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Monti: "Sulla Bce attacchi sbagliati, ai nostri ministri consiglio il silenzio"

L'ex premier e senatore a vita: "Se l'obiettivo è evitare rialzi dei tassi, sarà controproducente: Francoforte non può essere condizionabile"
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«L’Italia deve combattere quegli stereotipi che circolano in alcuni Paesi del Nord Europa, secondo cui non si preoccuperebbe delle generazioni future e vorrebbe scaricare i suoi oneri su altri partner comunitari, come del resto in parte avviene fisiologicamente con il Next Generation Eu dove il nostro Paese riceve più di quanto versa. E deve combatterli alla radice, togliendo loro quel tanto di verosimiglianza che a volte si riscontra in un Paese che spesso trova naturale avere disavanzi di bilancio molto alti, tollerare un’evasione fiscale elevatissima e sanata da frequenti condoni, muoversi verso una tassazione proporzionale invece che progressiva malgrado disuguaglianze sempre più gravi, considerare indecente il solo discutere di una modesta imposizione sui patrimoni o di imposte di successione un po’ più alte, come in tanti altri Paesi europei».

L’attacco del ministro della Difesa Guido Crosetto alla Bce non lascia indiffer…

«L’Italia deve combattere quegli stereotipi che circolano in alcuni Paesi del Nord Europa, secondo cui non si preoccuperebbe delle generazioni future e vorrebbe scaricare i suoi oneri su altri partner comunitari, come del resto in parte avviene fisiologicamente con il Next Generation Eu dove il nostro Paese riceve più di quanto versa. E deve combatterli alla radice, togliendo loro quel tanto di verosimiglianza che a volte si riscontra in un Paese che spesso trova naturale avere disavanzi di bilancio molto alti, tollerare un’evasione fiscale elevatissima e sanata da frequenti condoni, muoversi verso una tassazione proporzionale invece che progressiva malgrado disuguaglianze sempre più gravi, considerare indecente il solo discutere di una modesta imposizione sui patrimoni o di imposte di successione un po’ più alte, come in tanti altri Paesi europei».

L’attacco del ministro della Difesa Guido Crosetto alla Bce non lascia indifferente Mario Monti, l’economista e senatore a vita che è stato anche presidente del Consiglio e Commissario europeo. Sono parole che considera errate nel merito e controproducenti negli effetti.

Crosetto mette in discussione l’indipendenza della Bce...
«Mi pare che l’indipendenza di una Banca centrale riduca uno dei rischi più diffusi nelle moderne democrazie, che è la tentazione di scaricare costi presenti sulle generazioni future, attraverso l’inflazione e disavanzi pubblici eccessivi».
 

Ma la Bce è troppo autoreferenziale?
«È indipendente dai governi, ma ha una “accountability” democratica, esercitata dall’unico organo della Ue direttamente eletto. Infatti i vertici della Bce riferiscono regolarmente al Parlamento europeo, che ha anche un ruolo nella loro nomina. Inoltre, quando sono stati invitati, sono spesso andati anche di fronte ai Parlamenti nazionali a spiegare la posizione della Bce».
 

Dunque, anche il Parlamento italiano potrebbe invitare Lagarde?
«Perché no? Ovviamente si tratterebbe di un invito, non certo di un mandato di comparizione! Va tenuto presente che la Bce deve pensare all’interesse comune dell’intera zona euro, non a questo o quel singolo Paese. E vi sono tensioni quasi permanenti. Esponenti dei governi del Sud Europa reclamano tipicamente tassi più bassi e maggiore larghezza monetaria, e viceversa quelli del Nord. Questo non giova a nessuno. Ci sono casi in cui il silenzio è più utile. Pochi sanno, ad esempio, che la faticosa soluzione della crisi finanziaria di dieci anni fa iniziò proprio con una posizione comune dei tre maggiori Paesi che, rompendo con il passato, si imposero un “silenzio simmetrico”».
 

In che senso?
«La più approfondita biografia della Cancelliera Merkel, scritta da Ralph Bollmann, colloca l’inizio della svolta, che poi portò alle decisioni dell’Eurosummit del giugno 2012 e nel luglio dello stesso anno al “Whatever it takes” di Draghi, nell’incontro del 24 novembre 2011 a Strasburgo, quando Sarkozy e Merkel si riunirono per la prima volta con il presidente del Consiglio italiano, in carica da pochi giorni, ossia il sottoscritto. In quella sede ci si accordò su una cosa semplicissima, di puro buon senso: un silenzio simmetrico. Sia chi voleva una politica monetaria più morbida, come la Francia e l’Italia, sia chi invece vi si opponeva, come la Germania, avrebbe smesso di sollecitare pubblicamente la Bce. Fu il primo passo di un confronto che sarebbe stato ancora lungo, ma per la prima volta, dice Bollmann, la Merkel si sentì ingaggiata in un dialogo pragmatico, non “costretta” a dar prova di rigidità. E la Bce, se ci sono forze che pubblicamente chiedono determinate cose, non può fare altro che negarle, per non essere accusata da altri di avere derogato alla propria indipendenza».
 

Quindi chiedere alla Bce una politica monetaria più lasca avrà l’effetto opposto?
«Esatto. Se l’obiettivo di certe dichiarazioni è evitare un rialzo dei tassi, esse non avranno seguito reale. Un’altra ipotesi è che chi fa questi attacchi punti, più che ad un risultato a Francoforte, ad avere consenso in casa propria, mostrando la propria capacità di protesta, a “difesa” della Nazione. Ma il ministro della Difesa Crosetto mi pare persona genuina, concreta, non cinica, oltre che simpatica. Forse non aveva ancora avuto modo di riflettere bene su questo tema complesso».
 

Crosetto chiede che la Bce riprenda gli acquisti di titoli di Stato. Sarebbe coerente con una politica monetaria restrittiva?
«La risposta è no: il ritmo di creazione della moneta è stato enorme negli anni del Quantitative Easing e se una Banca centrale compra titoli di Stato lo fa mettendo in circolo moneta e quindi aumentandone la quantità. Non è vero che tutta l’inflazione europea derivi dalla guerra in Ucraina, c’erano già i presupposti per creare inflazione nella politica monetaria espansiva degli scorsi anni. Inoltre il Quantitative Eeasing si pone già al limite dei trattati europei, se dovesse essere a tempo indeterminato desterebbe preoccupazione ancora maggiore nei Paesi che guardano con timore all’espansione dei disavanzi come quello italiano».
 

Altra critica: la Bce azzoppa un’economia già in difficoltà…
«Se la politica monetaria, il cui compito principale è quello di contenere l’inflazione, non decelerasse, allora avremmo quel mostro che si chiama stagflazione. Non si può chiedere troppo alla Banca centrale. Con il Quantitative Easing, cominciato nel 2015 e finito forse troppo tardi, ha distribuito dosi ingenti di analgesico che hanno avuto effetti sui governi ma anche sulle parti sociali e hanno reso molto meno cogente fare riforme strutturali. Una politica monetaria alla quale i governi chiedono un eccesso di atteggiamento materno, non solo crea più inflazione, ma toglie altri stimoli al cambiamento necessario».
 

Ha anche lei l’impressione che la premier Meloni sia in fondo più legata al rispetto formale e sostanziale delle regole europee rispetto ad alcuni suoi ministri?
«Mi sembra che al governo oggi ci siano persone che ancora poco tempo fa erano accomunate da una visione populista, e in certi casi sovranista. Persone che hanno avuto il costume dell’opposizione più a lungo di altri in Italia: in quell’habitat era comprensibile la denuncia, per quanto superficiale e a volte grottesca, di forze esterne più o meno occulte. Adesso, la presidente Meloni, con grande lucidità e guardando evidentemente a un disegno di lungo periodo, ha invertito le posizioni che teneva sull’Europa. Vedo con favore questo nuovo orientamento, dimenticando volentieri che fino a uno o due anni fa c’era anche lei nel mazzo di coloro che fustigavano alcuni governi, forse il mio più di altri, per avere seguito in stato di necessità linee molto simili a quelle che lei, con mano ferma, sta imponendo alla maggioranza. Capisco anche che chi oggi appartiene a partiti di governo che hanno avuto minore successo di FdI tenderà ad essere meno esclusivamente dedito all’interesse del Paese nel lungo termine. Ma noto pure che il ministro Giorgetti, responsabile per le materie finanziarie, osserva una linea di estrema prudenza».