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Mutui, come cambia il mercato in vista delle mosse della Bce. I fissi tornano convenienti

Christine Lagarde (ansa)
A dicembre l'Irs, parametro di riferimento per i tassi fissi, è sceso al 2,36% mentre l'euribor, indice dei variabili, è salito fin quasi al 2%.
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Giornate calde per le Banche centrali, con la Fed che apre una due-giorni di decisioni importanti sui rialzi dei tassi. Al lavoro ci sono anche i governatori in Svizzera e in Giappone, ma soprattutto della Banca centrale europea. All'indomani del dato sull'inflazione americana, che ha rallentato più delle attese, si consolidano le aspettative per un allentamento nella stretta monetaria da parte dei banchieri centrali. Gli analisti scommettono su un rialzo di 50 punti base sia da parte della Federal Reserve americana che dell'Eurotower. Il percorso verso la normalizzazione della politica monetaria, dopo i lunghi anni dei tassi a zero e anche sotto, non si interromperà certo. Ma, soprattutto sulla sponda americana, sembra che la forte scossa data con i quattro rialzi in fila da 75 punti base abbia iniziato a dare i suoi frutti. E che quindi il presidente Jerome Powell possa togliere il piede dal freno, mettendo meno pressione anche su Christine Lagarde.

Alla f…

Giornate calde per le Banche centrali, con la Fed che apre una due-giorni di decisioni importanti sui rialzi dei tassi. Al lavoro ci sono anche i governatori in Svizzera e in Giappone, ma soprattutto della Banca centrale europea. All'indomani del dato sull'inflazione americana, che ha rallentato più delle attese, si consolidano le aspettative per un allentamento nella stretta monetaria da parte dei banchieri centrali. Gli analisti scommettono su un rialzo di 50 punti base sia da parte della Federal Reserve americana che dell'Eurotower. Il percorso verso la normalizzazione della politica monetaria, dopo i lunghi anni dei tassi a zero e anche sotto, non si interromperà certo. Ma, soprattutto sulla sponda americana, sembra che la forte scossa data con i quattro rialzi in fila da 75 punti base abbia iniziato a dare i suoi frutti. E che quindi il presidente Jerome Powell possa togliere il piede dal freno, mettendo meno pressione anche su Christine Lagarde.

Alla finestra stanno anche i comuni cittadini indebitati con un mutuo, o che programmano l'acquisto di una casa facendo ricorso al finanziamento da parte delle banche.

Nelle ultime settimane, il mercato è tornato a ruotare verso i tassi fissi. E c'è una precisa ragione di convenienza in questo movimento. Secondo l'analisi di MutuiSupermarket.it, se si prende l'indice di riferimento per i tassi fissi (l'Irs a 20 anni, che si forma sul mercato interbancario), la media delle rilevazioni mensili è scesa al 2,36%, perdendo lo 0,34% rispetto al mese precedente. Bisogna ricordare che, ad agosto del 2021, eravamo allo 0,26%. La risalita, soprattutto nella prima parte dell'anno quando i mercati hanno iniziato a scontare le strette sui tassi, è stata poderosa. Ma ora qualcosa è cambiato. Non è lo stesso per l'indice Euribor, che presiede alla formazione dei tassi variabili e reagisce in modo più diretto ai cambi di politica monetaria. In questo caso, a dicembre la media è stata dell'1,98%, con un aumento dello 0,15%. In pratica si è sensibilmente ridotta, quasi azzerata, la forbice tra i due diversi tipi di finanziamento (nel caso dell'Euribor, il minimo era di dicembre 2021 con il -0,58%). A maggior ragione se si considera che sull'Euribor bisogna poi applicare lo spread fissato dalle banche nelle loro offerte, solitamente nell'ordine dell'1 per cento.

Ora, come si spiega questa frenata dell'Irs, soprattutto se si considera che sì le banche centrali rallenteranno sì le strette, ma non si fermeranno ancora? "Dipende dalle aspettative che si formano presso il mercato", ragiona Guido Bertolino di MutuiSupermarket.it. "Se guardiamo alla curva future dell'Euribor a 3 mesi al mercato Liffe di Londra, vediamo che si prevede ora un picco di poco superiore al 3% tra giugno e novembre 2023 per poi ripiegare gradualmente intorno al 2,5% negli anni successivi. Solo poche settimane fa era preventivata una risalita al 3,5% a giugno e poi una stabilizzazione intorno al 3%". Insomma, il mercato crede che i tassi saliranno, ma un po' meno. E come mai, allora, l'Irs si colloca su livelli addirittura inferiori? "La sensazione è che tra gli operatori bancari si sia formata la previsione di una recessione marcata, che porterà a una riduzione della spinta inflattiva. E quindi che la Bce potrebbe presto dover invertire la sua politica monetaria, facendo salire ancora i tassi ma probabilmente tornando a tagliarli se la crisi economica sarà troppo intensa". Insomma, una buona notizia per chi si avvicina alle banche per un mutuo, ma non proprio per l'economia nel suo complesso.

Per il momento, il mercato prende comunque atto di queste tendenze. Non è un caso che analizzando la domanda online si veda che le richieste a tasso fisso sono tornate a spiegare, a dicembre, l'84% del totale delle domande dopo esser scese fino al 50% nel mese di luglio, quando i variabili e variabili col cap insieme erano arrivati al 48% (le quote residuali sono tassi misti). Dopo i provvedimenti che hanno consentito di porre un rimedio allo stop ai tassi fissi con garanzia Consap (che erano finiti fuori mercato per il tetto al tasso previsto dalla norma originaria), si è rivitalizzata anche la domanda da parte dei giovani, risalita per gli under 35 al 40% del totale. E in questa fetta di richiedenti, proprio per la riapertura delle offerte a tasso fisso, questa tipologia di contratti è tornata in ampia maggioranza: vuole un fisso l'86% dei giovani under 36, mentre eravamo al 30-40% in estate.