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Pnrr, Meloni in pressing sull’Ue: “Non basta più, va modificato”

(ansa)
La premier chiede a Bruxelles di rivedere il piano alla luce dei costi extra. “Valuteremo le priorità”. Gentiloni: aspettiamo le proposte italiane
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ROMA - «Sugli interventi previsti dal Pnrr dovremo valutare le priorità, perché il costo delle materie prima mette a serio rischio la realizzazione». La premier Giorgia Meloni sceglie la platea del Festival delle Regioni e delle Province Autonome per ribadire che il governo punta alla revisione del Pnrr: «Il Next Generation Eu – spiega – ha rappresentato una prima risposta a livello europeo, ma oggi è evidente a tutti che non è più sufficiente, perché era un piano immaginato per contrastare le conseguenze della pandemia e non poteva ovviamente tenere in considerazione l’impatto che la guerra in Ucraina avrebbe avuto sul nostro tessuto economico, produttivo e sociale. Bisogna fare di più oggi a livello europeo, partendo dal tema del caro energia».

ROMA - «Sugli interventi previsti dal Pnrr dovremo valutare le priorità, perché il costo delle materie prima mette a serio rischio la realizzazione». La premier Giorgia Meloni sceglie la platea del Festival delle Regioni e delle Province Autonome per ribadire che il governo punta alla revisione del Pnrr: «Il Next Generation Eu – spiega – ha rappresentato una prima risposta a livello europeo, ma oggi è evidente a tutti che non è più sufficiente, perché era un piano immaginato per contrastare le conseguenze della pandemia e non poteva ovviamente tenere in considerazione l’impatto che la guerra in Ucraina avrebbe avuto sul nostro tessuto economico, produttivo e sociale. Bisogna fare di più oggi a livello europeo, partendo dal tema del caro energia».

Affermazione che non coinvolge però i 55 target da raggiungere entro il 31 dicembre, passaggio obbligato per ottenere l’erogazione della terza rata da 19 miliardi da parte della Commissione Ue. «Un impegno chiaro che non può essere soggetto a deroghe», lo definisce il ministro per gli Affari Europei e il Pnrr Raffaele Fitto all’evento delle Regioni. Un fact checking condotto qualche giorno fa da Repubblica ha permesso di accertare che oltre la metà di questi obiettivi non sono ancora stati raggiunti, nonostante la prossimità della scadenza, dai decreti attuativi della legge sulla concorrenza a diversi provvedimenti in capo al ministero dell’Ambiente e al dipartimento dell’Innovazione Tecnologica, e sono davvero pochi i ministeri che hanno già chiuso la partita.

Portare tutto a termine nel tempo previsto, ammette Fitto, «non è semplice e stiamo lavorando perché ciò accada, anche mettendo in conto interventi legislativi che possano agevolare il raggiungimento di questi obiettivi». E chiamando a raccolta tutti gli enti coinvolti: proprio per questo, precisa la premier Meloni, il governo a pochi giorni dall’insediamento ha deciso di riattivare la Cabina di Regia.

Guardando invece all’orizzonte del 2026, «il governo non ha alcuna intenzione di ingaggiare scontri con nessuno – sottolinea Fitto –. Stiamo lavorando con la Commissione europea, abbiamo svolto un confronto positivo». «La discussione sul Pnrr sta andando avanti con i diversi Paesi, inclusa l’Italia. – conferma in un incontro con la stampa a margine dell’Eurogruppo a Bruxelles il commissario Ue agli Affari Economici Paolo Gentiloni –. Ci aspettiamo, nei prossimi mesi, di avere delle proposte di emendamenti, anche legate al nuovo programma, che si chiama RepowerEu».

Il RepowerEu rappresenta una sorta di nuovo capitolo del Pnrr, di importanza cruciale per i Paesi che, come l’Italia, hanno già chiesto anche l’ammontare possibile di prestiti legati al Pnrr. Inoltre in questo capitolo potrebbero essere convogliate anche le risorse non ancora utilizzate dei fondi di coesione stanziati per il periodo 2014-2020. Anche ieri Fitto vi ha fatto riferimento, spiegando che va monitorata attentamente «la situazione reale rispetto al Pnrr e agli altri fondi europei, per capire da dove si parte e, rispetto alle diverse implementazioni, come mettere in campo un’azione comune e condivisa», altrimenti «il rischio è che la mano destra non sappia che cosa fa la mano sinistra».

E quindi, prosegue Fitto, si tratta di «capire se un intervento inserito oggi abbia la possibilità di essere realizzato nel corso dei prossimi 4 anni», altrimenti si chiederà di modificarlo, o sostituirlo. Da Bruxelles questo tipo di richieste troveranno la porta aperta, afferma, sempre al Festival delle Regioni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Abbiamo sempre chiesto la flessibilità e mi pare che la Commissione Europa sia attenta. Io non drammatizzerei, si tratta di lavorare tutti insieme e si possono raggiungere gli obiettivi».