Cantieri inesistenti, cessioni a catena e imprese fantasma: il dossier della Gdf con le frodi sui crediti fiscali del Superbonus
di Antonella Donati , di Antonella DonatiLavori mai fatti e cessioni a catena per eludere i controlli. Mentre il governo è al lavoro per cercare una soluzione ai crediti incagliati, sul tavolo della commissione Bilancio del Senato che sta esaminando il decreto Aiuti quater con le nuove norme sul Superbonus c'è finito anche il dossier della Guardia di Finanza con il punto sulle frodi scoperte finora. Sequestrati 3,6 miliardi di crediti negli ultimi dodici mesi. E su questo fronte i lettori ci segnalano ditte che spariscono lasciando i lavori a metà, dopo aver incassato i crediti d'imposta, fino al caso emblematico di un'impresa che si è portata via batterie di accumulo e inverter dopo aver fotografato lo stato del cantiere nel quale gli impianti in questo risultavano montati.
Cantieri inesistenti e imprese "fantasma"
Dall'audizione della Guardia di finanza al Senato è emerso che dal novembre del 2021 ad oggi, le indagini hanno consentito di sottoporre a sequ…
Lavori mai fatti e cessioni a catena per eludere i controlli. Mentre il governo è al lavoro per cercare una soluzione ai crediti incagliati, sul tavolo della commissione Bilancio del Senato che sta esaminando il decreto Aiuti quater con le nuove norme sul Superbonus c'è finito anche il dossier della Guardia di Finanza con il punto sulle frodi scoperte finora. Sequestrati 3,6 miliardi di crediti negli ultimi dodici mesi. E su questo fronte i lettori ci segnalano ditte che spariscono lasciando i lavori a metà, dopo aver incassato i crediti d'imposta, fino al caso emblematico di un'impresa che si è portata via batterie di accumulo e inverter dopo aver fotografato lo stato del cantiere nel quale gli impianti in questo risultavano montati.
Cantieri inesistenti e imprese "fantasma"
Dall'audizione della Guardia di finanza al Senato è emerso che dal novembre del 2021 ad oggi, le indagini hanno consentito di sottoporre a sequestro preventivo crediti d'imposta inesistenti per oltre 3,6 miliardi di euro. Diverse le modalità operative poste in essere per le truffe.
Lavori fatturati a ignari condomini che hanno scoperto solo per caso di aver ceduto crediti fiscali per in interventi mai realizzati. Ditte non operative che risultavano al lavoro su immobili che non erano nella disponibilità di chi avrebbe dovuto approvare l'appalto. Stalle fatte passare per villette completamente ristrutturate nelle quali, in realtà, non è mai stato aperto alcun cantiere. Una creatività in materia di frodi fiscali sui bonus edilizi che a quanto pare non ha limiti, il quadro che emerge dal dossier.
Complessivamente i casi più ricorrenti, oltre a quello dei lavori edilizi fatturati e mai avviati, hanno riguardato immobili sui quali sarebbero stati eseguiti gli interventi agevolati non riconducibili ai beneficiari originari delle detrazioni, e lavori edilizi incompatibili con le dimensioni imprenditoriali dei soggetti che li avrebbero effettuati e che avrebbero praticato lo sconto in fattura.
Tra i casi più recenti, quello che ha portato al sequestro preventivo di crediti per un miliardo di euro tra Roma e Foggia. Lo schema di frode ricostruito dalla GdF è emblematico: due società immobiliari riconducibili al medesimo imprenditore, proprietarie o conduttrici di centinaia di immobili con un basso valore catastale (stalle), hanno emesso reciprocamente, in poche settimane, fatture per un imponibile di diverse centinaia di milioni di euro concernenti acconti su lavori che in concreto non risultavano essere mai stati realizzati. Ciò ha consentito di generare crediti tributari fittizi, relativi al "bonus facciate", al "bonus ristrutturazione", all'"ecobonus" e al "sismabonus", per oltre un miliardo. Parte dei crediti era già stata monetizzata a seguito di un vorticoso flusso di cessioni che ha coinvolto società satellite (alcune delle quali neocostituite) e persone fisiche (talvolta interi nuclei familiari) che, pur a fronte di redditi nulli o modesti, risultano aver acquistato e poi ceduto crediti per importi di rilevante entità al solo fine di allungare la catena, ostacolare i controlli e vanificare l'azione di recupero dei profitti illeciti.
Cessioni a catena tra imprese collegate
E risulta tra i più gettonati proprio il meccanismo delle cessioni "a catena" tra imprese con la medesima sede e/o con gli stessi rappresentanti, costituite in un breve arco temporale, oppure che hanno ripreso ad operare dopo un periodo di inattività o che da poco si sono formalmente "riconvertite" all'edilizia, i cui soci o amministratori sono nullatenenti, irreperibili e/o gravati da precedenti penali. Uno schermo che rende particolarmente difficoltosa per chi acquista il credito in buona fede e, in particolare, per gli istituti di credito, l'effettuazione di una corretta verifica sui profili soggettivi e oggettivi delle operazioni.
In alcuni casi, i procedimenti penali sono partiti da denunce di ignari cittadini. E' quanto avvenuto, ad esempio, a Milano, dove a seguito delle segnalazioni di alcuni cittadini che, consultando i propri cassetti fiscali, si erano resi conto di operazioni di cessione di crediti in materia edilizia a loro carico: è stato scoperto che una società edile aveva emesso fatture nei confronti di quattro condomini a fronte di lavori mai realizzati, generando crediti inesistenti per oltre 48 milioni di euro.
Cantieri a metà e ditte irreperibili
Emblematico a questo proposito il caso del nostro lettore che ci ha segnalato che si è visto allestire nel cantiere della sua villetta una sorta di set fotografico con le batterie di accumulo montate e poi smontate al termine delle foto, foto eviodentemente necessarie per attestare di aver completato i lavori. Un comportamento da segnalare sicuramente alle autorità per evitare cattive sorprese.