Regno Unito, infermieri in sciopero per chiedere aumenti di stipendio del 17%: è il primo stop in oltre un secolo
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Migliaia di infermieri stanno scioperando oggi in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, per una due giorni di agitazione che si ripeterà il prossimo 20 dicembre. È una protesta storica e clamorosa, la prima in 106 anni di storia del sindacato Royal College of Nursing (Rcn). È un colpo tremendo per la sanità pubblica britannica “Nhs”, una delle più antiche al mondo, modello europeo per decenni ma che oggi è piombata in una grave crisi, per mancanza di personale (soprattutto dall’Ue post Brexit), fondi malspesi e lunghe liste di attesa dopo l’emergenza Covid. I lavoratori degli ospedali, chiamati “eroi nazionali” a più riprese dal governo britannico durante l’emergenza Covid, chiedono in media tra il 17 e il 19% in più in busta paga, anche perché diversi denunciano di razionare addirittura il cibo in pausa pranzo per arriv…
LONDRA - Migliaia di infermieri stanno scioperando oggi in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, per una due giorni di agitazione che si ripeterà il prossimo 20 dicembre. È una protesta storica e clamorosa, la prima in 106 anni di storia del sindacato Royal College of Nursing (Rcn). È un colpo tremendo per la sanità pubblica britannica “Nhs”, una delle più antiche al mondo, modello europeo per decenni ma che oggi è piombata in una grave crisi, per mancanza di personale (soprattutto dall’Ue post Brexit), fondi malspesi e lunghe liste di attesa dopo l’emergenza Covid. I lavoratori degli ospedali, chiamati “eroi nazionali” a più riprese dal governo britannico durante l’emergenza Covid, chiedono in media tra il 17 e il 19% in più in busta paga, anche perché diversi denunciano di razionare addirittura il cibo in pausa pranzo per arrivare a fine mese. Il loro salario, al netto dell’inflazione, è praticamente tornato ai livelli del 2008.
Risponde a muso duro il governo, che pure ha provato fino all’ultimo ad evitare lo sciopero. “Un aumento degli stipendi di quasi il 20% non è accettabile”, secondo il ministro della Salute Steven Barclay, “viste le tante pressioni economiche che dovremo affrontare nei prossimi mesi”. Parlando a un comizio stamattina fuori dal St Thomas Hospital di Londra, la segretaria del sindacato Rcn, Pat Cullen, ha dichiarato che questo “è un tragico giorno per gli infermieri, e un tragico giorno anche per i pazienti”. Gli infermieri rimasti al lavoro sono praticamente soltanto coloro destinati a pronto soccorso, cure urgenti, chiemoterapie, dialisi e pazienti molto fragili. Mentre i servizi di routine sono stati sospesi e lo stesso capiterà martedì prossimo.
I guai per chi viaggia
Ma quella degli infermieri sugli scudi è solo una goccia dello tsunami di scioperi che ci saranno di qui a inizio 2023. Venerdì scorso hanno scioperato gli autisti di bus di Londra. Sabato gli insegnanti scozzesi e i postini della Royal Mail, che hanno fatto lo stesso domenica. Lunedì e martedì si sono fermati i ferrovieri della compagnia Avanti West Coast. Sempre l’altro ieri, hanno incrociato le braccia invece i ferrovieri del sindacato Rmt (Rail, Maritime and Transport Workers) a livello nazionale, come ieri, e lo faranno anche domani e il 17 dicembre. Oltre agli infermieri, poi, il 20 a fermarsi saranno anche gli ingegneri della compagnia ferroviaria “Great Western Railway” e gli autisti di autobus di Londra si fermeranno per ulteriori due giorni.
Non solo. Domani sciopererà lo staff della sicurezza sugli Eurostar e faranno lo stesso nei giorni 18, 22, 23, 24, 25, 26 e 27. Finita qui? No. Sempre domani, gli addetti ai bagagli di Heathrow si fermeranno per tre giorni ai terminal 2, 3 e 4 dell’aeroporto: a soffrirne soprattutto le compagnie aeree esclusa British Airways che opera al terminal 5. Il 21 addirittura gli autisti di ambulanze in Inghilterra e Galles, che in gran parte verranno sostituiti dai soldati di Sua Maestà, mentre il 23 torneranno ad agitarsi i postini per 48 ore e non si presenteranno al lavoro gli agenti di frontiera degli aeroporti britannici, nel loro caso per ben otto giorni, praticamente fino alla vigilia di Capodanno. E infine riprenderanno gli scioperi dei treni in varie compagnie e rappresentanze sindacali, da Natale al primo giorno del 2023.
No, non è uno scherzo. È il triste Natale di disagi, agitazioni e continui inconvenienti che dovranno ingoiare i britannici, oltre ad amici, parenti e turisti che vorrebbero viaggiare oltremanica. La ministra dell’Interno Suella Braverman l’ha detto qualche giorno fa: “Prima di mettervi in viaggio nelle feste, pensateci due volte”. Perché oramai si è arrivati allo scontro totale tra un governo che cerca di far quadrare i conti devastati in ultimo dall’ex prima ministra Liz Truss e i sindacati che chiedono più soldi per i lavoratori, fiaccati da inflazione all’11% (mai così da 45 anni), crisi energetica e salari inadeguati.
Il problema è che trovare un accordo sarà quasi impossibile vista la distanza tra le parti riscontrata nei vari negoziati. E in alcuni casi, come per esempio lo sciopero dei ferrovieri, è comunque troppo tardi per rimediare e il Natale è praticamente andato. Perché le compagnie di treni si sono già cautelate e hanno drasticamente e preventivamente ridotto le loro tabelle di marcia nelle prossime tre settimane. Sciopero o non sciopero.
La battaglia dei ferrovieri
Oltre a quella degli infermieri, la battaglia dei ferrovieri è altrettanto esemplare per capire quanto sta accadendo nel Regno Unito. Il sindacalista più famoso è Mick Lynch, 60 anni, segretario della “National Union of Rail, Maritime and Transport Workers”. Con il suo carisma, Lynch ha rinfiammato le lotte da sinistra, colmando il vuoto movimentista lasciato dall’ex leader laburista Jeremy Corbyn dopo la disfatta alle elezioni del dicembre 2019 contro Boris Johnson. Per i tabloid è “the Scrooge”, ossia il torvo personaggio che guasta il Natale. Per altri, è il nuovo leader sindacale che incarna inquietudini e richieste dei lavoratori. È stato il suo sindacato a rifiutare l’ultima offerta delle compagnie di un aumento in busta paga del 9% in due anni per i lavoratori e zero licenziamenti assicurati fino al 2026.
Così il governo è rimasto con il cerino in mano e sta cercando, con le buone e con le cattive, di risolvere la situazione. Questo dicembre oramai è andato, ma è possibile che a inizio gennaio il primo ministro Rishi Sunak presenti una legge in Parlamento che limiti il diritto di sciopero per le categorie cruciali della società britannica, un po’ come accade a poliziotti e guardie carcerarie, cui è addirittura vietato. Allo studio ci sarebbero paletti come garantire servizi minimi anche nei giorni di agitazione, alzare la soglia necessaria nei ballottaggi sindacali e raddoppiare i giorni di preavviso. Nel frattempo, sui giornali hanno sbottato anche i militari. Che non possono scioperare, ma si vedranno rovinare anche loro il Natale perché saranno chiamati a sostituire i “ribelli” della sanità pubblica.
In realtà, a Sunak questa situazione potrebbe fare anche gioco. Ossia etichettare, di fronte all’opinione pubblica, gli scioperanti come i distruttori del Natale e di una vita quotidiana già complicata dal costo della vita. Anche perché, il nuovo Labour di Sir Keir Starmer è sulla difensiva sul tema, in quanto accusa il governo di non riuscire a trovare un accordo con i lavoratori, ma allo stesso tempo, a differenza del predecessore Corbyn, non appoggia neanche uno sciopero e addirittura vieta ai suoi di parteciparvi per apparire come il vero partito moderato agli occhi dell’opinione pubblica. Anche i sondaggi sono difficili da analizzare: se la maggioranza della popolazione appoggia lo sciopero degli infermieri a Natale, così non è per i ferrovieri.
In ogni caso, piano con i paragoni degli anni Settanta e Ottanta. A dicembre 2022 si stima si perderà un milione di giorni di lavoro per scioperi, che sarebbe il picco dal 1989, secondo l'Office for National Statistics. Ma furono 11,7 milioni di giorni nel settembre 1979 e 3,1 milioni a ottobre 1984, per fare un riferimento ai picchi dell’epoca. Tuttavia, qualcuno nei sindacati ha iniziato a parlare del tabù sciopero generale, che nella storia britannica è avvenuto una sola volta, nel 1926, e che ora è teoricamente vietato per legge. Ma questo è lo Zeitgeist. Almeno, come ha scritto Sam Brodbeck sul Telegraph, “visto lo stato penoso dei servizi in questo Paese, forse degli scioperi non ce ne accorgeremo neanche”.