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La Fed allenta la stretta sui tassi, ma gli aumenti non sono finiti

(reuters)
La Banca centrale rallenta il ritmo dei rialzi da 75 a 50 punti base, ma i membri del suo direttivo vedono ora un picco oltre il 5%. Powell: “Non siamo ancora all’obiettivo”. Oggi la decisione Bce
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NEW YORK - Un passo avanti, e due indietro. La Federal Reserve ha rallentato la corsa ad aumentare il costo del denaro per combattere l’inflazione, decidendo ieri di alzare i tassi dello 0,50%, dopo quattro interventi consecutivi dello 0,75%. Nello stesso tempo però ha avvertito che continuerà questa politica più a lungo, facendo salire a 5,1% il livello a cui si aspetta di arrivare nel corso del 2023, e abbassando dall’1,2% allo 0,5% le attese per la crescita del pil nel prossimo anno.

Così in sostanza la banca centrale ha riconosciuto che l’inflazione sta iniziando a rallentare, ma non quanto basta per dare garanzie sul futuro. Perciò ha scelto di mantenere una linea da falco, primo per garantire che la corsa verso l’alto dei prezzi sia davvero domata; secondo, per evitare che i mercati si facciano troppe illusioni, perché un “rally” in questo momento finirebbe per alimentare i consumi e quindi l’in…

NEW YORK - Un passo avanti, e due indietro. La Federal Reserve ha rallentato la corsa ad aumentare il costo del denaro per combattere l’inflazione, decidendo ieri di alzare i tassi dello 0,50%, dopo quattro interventi consecutivi dello 0,75%. Nello stesso tempo però ha avvertito che continuerà questa politica più a lungo, facendo salire a 5,1% il livello a cui si aspetta di arrivare nel corso del 2023, e abbassando dall’1,2% allo 0,5% le attese per la crescita del pil nel prossimo anno.

Così in sostanza la banca centrale ha riconosciuto che l’inflazione sta iniziando a rallentare, ma non quanto basta per dare garanzie sul futuro. Perciò ha scelto di mantenere una linea da falco, primo per garantire che la corsa verso l’alto dei prezzi sia davvero domata; secondo, per evitare che i mercati si facciano troppe illusioni, perché un “rally” in questo momento finirebbe per alimentare i consumi e quindi l’inflazione.

La priorità: combattere l'inflazione

Pazienza poi se questa linea dura spingerà gli Stati Uniti verso la recessione, perché tra l’atterraggio morbido dell’economia e il contenimento dei prezzi, la Fed sceglie chiaramente il secondo come priorità irrinunciabile. Wall Street lo ha capito, con gli indici in rosso dopo l’annuncio, un’accelerazione quando il presidente Powell ha cominciato la conferenza stampa, e poi un parziale recupero, con il Dow Jones che ha chiuso a -0,42%.

Secondo il comunicato pubblicato alla fine della riunione di ieri, «il Federal Open Market Committee (Fomc) è molto attento ai rischi di inflazione. Gli aumenti continui degli obiettivi relativi ai tassi saranno appropriati, al fine di raggiungere una posizione di politica monetaria sufficientemente restrittiva da riportare l’inflazione al 2%, nel corso del tempo». Quindi è vero che martedì il dato sui prezzi ha confermato un rallentamento dell’inflazione, però una rondine non fa primavera e la politica restrittiva dovrà continuare, anche se con una velocità inferiore, per dare alla banca centrale il tempo di valutare gli effetti sull’economia ed evitare di esagerare, spingendo l’America verso una recessione non necessaria.
Powell ha spiegato così la logica della Fed: «Vorrei sottolineare al popolo americano che comprendiamo le difficoltà che l’inflazione sta causando». Però «abbiamo altro lavoro da fare, perché la stabilità dei prezzi è il fondamento dell’economia. Senza, non raggiungeremo un periodo prolungato di forti condizioni del mercato del lavoro a vantaggio di tutti. Oggi riteniamo che non siamo ancora arrivati ad una posizione politica sufficientemente restrittiva».

Un male necessario

Il presidente della Fed ha spiegato che una delle principali preoccupazioni viene dall’occupazione: «Il mercato del lavoro continua ad essere sbilanciato, con una domanda che supera sostanzialmente l’offerta di lavoratori disponibili. I partecipanti al Fomc si aspettano che la domanda e l’offerta raggiungano un migliore equilibrio nel tempo, allentando la pressione al rialzo su salari e prezzi». Le azioni che la Fed intende compiere per raggiungere l’obiettivo porteranno «un periodo prolungato di crescita al di sotto della tendenza, e un certo indebolimento delle condizioni del mercato del lavoro». Questo però è un male necessario, per evitare i maggiori dolori che provocherebbe l’inflazione cronica: «Sarebbe prematuro fermarsi ora. Abbiamo ancora strada da fare sul rialzo dei tassi».

Powell non si è sbilanciato sui prossimi interventi, che però potrebbero essere di 0,25 punti, o sul rischio di provocare la recessione: «Nessuno sa davvero se ci sarà o meno». Però è pronto a rischiarla, possibilmente in misura limitata, pur di sconfiggere l’inflazione. Alla decisione della Fed seguirà oggi quella della Bce che dovrebbe limitarsi ad un rialzo di mezzo punto.