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Caso Mattei, parla la nipote: “Sono fantasie Nel suo passato solo una foto da balilla”

Rosangela Mattei 
Intervista a Rosangela Mattei, la presidente femminile dell’Associazione partigiani cristiani, fondata dallo zio nel 1947
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MILANO - Rosangela Mattei è la nipote del fondatore dell’Eni, e la presidente femminile dell’Associazione partigiani cristiani, da lui fondata nel 1947. Sta per pubblicare un’opera sul Mattei partigiano. Perché la Cia scrive che era un fascista? Che rapporti ebbe col fascismo? «Da ragazzo come tutti alla sua età si era fatto una foto vestito da balilla, da qualcuno sfruttata per dire che fu fascista. Nessun elemento è stato mai trovato che lo ricolleghi al fascismo. Ma conservo migliaia di carte che attestano, invece, il suo ruolo nella Resistenza».

Come vi aderì?
«La sua amicizia con Boldrini e i gruppi del cattolicesimo milanese lo introdussero nel gruppo che fu…

MILANO - Rosangela Mattei è la nipote del fondatore dell’Eni, e la presidente femminile dell’Associazione partigiani cristiani, da lui fondata nel 1947. Sta per pubblicare un’opera sul Mattei partigiano. Perché la Cia scrive che era un fascista? Che rapporti ebbe col fascismo? «Da ragazzo come tutti alla sua età si era fatto una foto vestito da balilla, da qualcuno sfruttata per dire che fu fascista. Nessun elemento è stato mai trovato che lo ricolleghi al fascismo. Ma conservo migliaia di carte che attestano, invece, il suo ruolo nella Resistenza».

Come vi aderì?
«La sua amicizia con Boldrini e i gruppi del cattolicesimo milanese lo introdussero nel gruppo che fu costituito dopo l’armistizio. Prese il posto di un capo cattolico morto, dopo un accorato invito dello stesso Boldrini a mettersi in gioco, prima nelle Marche poi a Milano. Le sue qualità apprezzate da Cadorna lo fecero poi diventare uno dei capi della resistenza cattolica. Rischiò anche la vita diverse volte».

Comprò il titolo di partigiano per 5 milioni di lire?
«Storia assolutamente fantasiosa, di certo frutto della politica delegittimatoria dei servizi inglesi e americani. Ci vorrebbe un po’ più di rispetto per chi ha sacrificato la propria vita per creare lavoro e sviluppo migliori per tanti popoli».

Qual era la finalità di queste politiche di informazione?
«È molto chiaro l’intento, sono tutti tentativi di offuscare l’immagine di un Mattei che era diventato un personaggio inattaccabile per le sue qualità».

Gli americani ebbero responsabilità per la morte di Mattei? E se non loro, chi?
«Essendo inattaccabile, l’unico modo per toglierlo di scena è stata l’eliminazione fisica. Come si può ben leggere nelle conclusioni del pm Vincenzo Calia, al delitto hanno partecipato servizi deviati italiani e stranieri e gruppi politici vicini anche a Mattei, nonché personaggi importanti all’interno dell’Eni».