L'anno nero delle matricole, le quotazioni crollano del 45%
di Giovanni Pons , di Giovanni PonsMilano - Il 2022 è stato un anno da dimenticare per le nuove quotazioni di aziende sui listini delle borse mondiali. Dopo un 2021 da record, è arrivata una forte battuta d’arresto per le Ipo (Initial public offering): solo 1.333 operazioni (meno 45% rispetto al 2021) per una raccolta sul mercato di 179,5 miliardi (meno 61%), secondo i dati elaborati da EY Global Ipo trends 2022.
La tendenza mondiale non ha risparmiato l’Italia, dove sono state registrate solo 26 Ipo (meno 47%) che hanno raccolto circa 1,4 miliardi, con un calo marcato dell’attività nell’ultimo trimestre che ha visto sbarcare in Borsa sei società rispetto alle 24 di un anno prima. L’azienda che ha raccolto di più a Piazza Affari, 700 milioni di euro a febbraio, prima della guerra, è stata Technoprobe (fa i test ai chip di tutto il mondo), seguita da De Nora (idrogeno verde, 474 milioni). Gli yacht Ferretti, invece, hanno seguito le sirene asiatich…
Milano - Il 2022 è stato un anno da dimenticare per le nuove quotazioni di aziende sui listini delle borse mondiali. Dopo un 2021 da record, è arrivata una forte battuta d’arresto per le Ipo (Initial public offering): solo 1.333 operazioni (meno 45% rispetto al 2021) per una raccolta sul mercato di 179,5 miliardi (meno 61%), secondo i dati elaborati da EY Global Ipo trends 2022.
La tendenza mondiale non ha risparmiato l’Italia, dove sono state registrate solo 26 Ipo (meno 47%) che hanno raccolto circa 1,4 miliardi, con un calo marcato dell’attività nell’ultimo trimestre che ha visto sbarcare in Borsa sei società rispetto alle 24 di un anno prima. L’azienda che ha raccolto di più a Piazza Affari, 700 milioni di euro a febbraio, prima della guerra, è stata Technoprobe (fa i test ai chip di tutto il mondo), seguita da De Nora (idrogeno verde, 474 milioni). Gli yacht Ferretti, invece, hanno seguito le sirene asiatiche quotandosi a Hong Kong e raccogliendo 233 milioni di euro.
Le ragioni di questa generale inversione di tendenza sono piuttosto chiare. Dopo un inizio promettente tutto si è girato nel febbraio scorso con lo scoppio del conflitto russo ucraino che ha fatto impennare i costi dell’energia, i quali si sono tradotti in inflazione crescente, aumento dei tassi di interesse e quindi valutazioni dei listini azionari in forte discesa.
Un quadro assai fosco per chi puntava sulla Borsa per raccogliere capitali, solo poche realtà di un certo peso sono riuscite a sbarcare sui mercati globali con successo: tra queste la produttrice di batterie sudcoreana LG Energy Solution (10,7 miliardi di dollari raccolti), il colosso petrolifero Cnooc a Shangai (5,1 miliardi), la Porsche sul mercato tedesco (8,7 miliardi), la Dubai Electricity and Water Authority (6,1 miliardi) e la China Mobile ancora a Shangai (8,2 miliardi).
A soffrire è stato soprattutto il mercato delle Americhe, in particolare quello statunitense, la cui attività è scesa ai minimi degli ultimi 13 anni in termini di volumi (130 operazioni) e degli ultimi 20 per quanto riguarda la raccolta, a quota 9 miliardi di dollari. A pesare è arrivato anche il blocco da parte delle autorità statunitensi alle quotazioni di aziende cinesi sui mercati americani, in quanto prive dei necessari requisiti di trasparenza. E dunque queste società sono rimaste in Asia e nella Cina continentale, «che si appresta a stabilire un altro record di raccolta annuale di capitali entro la fine del 2022», è scritto nel rapporto EY. Nel mercato dell’area Asia-Pacifico si sono infatti registrate 845 Ipo nel 2022 per un totale di raccolta di 120,6 miliardi di dollari.
Gli Stati Uniti hanno sofferto per altri due motivi: i fondi di private equity e di venture capital, visto il calo delle valutazioni, non hanno più considerato la Borsa come una via per uscire dalle società acquisite. E poi le Spac, le società veicolo che prima si quotano e poi cercano l’azienda target, sono rimaste imbrigliate e ora rischiano di dover restituire la liquidità raccolta agli investitori iniziali.
Anche l’Europa ha sofferto (meno 78% le Ipo), soprattutto a causa delle tensioni geopolitiche, mentre invece ha tenuto bene l’area del Medio Oriente e del Nordafrica che ha registrato un aumento del 115% in termini di raccolta grazie alle grandi Ipo nel settore dell’energia. E ora che succederà nel 2023? «Mentre la pipeline continua a crescere, molte aziende aspettano il momento giusto per rilanciare i loro progetti di Ipo - spiega Paolo Aimino, Ipo e Capital market leader di EY in Italia -. Gli investitori meno avversi al rischio favoriscono le aziende più resilienti e con i migliori fondamentali, insieme a quelle attive nell’implementazione dei programmi Esg». ©RIPRODUZIONE RISERVATA