Gli italiani prelevano 50 miliardi dai loro c/c per pagare le bollette
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiPrima il grande accumulo, ora si mette mano al tesoretto. Gli italiani attingono ai conti correnti per affrontare il caro-bollette, scalfendo quella montagna di liquidità che era cresciuta a partire dalla fase più dura della pandemia. Per la prima volta dopo quasi tre anni di crescita senza soluzione di continuità, le giacenze di cittadini e imprese vedono davanti il segno meno. E' accaduto tra luglio e ottobre: tre mesi che hanno visto un deflusso di oltre 50 miliardi di euro dai c/c. Da 2.097 miliardi custoditi nelle banche a luglio, a suon di prelievi siamo scesi a quota 2.047 a ottobre. I dati sono stati rielaborati dal Centro studi di Unimpresa, sulla base delle rilevazioni della Banca d'Italia. E mostrano un assottigliamento del cuscinetto di risparmi, che finora aveva visto un'infilata di segni positivi: 1.823 miliardi a dicembre 2019, 1.956 miliardi a dicembre 2020, 2.050 miliardi a ottobre 2021, 2.075 miliardi a dicembre 2021. Una dinamica del…
Prima il grande accumulo, ora si mette mano al tesoretto. Gli italiani attingono ai conti correnti per affrontare il caro-bollette, scalfendo quella montagna di liquidità che era cresciuta a partire dalla fase più dura della pandemia. Per la prima volta dopo quasi tre anni di crescita senza soluzione di continuità, le giacenze di cittadini e imprese vedono davanti il segno meno. E' accaduto tra luglio e ottobre: tre mesi che hanno visto un deflusso di oltre 50 miliardi di euro dai c/c. Da 2.097 miliardi custoditi nelle banche a luglio, a suon di prelievi siamo scesi a quota 2.047 a ottobre. I dati sono stati rielaborati dal Centro studi di Unimpresa, sulla base delle rilevazioni della Banca d'Italia. E mostrano un assottigliamento del cuscinetto di risparmi, che finora aveva visto un'infilata di segni positivi: 1.823 miliardi a dicembre 2019, 1.956 miliardi a dicembre 2020, 2.050 miliardi a ottobre 2021, 2.075 miliardi a dicembre 2021. Una dinamica della quale avevano beneficiato soprattutto coloro che avevano potuto difendere il loro reddito nonostante lo choc del Covid, o perché impegnati in settori non toccati dalla crisi o perché beneficiati dagli interventi pubblici; e dall'altra parte avevano tagliato quella serie di spese voluttuarie legate in particolare a turismo, cultura e socialità.
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Secondo l'associazione, le responsabili di questo prelievo massiccio sono le bollette, che presentano un conto salato alle famiglie. Basta riprendere l'ultimo aggiornamento Arera (fine settembre) sul mercato elettrico tutelato per ricordare l'effetto dirompente della crisi energetica: spesa stimata per il nucleo tipo in 1.322 euro per il 2022, dai 632 dell'anno prima. Per il gas (novembre) siamo a 1.740 euro, il 63,7% in più.
Certo, la corsa dei prezzi ci ha messo del suo a tutto tondo. Fatto 100 euro il costo del paniere dei beni dell'inflazione nel 2015, era poco sotto 105 nel 2021 ed è ora schizzato a un passo da 119. A fronte di redditi poco più che stagnanti, è chiaro che bisogna metter mano alle riserve a meno di stringere la cinghia e quindi ridurre i consumi. E poi c'è il tema della ripresa dopo la pandemia, con il cambio di stili di consumo. Tutte quelle restrizioni che avevano fatto gonfiare i salvadanai degli italiani si sono via via allentate, con il venir meno dei limiti a mobilità e vita sociale. Il turismo sta registrando risultati incoraggianti e nel terzo trimestre dell'anno il fatturato dei servizi, per quanto ancora a macchia di leopardo, era ben sopra i livelli prepandemici.
Per Unimpresa, ulteriore indizio del fatto che si attinga alle riserve di liquidità per spese assai basiche è dato dal fatto che sono proprio i c/c a registrare il grosso dei deflussi (-45 miliardi nel trimestre osservato). Più stabili gli altri salvadanai, depositi vincolati e rimborsabili con preavviso, mentre vedono un leggero calo (-5 miliardi) per i pronti contro tremine. Se si guarda al pre-pandemia, il cuscinetto resta ancora importante: 252 miliardi in più del dicembre 2019 parcheggiati in banca, su tutti gli strumenti: +13,8%. Certo che, anche alla luce di un probabile ridimensionamento dei sostegni pubblici dopo l'ultima infornata della manovra - che copre ancora un trimestre - la grossa incognita è se l'inflazione rallenterà o continuerà a mettere alla prova le riserve degli italiani. "E' la fotografia di una situazione drammatica", ha rilevato il presidente di Unimpresa, Giovanni Ferrara. Paventando, per altro, un problema per le banche con l'aumento dei costi di raccolta che potrebbe ribaltarsi nei tassi applicati sui prestiti ai clienti.