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Pnrr, centrati i 55 obiettivi. Parte la richiesta per i fondi Ue

(ansa)
Rush finale per la terza tranche da 19 miliardi. Ma i target di spesa sono ancora lontani: tra 14 e 18 miliardi a fine anno
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ROMA - La richiesta di pagamento della terza rata del Pnrr partirà dal ministero dell’Economia al massimo entro sabato. Destinazione Bruxelles per il via libera all’assegno che vale 19 miliardi. Una parte del lavoro - 25 obiettivi su 55 - l’aveva già fatto il governo Draghi, quello guidato da Giorgia Meloni riesce a chiudere i restanti trenta impegni. Una corsa contro il tempo, che è passata anche da un’interlocuzione con l’Europa, come spiega il ministro per gli Affari europei, con delega al Pnrr, Raffaele Fitto: "Il risultato - rivendica - è il frutto di un importante lavoro di squadra impostato anche sulla base di un dialogo costruttivo attivato a livello politico con la Commissione europea".

ROMA - La richiesta di pagamento della terza rata del Pnrr partirà dal ministero dell’Economia al massimo entro sabato. Destinazione Bruxelles per il via libera all’assegno che vale 19 miliardi. Una parte del lavoro - 25 obiettivi su 55 - l’aveva già fatto il governo Draghi, quello guidato da Giorgia Meloni riesce a chiudere i restanti trenta impegni. Una corsa contro il tempo, che è passata anche da un’interlocuzione con l’Europa, come spiega il ministro per gli Affari europei, con delega al Pnrr, Raffaele Fitto: "Il risultato - rivendica - è il frutto di un importante lavoro di squadra impostato anche sulla base di un dialogo costruttivo attivato a livello politico con la Commissione europea".

In poco più di due mesi, il governo ha dovuto mettere in fila due decreti legislativi, dodici ministeriali e tre norme nella legge di bilancio. Contenitori che hanno dato forma al nuovo Codice degli appalti, ma anche al Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso, ancora all’istituzione dell’agenzia per la cybersicurezza e al completamento del Polo strategico nazionale che ospiterà i dati delle Pubbliche amministrazioni, centrali e locali, ma anche quelli delle strutture sanitarie. Un risultato non scontato, anche all’interno dell’esecutivo, tanto che nelle settimane scorse era emersa la possibilità di portare un decreto Pnrr sul tavolo del Consiglio dei ministri per blindare alcune scadenze.

La premier riesce a tenere il ritmo del suo predecessore sui target semestrali, ma resta il problema della spesa. La cifra esatta si conoscerà solo il 31 dicembre, ma la forchetta dei fondi europei spesi fino a fine anno oscillerà tra 14 e 18 miliardi. Anche se si dovesse raggiungere l’estremo più alto, cioè 18 miliardi, il risultato sarebbe comunque inferiore ai 20,5 miliardi stimati a settembre. Un trend, tra l’altro, già fortemente ridimensionato rispetto alle valutazioni precedenti: appena ad aprile, quando fu varato il Documento di economia e finanza, l’asticella era stata fissata a 33,7 miliardi, di cui 29,4 quest’anno.

Se invece la nuova stima dovesse avvicinarsi all’estremo più basso della forchetta, le cose si metterebbero ancora peggio perché al 31 agosto, come si legge nella relazione firmata dal governo precedente, risultavano spesi 11,7 miliardi. Vorrebbe dire poco più di due miliardi spesi in quattro mesi. Sono dati che preoccupano Palazzo Chigi anche perché nelle carte lasciate in eredità da Draghi c’è anche l’impegno programmatico da raggiungere nel 2023: la spesa ammonta a 40,9 miliardi.

La sfida della spesa si incrocerà a gennaio con una ancora più grande, quella della revisione del Piano. Bruxelles ha già chiarito i termini di un possibile aggiustamento: le riforme non si toccano, c’è spazio solo per intervenire su alcuni progetti. Bisognerà però motivare, e nel dettaglio, l’operazione di smontaggio e rimontaggio. Con un nuovo fardello di obiettivi semestrali da raggiungere.