Gas, l’Italia risparmia ancora: consumi in calo del 17 per cento
di Luca Pagni , di Luca PagniROMA - L’Italia continua a risparmiare gas: dal primo settembre, i consumi sono in calo del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, per un valore di circa 4,2 miliardi di metri cubi, oltre il 5% in meno rispetto al fabbisogno del 2021. In autunno, nei mesi di ottobre e novembre, il merito è stato del meteo, grazie a temperature al di sopra delle medie stagionali che, di fatto, hanno fatto rinviare l’accensione dei riscaldamenti. E, in parte, è da attribuire al comportamento virtuoso delle famiglie che hanno preso sul serio i provvedimenti del governo Draghi che aveva “raccomandato” la diminuzione di un grado e mezzo dei termostati. Anche per limitare la stangata sulle bollette.
Con l’arrivo dei primi freddi, il calo della domanda di gas è proseguita: anche nelle prime due settimane di dicembre, i consumi hanno continuato a scendere rispetto a un anno fa. I risparmi totali hanno subito un rallentamento, ma tutto somma…
ROMA - L’Italia continua a risparmiare gas: dal primo settembre, i consumi sono in calo del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, per un valore di circa 4,2 miliardi di metri cubi, oltre il 5% in meno rispetto al fabbisogno del 2021. In autunno, nei mesi di ottobre e novembre, il merito è stato del meteo, grazie a temperature al di sopra delle medie stagionali che, di fatto, hanno fatto rinviare l’accensione dei riscaldamenti. E, in parte, è da attribuire al comportamento virtuoso delle famiglie che hanno preso sul serio i provvedimenti del governo Draghi che aveva “raccomandato” la diminuzione di un grado e mezzo dei termostati. Anche per limitare la stangata sulle bollette.
Con l’arrivo dei primi freddi, il calo della domanda di gas è proseguita: anche nelle prime due settimane di dicembre, i consumi hanno continuato a scendere rispetto a un anno fa. I risparmi totali hanno subito un rallentamento, ma tutto sommato modesto: come hanno rivelato gli esperti dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale che stanno monitorando l’andamento dei consumi dall’inizio del conflitto in Ucraina, compresi i primi dieci giorni di dicembre, i consumi sono scesi del 17%. Un dato che si può già proiettare per la fine della stagione “termica”, quando andranno a spegnersi i riscaldamenti.
Come ha sottolinea Matteo Villa, esperto dell’Ispi, i questo caso il merito è da attribuire ai comportamenti delle imprese che da quando è iniziata la crisi energetica hanno migliorato in termini di efficienza: «Per questa stagione termica possiamo dare ormai per acquisito un calo dei consumi di almeno il 10% rispetto al 2021. In particolare, i consumi diretti dell’industria sono in calo di circa il 20% rispetto agli anni passati. Al momento questo non si riflette su un drastico calo della produzione industriale. Ma è comunque un elemento di criticità del sistema».
Dal punto di vista delle imprese c’è qualche elemento di allarme in più, come ha sottolineato di recente il Centro Studi di Confindustria che vede un quarto trimestre dell’anno in calo in termini di produzione industriale. Come ha rivelato anche l’ultimo dato Istat, con il mese di settembre a meno 1,8% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso (mentre oggi si potrebbe avere un ulteriore conferma con l’aggiornamento di ottobre).
In ogni caso, si tratta di numeri migliori rispetto alle attese di inizio autunno, in linea con quanto sta avvenendo in tutta la Ue. Nel nord Europa, le temperature si sono abbassate una paio di settimana prima, cosicché i risparmi si “limitano” a un 10% complessivo. Ma va anche detto che sono soprattutto Italia e Germania - i due paesi che consumano più gas di tutti - a guidare la tendenza generale.
Tutto ciò si riflette sia sulle quotazioni del gas, sia sul livello degli stoccaggi. Il freddo degli ultimi giorni ha cominciato a svuotare i depositi, ora all’87,7% della loro capacità, contro il 97% di un paio di settimana fa, ma in linea con la media Ue (88%). I prezzi sono in salita, ma senza provocare, al momento, particolari allarmi: ieri, l’indice Ttf - maggiore mercato di scambio a livello continentale - ha chiuso in calo di quasi il 2% a 134 euro al megawattora. Con un rialzo di circa il 30% rispetto ai minimi di inizio di novembre quando era sceso anche sotto quota 100 euro.
Il mercato aspetta di capire cosa accadrà settimana prossima quando sono attese temperature ulteriormente in calo, nonché la decisione di Bruxelles sul possibile price cap al gas. Anche se, per la verità guardano più ai termometro che alla Commissione europea, la cui proposta sul tetto al prezzo divide ancora i singoli governi.