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In Iran la moneta precipita ai minimi storici: la super inflazione può alimentare le proteste

A Istanbul, una manifestazione a sostegno delle proteste in Iran (reuters)
Dall'inizio delle manifestazioni il Riyal ha perso quasi il 14% del proprio valore, scendendo al tasso di cambio più basso mai registrato con il dollaro. L'aumento dei prezzi è del 50% annuo
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ROMA - In mezzo alle proteste di piazza, affrontate con una durissima repressione, si apre un nuovo fronte per il regime iraniano degli Ayatollah: quello economico-finanziario. Dall'inizio delle manifestazioni seguite alla morte della 22enne Mahsa Amini, la moneta della Repubblica Islamica, il riyal, ha perso infatto quasi il 14% del proprio valore, precipitando al livello più basso mai registrato nel cambio con il dollaro. Sabato nel mercato non ufficiale, secondo il sito Bonbast, un dollaro scambiava a 370.200 riyal, contro i 367.300 della vigilia. Soprattutto, rispetto ad agosto del 2021, quando il valore era 280.000, la caduta è del 50%.

A scatenare la fuga di capitali, risparmiatori e trader dalla moneta nazionale verso il p…

ROMA - In mezzo alle proteste di piazza, affrontate con una durissima repressione, si apre un nuovo fronte per il regime iraniano degli Ayatollah: quello economico-finanziario. Dall'inizio delle manifestazioni seguite alla morte della 22enne Mahsa Amini, la moneta della Repubblica Islamica, il riyal, ha perso infatto quasi il 14% del proprio valore, precipitando al livello più basso mai registrato nel cambio con il dollaro. Sabato nel mercato non ufficiale, secondo il sito Bonbast, un dollaro scambiava a 370.200 riyal, contro i 367.300 della vigilia. Soprattutto, rispetto ad agosto del 2021, quando il valore era 280.000, la caduta è del 50%.

A scatenare la fuga di capitali, risparmiatori e trader dalla moneta nazionale verso il porto sicuro del dollaro, con un surplus di speculazione, sono i timori per l'instabilità politica. La decisione di reprimere con la forza proteste e scioperi, oltre ai legami nelle forniture militari con la Russia, accresce l'isolamento dell'Iran rispetto al blocco delle democrazie liberali, rendendo assai remota l'ipotesi che di resuscitare l'accordo sul nucleare stracciato da Donald Trump. Nei giorni scorsi, dopo l'esecuzione da parte del regime di un manifestante, Paesi come il Canada, l'Australia e il Regno Unito hanno annunciato nuove sanzioni contro Teheran, accusandolo di violazione dei diritti umani. 

Nonostante il regime sia riuscito ad aggirare in parte le sanzioni, la quantità di idrocarburi che esporta - in particolare verso la Cina - non è sufficiente per sostenere l'economia. La moneta iraniana ha iniziato il declino sul dollaro nel 2018, quando gli Stati Uniti hanno deciso di ritirarsi dall'accordo nucleare e imporre nuove sanzioni sul regime. Da quel momento il riyal è collassato, spingendo l'inflazione a livelli da allarme rosso: i prezzi aumentano a un ritmo annuo del 50%, che potrebbe essere ancora accelerato dall'ulteriore svalutazione infuocando ancora di più le proteste. Toccherà alla Banca centrale provare a difendere il sempre più fragile equilibrio finanziario del Paese, in attesa di capire come si ricomporrà quello politico.