla guida del desk che ha ‘vegliato’ sulla situazione economica italiana, avanza critiche alla legge di Bilancio in linea con quelle esprese in audizione da Bankitalia. Lo raggiungiamo in occasione del CEO Italian Summit & Award, l’evento dedicato al top management italiano organizzato da Business international - Fiera Milano.

La Manovra è arrivata al dibattito Parlamentare. Come giudica l’approccio del governo Meloni alla sua prima finanziaria?  

"La finanza pubblica italiana, come altrove, è concentrata sulla…

Bene la prudenza nella gestione del bilancio pubblico e l’atteggiamento dielogante con l'Europa, almeno sul versante economico. Ma le misure che il governo Meloni ha messo nella sua prima manovra non vanno nella direzione auspicata, se si guarda soprattutto alla lotta all’evasione e alla progressività del sistema fiscale. Mauro Pisu, senior economist dell’Ocse in passato alla guida del desk che ha ‘vegliato’ sulla situazione economica italiana, avanza critiche alla legge di Bilancio in linea con quelle esprese in audizione da Bankitalia. Lo raggiungiamo in occasione del CEO Italian Summit & Award, l’evento dedicato al top management italiano organizzato da Business international - Fiera Milano.

La Manovra è arrivata al dibattito Parlamentare. Come giudica l’approccio del governo Meloni alla sua prima finanziaria?  

"La finanza pubblica italiana, come altrove, è concentrata sulla risposta alla crisi energetica. Ci aspettiamo saldi di bilancio in miglioramento nel 2023 e 2024, anche grazie all’azione di erosione del debito da parte dell’inflazione e ad una politica fiscale che rimane improntata alla prudenza. Detto questo, raccomandiamo che gli aiuti per il caro-energia siano più mirati su famiglie e imprese che ne hanno veramente bisogno. Devono essere più sostenibili nel medio termine".

Su tetto al contante e multe sui Pos il giudizio di Bankitalia è stato netto: sono misure sbagliate. Concorda? 

"Il limite al pagamento in contanti dovrebbe essere basso. Non certo 3 o 5mila euro, e una soglia di mille euro sarebbe adeguata  per l’Italia. Limitarne l’uso è fondamentale per contrastare l’evasione fiscale. E non ci deve essere nessun limite inferiore all’uso dei pagamenti digitali. Qualsiasi provvedimento nella direzione di limitare i pagamenti digitali va nella direzione sbagliata in quanto facilita l’evasione".

Altro aspetto dibattuto, il saldo e stralcio delle cartelle: visto che sono giudicate “perse”, è corretto?  

"Il problema è che si tratta di provvedimenti ripetuti e ripetuti, indipendentemente dal colore dei governi in carica. Si crea iniquità nei confronti dei contribuenti che hanno pagato. Qualcuno aspetterà il prossimo provvedimento di questo tipo, senza pagare. Gli stralci dovrebbero essere provvedimenti eccezionali, ma se diventano la regola si crea un problema".

E la flat tax?

"Sulla flat tax il nostro giudizio è chiaro: riduce la progressività del sistema fiscale, quindi è iniqua, e ha effetti limitati sul mercato del lavoro. Il problema dell’economia italiana è che la crescita del lavoro dipendente tramite contratti a tempo indeterminato è più limitata che altrove. Ridurre il cuneo fiscale per chi crea lavoro stabile sarebbe una politica più mirata a far crescere l’occupazione, quindi il reddito delle famiglie, i consumi e l’economia nel complesso. Senza considerare che le imprese italiane sono in una situazione di svantaggio per l’elevato carico dei contributi, che andrebbe riequilibrato".

Reddito di cittadinanza e salario minimo: il primo oggetto di un ridimensionamento, il secondo fuori dai radar. Che ne pensa?   

"Il Reddito di cittadinanza, con tutti i suoi difetti, ha dotato l’Italia di un programma nazionale contro la povertà. Prima era tra i pochi Paesi Ocse a non averlo. Abbiamo raccomandato di rimodularlo perché l’assegno era troppo alto e il legame tra percettori e Centri per l’impiego troppo debole. Serve che sia effettivamente un aiuto temporaneo, con percorsi formativi, sanitari, psicologici se necessari per far sì che i percettori siano nuovamente impiegabili. Ma ciò richiede una riforma pluriennale. Le attuali risorse per il Rdc non sono elevate rispetto agli altri Paesi: vanno utilizzate meglio. Sul salario minimo, c’è lo spazio per combinarlo con la contrattazione nazionale delle parti sociali. Deve esser accettabile sia nelle aree più produttive del Nord che nelle aree dove la produttività è inferiore".

Capitolo pensioni, lo smantellamento della Fornero non c’è…  

"Il governo parlava di cancellazione, nei fatti per ora abbiamo una diversa “Quota” di flessibilità. La nostra idea è sempre stata che la legge Fornero mettesse i conti in una prospettiva di stabilità. Se si vogliono rendere i sistemi di uscita più flessibili, bisogna far sì che siano fiscalmente sostenibili nel lungo periodo. Visto l’invecchiamento della popolazione, l’Italia come nessun altro Paese può puntare a una indiscriminata uscita anticipata. Ma in questa Manovra non si vede un superamento della legge Fornero così drammatico come si prospettava". 

Quale è la vostra previsione per l’economia italiana?  

"Lo scenario è dominato dalle tematiche di prezzi energetici e inflazione. I primi sono diminuiti, ma restano elevati: la spesa globale per energia sul Pil mondiale è ai livelli del 1980. Parliamo del 18%, il doppio del pre-crisi. L’inflazione sta erodendo potere d’acquisto e consumi privati, che per l’Italia sono un motore fondamentale della crescita: valgono il 50% del Pil. Se patiscono, soffre l’intera economia. L’inflazione sta rendendo la politica monetaria delle banche centrali più restrittiva, e noi come Ocse raccomandiamo loro che ciò accada. Prendendo in considerazione tutti questi fattori, ci aspettiamo per l’Italia un rallentamento pronunciato nel 2023 con una crescita allo 0,2%. Poi un recupero al +1% nel 2024, con la riduzione dell’inflazione. In termini di cresita, siamo leggermente sotto i livelli dell’area euro".

Alcuni numeri, come l’ultima crescita trimestrale o la tenuta della produzione industriale, sono meno peggio del previsto.   

"C’è stata senz’altro una tenuta migliore di alcune previsioni. Il pericolo è dato dal fatto che gli effetti dei rialzi dei tassi si vedono con un ritardo di parecchi trimestri: nel 2023 si sconteranno le politiche più restrittive della Bce". 

Le cose potrebbero andar peggio?  

"Abbiamo a dire il vero uno scenario più positivo. Il miglioramento della situazione in Ucraina potrebbe ridurre di 1 punto i premi al rischio globali, il prezzo del petrolio del 10% e degli alimentari del 5%. In questo caso, la crescita dei Paesi Ocse sarebbe di 0,5 punti superiore nel 2023 e di 0,6 nel 2024. E l’Italia si muoverebbe in linea". 

I mercati hanno reagito composti all’avvio del governo Meloni. Cosa ne pensa?  

"Il governo si è dimostrato cauto e consapevole della sensibilità degli investitori internazionali verso i pronunciamenti politici, probabilmente anche alla luce di recenti esperienze che non hanno prodotto i risultati sperati. E questo ha consentito di preservare la fiducia costruita nei mesi scorsi dall’esecutivo Draghi. Il Pnrr tranquillizza gli investitori: non si aspettano modifiche sostanziali, l’impianto è valido e c’è fiducia che possa produrre gli effetti desiderati".