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Il flop della tassa sugli extraprofitti: incassato solo poco più di un quarto del gettito atteso

Oggi la scadenza per i pagamenti. Secondo il ministro Giorgetti al 30 novembre erano state versati 2,7 miliardi. Ma per il 2022 ne erano attesi oltre 10. Rilievi anche dalal Corte dei Conti: "Versamenti non coerenti"
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MILANO - Doveva, in teoria, essere una delle armi principali per aggiustare gli squilibri causati dal caro energia, con il costo delle bollette schizzato alle stelle da una parte e gli utili record delle aziende dall'altra. FIno ad oggi però, termine ultimo per il versamento, il bottino della tassa sugli extraprofitti si è rivelato molto magro. I numeri li ha forniti ieri lo stesso ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti nel corso del suo question time alla Camera. "Al 30 novembre 2022, in relazione al contributo" a titolo di prelievo straordinario a carico dei produttori, importatori e rivenditori di energia elettrica, gas e prodotti petroliferi "risultano versamenti erariali tramite deleghe F24 per un ammontare complessivo pari a circa 2.757 milioni di euro sostanzialmente in linea con le stime aggiornate predisposte dal governo", aveva detto Giorgetti.

Entrate e Gdf al lavoro su platea e importi

Giorgetti ha poi fornito un ulteriore el…

MILANO - Doveva, in teoria, essere una delle armi principali per aggiustare gli squilibri causati dal caro energia, con il costo delle bollette schizzato alle stelle da una parte e gli utili record delle aziende dall'altra. FIno ad oggi però, termine ultimo per il versamento, il bottino della tassa sugli extraprofitti si è rivelato molto magro. I numeri li ha forniti ieri lo stesso ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti nel corso del suo question time alla Camera. "Al 30 novembre 2022, in relazione al contributo" a titolo di prelievo straordinario a carico dei produttori, importatori e rivenditori di energia elettrica, gas e prodotti petroliferi "risultano versamenti erariali tramite deleghe F24 per un ammontare complessivo pari a circa 2.757 milioni di euro sostanzialmente in linea con le stime aggiornate predisposte dal governo", aveva detto Giorgetti.

Entrate e Gdf al lavoro su platea e importi

Giorgetti ha poi fornito un ulteriore elemento, chiarendo che l'Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza stanno lavorando congiuntamente per definire con chiarezza l'importo che le imprese dovrebbero versare allo Stato, scongiurando quindi il rischio di versamenti inferiori. Per procedere all'effettivo incasso del prelievo sugli extra-profitti, "anche alla luce del quadro normativo, l'Agenzia delle Entrate ha avviato, in collaborazione con la Guardia di Finanza, un'attività di analisi del rischio relativa al corretto adempimento degli obblighi di versamento. In particolare, valorizzando le informazioni presenti nelle banche dati, è stata ricostruita la platea di riferimento e determinato, per ciascun soggetto, il debito di imposta potenziale, che è stato messo a confronto con i versamenti effettuati. Inoltre - ha aggiunto - , le modifiche apportate alla disciplina originaria del contributo hanno disposto un inasprimento del regime sanzionatorio, nonché l'inapplicabilità del ravvedimento operoso, in caso di omesso versamento, totale o parziale, del saldo o dell'acconto o di versamento dell'acconto o del saldo successivamente alle scadenze".

Corte dei Conti: "Versamenti non coerenti"

Di dati molto inferiori alle attese aveva parlato alcuni giorni fa anche la Corte dei Conti nella propria audizione sulla legge di Bilancio. "La relazione tecnica del d.l. 21 stimava una base imponibile pari a circa 39.800 milioni di euro e un gettito atteso, applicando l’aliquota del 10 per cento, di circa 3.980 milioni di euro nel 2022. Con le modifiche introdotte dal d.l. 50 si stima un maggior contributo rispetto a quanto già previsto in sede di valutazione della norma originaria, di circa 6.508 milioni, per un totale di oltre 10 miliardi nel 2022. I versamenti  - aveva osservato la Corte dei Conti - non sembrano al momento coerenti con le valutazioni iniziali. A ottobre 2022, il gettito in termini di cassa risulta pari a 1.208,5 milioni". È la stessa Corte ad elencare i possibili motivo dietro a questo insuccesso, indicando tra le difficoltà "l’identificazione dei soggetti a cui si applica il contributo", la "modalità di determinazione della base imponibile", "possibili problemi di costituzionalità del tributo" , "l’indeducibilità del tributo", "la possibile traslazione del contributo sul consumatore finale".