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Il Pnrr non traina: impatto sulla crescita ridotto di un terzo. Allarme della Corte dei Conti sugli asili

Da uno studio di Intesa Sanpaolo e del Pnrr Lab della Sda Bocconi emerge che, dal 3,6% previsto inizialmente, nel 2026 si arriverà solo a un 2,5% di rialzo del Pil rispetto allo scenario base. Ma il calcolo si basa su una previsione di spesa già superata: quest'anno ci si fermerà sotto i 15 miliardi
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Il Pnrr non tira più. O meglio, il ritardo nell'esecuzione degli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza inizia a esser scontata dalle analisi che guardano al loro impatto sulla crescita italiana. E così l'effetto benefico sul nostro Prodotto interno lordo (Pil) ne risulta pesantemente condizionato. Nel caso dell'analisi condotta dal Pnrr Lab della Sda Bocconi, con gli economisti di Intesa Sanpaolo, si prevede che arriveramo nel 2026 a uno scostamento del 2,5% sullo scenario base, contro il 3,6% calcolato inizialmente dal governo e il 3,2% rivisto quest’anno, sulla base della contrazione della spesa per investimenti. E per il 2022 si incasserà solo un modesto +0,4% di impatto sulla crescita, quasi la metà dello 0,7 in cui si sperava fino ad aprile. È una proiezione di Intesa Sanpaolo e del Pnrr Lab della Sda Bocconi. Che però rischia di essere rivista a breve.

Infatti la previsione di spesa pe…

Il Pnrr non tira più. O meglio, il ritardo nell'esecuzione degli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza inizia a esser scontata dalle analisi che guardano al loro impatto sulla crescita italiana. E così l'effetto benefico sul nostro Prodotto interno lordo (Pil) ne risulta pesantemente condizionato. Nel caso dell'analisi condotta dal Pnrr Lab della Sda Bocconi, con gli economisti di Intesa Sanpaolo, si prevede che arriveramo nel 2026 a uno scostamento del 2,5% sullo scenario base, contro il 3,6% calcolato inizialmente dal governo e il 3,2% rivisto quest’anno, sulla base della contrazione della spesa per investimenti. E per il 2022 si incasserà solo un modesto +0,4% di impatto sulla crescita, quasi la metà dello 0,7 in cui si sperava fino ad aprile. È una proiezione di Intesa Sanpaolo e del Pnrr Lab della Sda Bocconi. Che però rischia di essere rivista a breve.

Infatti la previsione di spesa per quest'anno, già ridotta a 33,7 miliardi ad aprile rispetto agli oltre 40 iniziali, era poi stata ricalcolata a 20,5, a settembre, ma già alcune settimane fa il ministro degli Affari Europei e del Pnrr Raffaele Fitto aveva ammesso che quel traguardo era ormai considerato non raggiungibile. E nell’ultimo monitoraggio, aggiornato al 5 dicembre, la previsione più realistica è di una spesa tra i 13 e i 14 miliardi.

“Le nostre proiezioni si basano sull’ultima nota di aggiornamento al Def – spiega Luca Mezzomo, della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo – ci siamo limitati a prendere atto degli slittamenti dei flussi di spesa previsti dal governo, mentre non abbiamo tenuto conto dell’impatto delle riforme. Una scansione ancora troppo ottimistica, e non solo per il 2022. Anche per il 2023 sarà difficile che si arrivi a 40 miliardi di spesa per investimenti”. Anche perché il costo dei materiali continua a salire, frenando le imprese: lo studio calcola aumenti fino al 170 per cento rispetto al 2019.

Dalla Corte dei Conti allarme sul piano asili

E intanto, sui ritardi interviene la Corte dei Conti, che lancia un nuovo allarme sulle risorse per il potenziamento degli asili nido e delle scuole dell'infanzia, dopo quello della Banca d'Italia e dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio. Ammontano a 4,6 miliardi di euro, di cui 700 milioni per progetti già in essere (finanziati con fondi nazionali), 2,4 miliardi per la costruzione di nuovi asili nido, 600 milioni per le scuole dell'infanzia e 900 milioni per le spese di gestione, ma sull'intervento, che punta a creare 264.480 nuovi posti pubblici negli asili italiani entro il secondo semestre del 2025, la Corte ha accertato il mancato rispetto dell'obiettivo intermedio (milestone) nazionale relativo alla selezione degli interventi da ammettere a finanziamento (scaduto il 31 marzo 2022), evidenziando il rischio che il ritardo accumulatosi pregiudichi l'obiettivo intermedio europeo di aggiudicazione dei lavori, da raggiungersi entro il secondo trimestre 2023.

Tra le cause del ritardo, l'inadeguata risposta degli enti locali all'avviso pubblico per l'aumento dei posti negli asili nido: la Corte raccomanda al Ministero dell'Istruzione una razionalizzazione, nonché la gestione unitaria dei fondi. La Corte ha, infine, invitato il Ministero a completare celermente la relativa istruttoria e a sottoscrivere gli accordi di concessione con gli enti locali beneficiari, in un complessivo percorso di accelerazione a tutela dell'investimento, sia per i suoi risvolti sui migliori risultati scolastici dei bambini destinatari di istruzione prescolastica, sia per l'aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro, con riduzione degli attuali divari territoriali e di genere.