Open Fiber, un aumento per cablare le aree grigie
di Sara Bennewitz , di Sara BennewitzMilano In attesa che il governo scelga come creare una rete in fibra a controllo pubblico, indipendenti dagli operatori telefonici, Cdp va avanti con i suoi piani per Open Fiber. Ieri si è riunito un consiglio della Cassa depositi e prestiti, guidata da Dario Scannapieco, in cui tra le altre cose si è discusso dei piani della società della rete, al cui vertice siede Mario Rossetti. Per cablare le aree grigie, per cui a luglio si è aggiudicata la gara da 970 milioni di euro per l’Italia a un Giga, parte degli obiettivi del Pnrr, Oper Fiber sta andando incontro a importanti aumenti dei costi, legati all’inflazione ma non solo. Per questo motivo Rossetti starebbe affinando un nuovo piano industriale che poi sottoporrà ai soci, ovvero Cdp (60%) e il fondo Macquarie (40%). In quest’ottica gli azionisti a febbraio potrebbero essere chiamati ad apportare circa 200 milioni di nuovi capitali, proprio per cablare le aree grigie, cio&egr…
Milano In attesa che il governo scelga come creare una rete in fibra a controllo pubblico, indipendenti dagli operatori telefonici, Cdp va avanti con i suoi piani per Open Fiber. Ieri si è riunito un consiglio della Cassa depositi e prestiti, guidata da Dario Scannapieco, in cui tra le altre cose si è discusso dei piani della società della rete, al cui vertice siede Mario Rossetti. Per cablare le aree grigie, per cui a luglio si è aggiudicata la gara da 970 milioni di euro per l’Italia a un Giga, parte degli obiettivi del Pnrr, Oper Fiber sta andando incontro a importanti aumenti dei costi, legati all’inflazione ma non solo. Per questo motivo Rossetti starebbe affinando un nuovo piano industriale che poi sottoporrà ai soci, ovvero Cdp (60%) e il fondo Macquarie (40%). In quest’ottica gli azionisti a febbraio potrebbero essere chiamati ad apportare circa 200 milioni di nuovi capitali, proprio per cablare le aree grigie, cioè quelle a parziale fallimento di mercato.
Nuovi investitori interessati alla rete Telecom
Tramontato il piano di Cdp per la fusione tra la rete Open Fiber e quella di Tim, e in attesa che il governo definisca una nuova strategia, anche la Telecom Italia di Pietro Labriola prova ad andare avanti per la sua strada. L’ad di Tim insieme al direttore finanziario Adrian Calaza nei giorni scorsi avrebbe infatti incontrato Will Brilliant, partner del fondo infrastrutturale Usa Gip, per discutere di un possibile interesse a investire nella rete Telecom. Gip, che in Italia ha già investito su Italo, avrebbe sondato in via preventiva l’interesse di Telecom, precisando di essere interessata a partecipare a un’operazione condivisa con tutti gli stakeholder, a iniziare del governo.
Il tavolo tecnico tra il governo e gli azionisti
A proposito, oggi ci sarà il primo incontro tecnico tra gli esponenti dell’esecutivo e i principali azionisti di Tim, vale a dire Cdp (9,9%) e Vivendi (23,8%). Per la prima volta da mesi, dovrebbero così incontrarsi a uno stesso tavolo l’ad di Cdp Equity, Francesco Mele, e l’ad del colosso francese, Arnaud de Puyfontaine, con l’obiettivo di trovare una strategia condivisa. Sempre oggi è poi convocato un consiglio di Tim che ha un ordine del giorno scarno, tra cui la nomina di un nuovo amministratore al posto del dimissionario Frank Cadoret.
In proposito ieri il comitato nomine e remunerazione di Tim avrebbe stilato un rosa di tre candidati, anche se in pole position ci sarebbe Massimo Sarmi, presidente dell’Asstel e di Fibercop, la società della rete secondaria di Tim (di cui il fondo Kkr ha il 37,5% ). Sarmi è stato indicato dal socio Vivendi ed è un nome stimato e gradito dal governo, tuttavia il consigliere Paola Bonomo avrebbe presentato una relazione per sostenere che dati i suoi incarichi in una controllata di Telecom, non avrebbe i requisiti di indipendenza. Anche se nemmeno Cadoret li aveva, in quanto manager con incarichi esecutivi in Vivendi.