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Turismo e industria in crescita: così la Croazia si affaccia nel club dell'euro

Il primo ministro croato Andrej Plenkovic (afp)
L'economia croata vale appena un quinto della sola Lombardia, trainata soprattutto dalle attività turistiche. Ma Zagabria è anche un'ottima partner per le nostre imprese esportatrici
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Allo scoccare dell'ora zero del 1° gennaio non sono solo saltati i tappi dello champagne in Croazia: con una piccola cerimonia non priva di una certa solennità (ed emozione) il ministro delle finanze croato Marko Primorac e il governatore della Banca centrale Boris Vujcic hanno ritirato la prima banconota in euro da un bancomat della capitale Zagabria, mentre la presidente della commissione Ursula von der Leyen si congratulava al valico di confine con la Slovenia con il primo ministro croato Andrej Plenkovic. Da quel momento tutti i quattro milioni di abitanti del Paese possono usare l'euro per i loro acquisti (peraltro era già ampiamente utilizzato per case, terreni, auto di lusso) e solo per 15 giorni sarà loro consentito di usare la kuna, la moneta che nel 1994 prese il posto del vecchio dinaro jugoslavo, ricevendo naturalmente il resto in euro. Il cambio è fissato a 7,54 per 1 euro: per evitare arrotondamenti arbitrari e altre…

Allo scoccare dell'ora zero del 1° gennaio non sono solo saltati i tappi dello champagne in Croazia: con una piccola cerimonia non priva di una certa solennità (ed emozione) il ministro delle finanze croato Marko Primorac e il governatore della Banca centrale Boris Vujcic hanno ritirato la prima banconota in euro da un bancomat della capitale Zagabria, mentre la presidente della commissione Ursula von der Leyen si congratulava al valico di confine con la Slovenia con il primo ministro croato Andrej Plenkovic. Da quel momento tutti i quattro milioni di abitanti del Paese possono usare l'euro per i loro acquisti (peraltro era già ampiamente utilizzato per case, terreni, auto di lusso) e solo per 15 giorni sarà loro consentito di usare la kuna, la moneta che nel 1994 prese il posto del vecchio dinaro jugoslavo, ricevendo naturalmente il resto in euro. Il cambio è fissato a 7,54 per 1 euro: per evitare arrotondamenti arbitrari e altre speculazioni è stata costituita una task-force governativa con ispettori sguinzagliati in tutto il Paese.


Non solo la Croazia, che già dal 2013 faceva parte dell'Ue, diventa il 20° socio dell'euroclub (la decisione finale era stata presa il 5 dicembre dal vertice dei ministri finanziari dell'Ue a Bruxelles) ma anche il 27° dell'area Schengen, e qui resta l'amaro in bocca a Romania e Bulgaria perché Austria e Olanda hanno posto il veto - ovviamente per il pericolo di "invasione" - al loro ingresso. Per la Croazia invece tutto liscio e il Paese diventa il primo dell'area balcanica ad entrare a pieno titolo in Europa, rilanciando il progetto di integrazione che da almeno dieci anni era fermo.

 

Un'economia da 70 miliardi


Per la piccola economia croata - il Pil è di 70,4 miliardi di euro, cinque volte inferiore alla Lombardia - è un passo avanti decisivo sulla via di uno sviluppo che peraltro era già ben avviato: fra il 2014 e il 2019 il Pil è cresciuto di più della media europea, fra il 3 e il 3,6%. Poi come tutti ha sofferto della crisi del 2020 perdendo l'8,1% (meno dell'Italia che perse il 9%), ma poi si è ripresa caparbiamente con una crescita del 10,2% nel 2021 e intorno al 5% nel 2022.

Il merito di quest'impennata è soprattutto del turismo, che era sceso ma neanche poi tanto nell'estate 2020 e poi è salito in termini economici di ben il 55,9% nel 2021 e ancora di più nell'anno appena concluso complice (come per l'Italia) il prolungamento della stagione calda. "Il turismo è un discorso molto italiano, e per noi italiani può esserci forse il timore che il nuovo cambio in euro finisca con l'erodere il vantaggio valutario di cui godevamo", commenta Angelo Baglioni, economista internazionale alla Cattolica e presidente di Ref Ricerche. "Complessivamente - aggiunge Baglioni - non credo comunque che l'ingresso della Croazia sposterà di molto il baricentro delle politiche europee".

Turismo, ma non solo

Il turismo peraltro è l'aspetto più appariscente ed è vero che rappresenta quasi un terzo del Pil (i servizi nel loro complesso sfiorano il 60%) ma non è certo l'unica risorsa del Paese, che ha saputo dotarsi nei trent'anni trascorsi della guerra nell'ex Jugoslavia - come ha ricordato il vicepresidente della commissione Valdis Dombrovskis - di una struttura industriale di prim'ordine con investimenti esteri sempre più importanti, che ora saranno i primi a beneficiare dell'ingresso nell'euro nonché del Pnrr che destina al Paese 6,3 miliardi, il 12% del Pil. "Altri 14 miliardi nel prossimo decennio saranno disponibili a valere sui fondi europei ordinari di sviluppo, da sempre molto generosi per le aree più svantaggiare d'Europa", commenta Matteo Bonomi, analista dell'Istituto Affari Internazionali.


Non solo nei ristoranti sulle spiagge di Hvar, Krk o Mortar, c'è molta Italia. È di pochi giorni fa, ad esempio, la firma di un finanziamento da 580 milioni della Banca europea degli investimenti alla Danieli, destinati per il 35% alla Acciaierie Bertoli Safau di Sisak, 75 chilometri a sud di Zagabria. Sono 340, riferisce la Sace nel suo annual report, le aziende italiane hanno partecipazioni in imprese croate, con 12mila occupati in tutto. L'Italia è la seconda destinazione per l'export dopo la Slovenia, il 12,4% del totale di quanto venduto all'estero. E il nostro Paese è il secondo fornitore dopo la Germania, con un ruolo preponderante della macchine per l'ingegneria meccanica (uno dei fiori all'occhiello del made in Italy, strumentale allo sviluppo industriale della Croazia) compresi lettori ottici, strumenti di trascrizione e processo dei dati e quant'altro è funzionale a un'industria hi-tech sempre più brillante con marchi come Infobip, Infinum, Microblik, molto noti agli operatori del settore.

Ma anche nella tecnologia abbinata al design la Croazia si fa valere: ne è un esempio la Rimac, un'innovativa e grintosa berlinetta elettrica (con quattro motori dietro le ruote) presentata l'anno scorso al salone di Ginevra e assemblata nello stabilimento Rimac di Sveta Nedelja. Tutto questo trarrà sicuri vantaggi dall'euro in termini di finanziamenti, mercato, fiducia internazionale. "Semmai c'è il rischio di qualche "gelosia" da parte degli altri Paesi balcanici come lo Bosnia o la Serbia, per essere esclusi dalla famiglia europea", aggiunge Bonomi. L'Ue rimane comunque aperta, non solo ai Balcani.  Nel suo discorso di Capodanno lo stesso Dombrovskis ha tenuto a rimarcare: "Ci auguriamo che l'Ucraina possa riprodurre presto questo modello di sviluppo rapido e positivo in modo da unirsi al più presto anch'essa all'Europa".