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Facebook paga un maxi risarcimento per il caso Cambridge Analytica

(reuters)
Meta, la società di Zuckerberg, verserà 725 milioni per chiudere la class action. Era accusata di avere concesso a terzi l'accesso ai dati senza il consenso degli utenti
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NEW YORK - Il gruppo Meta, in qualità di azienda che controlla Facebook, ha accettato di pagare 725 milioni di dollari per chiudere la class action in cui era accusato di aver permesso a Cambridge Analytica e altre terze parti di accedere a informazioni private di milioni di utenti, senza il loro consenso. I 725 milioni rappresentano la più alta cifra mai pagata in una class action negli Usa che vede coinvolta una compagnia privata. E chiude il primo vero caso del capitalismo dei dati applicato alla politica, utilizzando gli utenti della piattaforma per portare avanti nel 2016 campagne di propaganda a favore, tra gli altri, di Donald Trump e del referendum sulla Brexit.

Il fondatore di Meta, Mark Zuckerberg, aveva riconosciuto le proprie falle in una imbarazzata audizione davanti al Congresso e in tribunale in agosto, ma non era stata ancora quantificata la cifra che avrebbe dovuto pagare. "L'accordo - ha commentato un portavoce - è stato preso nel migli…

NEW YORK - Il gruppo Meta, in qualità di azienda che controlla Facebook, ha accettato di pagare 725 milioni di dollari per chiudere la class action in cui era accusato di aver permesso a Cambridge Analytica e altre terze parti di accedere a informazioni private di milioni di utenti, senza il loro consenso. I 725 milioni rappresentano la più alta cifra mai pagata in una class action negli Usa che vede coinvolta una compagnia privata. E chiude il primo vero caso del capitalismo dei dati applicato alla politica, utilizzando gli utenti della piattaforma per portare avanti nel 2016 campagne di propaganda a favore, tra gli altri, di Donald Trump e del referendum sulla Brexit.

Il fondatore di Meta, Mark Zuckerberg, aveva riconosciuto le proprie falle in una imbarazzata audizione davanti al Congresso e in tribunale in agosto, ma non era stata ancora quantificata la cifra che avrebbe dovuto pagare. "L'accordo - ha commentato un portavoce - è stato preso nel miglior interesse della nostra comunità digitale e dei nostri azionisti". "È un risultato straordinario", hanno esultato i legali, che rappresentavano gli utenti Facebook. Secondo il sito specializzato techcrunch.com, il risarcimento varrebbe per qualsiasi utente di Facebook negli Stati Uniti che, in teoria, presentando il proprio caso, potrebbe ricevere parte di quei 725 milioni. Con quali procedure, non viene spiegato. L'intesa raggiunta dovrà essere ratificata da un giudice di San Francisco, il prossimo 2 marzo 2023. Meta non ha mai ammesso illeciti.

La causa rimanda al primo scandalo politico digitale di rilievo globale, sollevato nel 2016 da Edward Snowden, l'ex tecnico della Cia che aveva rivelato migliaia di file segreti relativi ai Servizi.

Cambridge Analytica era una società di consulenza britannica che mise insieme l'analisi dei dati con la comunicazione strategica nelle campagne elettorali: grazie allo studio dei comportamenti umani, gli esperti della società erano stati in grado di profilare gli utenti della piattaforma social a cui inviare messaggi politici, spot elettorali, ma anche notizie non corrette, utili a fare breccia nelle paure e insicurezze dell'utente. Il canale televisivo inglese Channel 4 aveva suggerito l'ipotesi che la compagnia britannica avesse usato escort, bustarelle, ex spie e notizie false per aiutare alcuni candidati a vincere le elezioni.

Nel 2018 la società ha dichiarato bancarotta, travolta dallo scandalo, ma le sue responsabilità non sono evaporate. Tra i vari casi, la propaganda a favore di Donald Trump nelle presidenziali del 2016 e a favore di del referendum per la Brexit. Quattro anni fa Facebook ha ammesso che 87 milioni di utenti erano stati profilati dalla propaganda. Di questi, 70 milioni negli Stati Uniti. Nel 2019 Facebook aveva accettato di pagare multe a Usa e Regno Unito, e raggiunto un accordo da 5 miliardi con la Federal Trade Commission, l'agenzia americana che protegge l'uso dei dati privati. Nel frattempo la piattaforma è diventata Meta e ha avviato una serie di misure per evitare un nuovo caso Analytica.