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La sfida del Tesoro, 320 miliardi di Btp da collocare nell’anno

Tassi, volatilità e maxi aste tedesche complicano il piano 2023, “ma non c’è un caso Italia”. Il Mef studia prodotti per il retail
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MILANO - Emissioni lorde in aumento (e ragionevolmente anche le nette, per quanto non siano state quantificate dal Mef), ancora probabile tensione sul fronte dei tassi, volatilità sui mercati. Non sarà un anno facile per il Tesoro, che nel 2023 – secondo le Linee guida appena pubblicate – si appresta ad emettere 310-320 miliardi di titoli a medio-lungo termine (cui vanno poi sommati i Bot), a fronte di titoli in scadenza per 260 miliardi (285 le emissioni lorde del 2022, 424 compresi i Bot).

Tutto gestibile, sottolinea Davide Iacovoni, dirigente generale del Mef per il debito pubblico, che ha escluso esserci un “caso Italia” anche nella recente fase di tensione post consiglio Bce. Però il contesto non aiuta: non solo le briglie strette della Bce sui tassi, ma anche la pressione degli altri programmi di emissione di titoli pubblici in Europa, dalla Francia alla Germania (che, con i suoi oltre 530 miliardi di nuove emissioni, è al rec…

MILANO - Emissioni lorde in aumento (e ragionevolmente anche le nette, per quanto non siano state quantificate dal Mef), ancora probabile tensione sul fronte dei tassi, volatilità sui mercati. Non sarà un anno facile per il Tesoro, che nel 2023 – secondo le Linee guida appena pubblicate – si appresta ad emettere 310-320 miliardi di titoli a medio-lungo termine (cui vanno poi sommati i Bot), a fronte di titoli in scadenza per 260 miliardi (285 le emissioni lorde del 2022, 424 compresi i Bot).

Tutto gestibile, sottolinea Davide Iacovoni, dirigente generale del Mef per il debito pubblico, che ha escluso esserci un “caso Italia” anche nella recente fase di tensione post consiglio Bce. Però il contesto non aiuta: non solo le briglie strette della Bce sui tassi, ma anche la pressione degli altri programmi di emissione di titoli pubblici in Europa, dalla Francia alla Germania (che, con i suoi oltre 530 miliardi di nuove emissioni, è al record storico), e soprattutto l’assenza del compratore finale – la Banca centrale europea – che da marzo farà partire il suo programma di riduzione del portafoglio titoli, comprati con i vari piani di quantitative easing; tutti fattori che contribuiranno a rendere affollata la scena dei venditori sul mercato dei bond.

Gli obiettivi del Mef: ridurre il breve termine

Ciò nonostante il Tesoro punta, per il 2023, alla «progressiva e graduale riduzione delle emissioni nel tratto a breve della curva dei rendimenti», per bilanciare i rischi legati ai tassi di interesse e di rifinanziamento. Che, nel 2022, hanno presentato un conto abbastanza salato: si è accorciata anche se marginalmente la durata media del debito pubblico (ora è a 7,04 anni rispetto ai 7,11 di un anno fa) mentre il costo medio per interessi rispetto allo stock complessivo di titoli è passato dal 2,4% del 2021 al 2,9% e le obbligazioni di nuova emissione nel corso del 2022 – dai Bot ai Btp trentennali – hanno visto il tasso di interesse medio ponderato lievitare all’1,71% rispetto allo 0,1% dell’anno precedente.

Un pedaggio alla risalita dei rendimenti (in tutta Europa, ma ben più corposa in Italia) che ha avuto anche una quantificazione qualche settimana fa: una maggiore spesa per interessi di circa 11 miliardi, per un totale di 77,2 miliardi.

Una parte significativa di questo rialzo è stata legata ai titoli indicizzati all’inflazione, molto graditi dai risparmiatori in questa fase: anche per il 2023 il Mef «valuterà l’opportunità di effettuare uno a più emissioni» di Btp Italia (che tra l’altro avrà scadenze per 25 miliardi) così come «valuterà la possibilità» di emettere un altro Btp Futura (il titolo legato alla crescita nominale del Pil, emesso nel 2020): tuttavia, se non cambieranno radicalmente le previsioni macro-economiche è difficile che il Tesoro possa emettere titoli di questo genere.

Novità in vista per il retail

Resta alta invece l’attenzione del Mef al retail. La percentuale di titoli di Stato in mano ai risparmiatori è rimasta «molto bassa», sottolinea il Tesoro, anche se in quest’anno si è notata una prima inversione di tendenza. L’anno prossimo potrebbe vedere novità nel settore: forse un nuovo titolo ad hoc, o magari titoli tradizionali collocati con modalità dedicate solo al retail; insomma, ci sono cambiamenti all’orizzonte, anche se più che titoli nuovi di zecca potrebbe trattarsi di innovazioni rispetto ai prodotti già esistenti (in particolare, nella fase di collocamento).