Il balletto su Spid. Il governo vuole un'identità digitale di Stato. Ma gli italiani lo usano 50 volte più della Cie
di Alessandro Longo , di Alessandro LongoBisogna spegnere Spid, anzi no, anzi forse. Non si sa: quello che è certo è che va "statalizzato". Emerge questo elemento dall'ultima puntata della telenovela con protagonista Alessio Butti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'innovazione.
Mercoledì ha dichiarato che non si vuole "disperdere l'esperienza e il patrimonio innovativo" di Spid, "ma migliorarlo". In settimana aveva detto alla festa nazionale del partito che bisognava "spegnerlo" perché di scarsa usabilità e soprattutto perché in mano ad aziende private, fornitrici di questa identità digitale ai cittadini, con la quale - com'è noto - è possibile accedere a servizi della pubblica amministrazione via internet. Come quelli del proprio Comune, dell'Inps o dell'Agenzia delle Entrate.
Le ultime parole di Butti non chiariscono se ci sarà comunque uno "spegnimento"…
Bisogna spegnere Spid, anzi no, anzi forse. Non si sa: quello che è certo è che va "statalizzato". Emerge questo elemento dall'ultima puntata della telenovela con protagonista Alessio Butti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'innovazione.
Mercoledì ha dichiarato che non si vuole "disperdere l'esperienza e il patrimonio innovativo" di Spid, "ma migliorarlo". In settimana aveva detto alla festa nazionale del partito che bisognava "spegnerlo" perché di scarsa usabilità e soprattutto perché in mano ad aziende private, fornitrici di questa identità digitale ai cittadini, con la quale - com'è noto - è possibile accedere a servizi della pubblica amministrazione via internet. Come quelli del proprio Comune, dell'Inps o dell'Agenzia delle Entrate.
Le ultime parole di Butti non chiariscono se ci sarà comunque uno "spegnimento" di Spid (pur salvaguardandone il "patrimonio" e "l'esperienza"); né è stato possibile avere ulteriori chiarimenti dal sottosegretario. Unica certezza è la volontà di andare verso una identità digitale nelle mani dello Stato, modello della Cie (Carta di identità elettronica), che già ora è uno strumento alternativo a Spid per l'accesso ai servizi online pubblici. Il sottosegretario l'aveva dichiarato del resto già nel 2020, in Parlamento.
Lo scetticismo dei tecnici
A un'analisi tecnica, l'ipotesi spegnimento di Spid sembra di per sé impraticabile. Aveva sollevato critiche da diverse forse politiche (tra cui Forza Italia, Italia Viva) e vari esperti, ad esempio della Fondazione Italia Digitale, di Eugenio Prosperetti (avvocato tra i più noti in quest'ambito, consulente dei Governi promotori di Spid), Roberto Scano (anche lui ex consulente governativo) e Giovanni Manca, il decano del sistema firma digitale italiano (cui lavorò per Lucio Stanca, il primo ministro per l'innovazione e le tecnologie).
Fonti vicine alla presidenza del Consiglio hanno riportato, già ieri, la volontà di rallentare sugli annunci di una possibile dismissione di Spid. Il motivo, come notano gli esperti, è che al momento non è possibile sostituirlo con la Carta di identità elettronica.
Perché Cie non può sostituire Spid
Troppi i problemi di Cie come strumento di accesso online. Non a caso Spid è usato circa 50 volte di più di Cie (per l'accesso online), pur avendo circa lo stesso numero di utenti (30 milioni): lo dice un report con dati, non pubblici, del dipartimento dell'Innovazione che Repubblica ha potuto leggere.
Su tutto, come riconosciuto dallo stesso Butti, c'è la questione che funziona male l'accesso con Cie ai servizi pubblici. Servono cellulari dotati di chip Nfc e anche con questi spesso la carta non viene letta, costringendo l'utente a più tentativi. "A volte non viene letta affatto, mi è capitato nel 20 per cento dei casi su 120 prove fatte", dice Manca. "Persino: su due Cie fatte a distanza di pochi giorni dallo stesso Municipio di Roma mi è successo che lo stesso cellulare leggesse la prima e non l'altra", aggiunge. Capita anche che la Cie si rompa o si pieghi e allora addio lettura.
Il Poligrafico dello Stato - emettitore della Cie - ha però già una soluzione in tasca, in forza di un recente decreto: "A breve sarà possibile usare la Cie come Spid, senza quindi bisogno di leggere la carta con il cellulare. Si potrà fare tutto con codici e password associati a quella carta", spiega Manca.
"Anche così però restano alcuni problemi: la difficoltà di attivare milioni di Cie agli utenti che ora hanno Spid, con tempi lunghissimi dei Comuni; se la Cie si perde o si rompe e va sostituita e l'utente resta senza un'identità digitale per mesi, nell'attesa della nuova carta, nel caso in cui Spid non dovesse più essere disponibile", aggiunge.
Secondo l'esperto, la Cie e la Spid dovrebbero avere usi diversi; la prima "è più sicura, si basa su un chip fisico e quindi potrebbe essere usata per servizi di importanza critica come la firma su un documento professionale. Per cose più semplice si può usare Spid o la Cie con la futura modalità tutta basata su codici da inserire".
Statalizzare l'identità digitale
Forse allora più che eliminare Spid il Governo potrebbe cercare davvero di statalizzarlo. Lo scoglio da superare in questo caso sarà trovare un accordo con i fornitori di identità privata, che finora hanno investito milioni di euro in questo servizio; senza per altro averne avuto un vantaggio economico, dato che Spid è gratis per i cittadini e non è mai decollato il mercato dei servizi aziendali legati a questo sistema.
Accordo da fare, a ben vedere, soprattutto con Poste Italiane, che è di gran lunga il principale fornitore di identità digitali Spid.