La sorpresa di Francoforte: “Così il governo italiano rischia di farsi male da solo”
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - «Sono sorpresa. E non capisco». Ufficialmente, le bocche sono cucite. Ma a microfoni spenti, da Christine Lagarde in giù, è stato questo il commento unanime dei vertici della Bce all’ennesimo affondo di un politico italiano ai guardiani dell’euro. Ieri è stata la volta del ministro della Difesa Guido Crosetto, che su Repubblica ha attaccato l’indipendenza della Banca centrale e si è scagliato contro lo stop all’acquisto di titoli di Stato italiani, rimpiangendo l’era Draghi degli oneri azzerati sui debiti. Ma nelle scorse settimane, anche da altri esponenti del governo sono arrivati commenti scomposti alle ultime mosse della Bce. Persino da ministri più moderati come il forzista Antonio Tajani è arrivato l’invito a fermare il rialzo dei tassi.
BERLINO - «Sono sorpresa. E non capisco». Ufficialmente, le bocche sono cucite. Ma a microfoni spenti, da Christine Lagarde in giù, è stato questo il commento unanime dei vertici della Bce all’ennesimo affondo di un politico italiano ai guardiani dell’euro. Ieri è stata la volta del ministro della Difesa Guido Crosetto, che su Repubblica ha attaccato l’indipendenza della Banca centrale e si è scagliato contro lo stop all’acquisto di titoli di Stato italiani, rimpiangendo l’era Draghi degli oneri azzerati sui debiti. Ma nelle scorse settimane, anche da altri esponenti del governo sono arrivati commenti scomposti alle ultime mosse della Bce. Persino da ministri più moderati come il forzista Antonio Tajani è arrivato l’invito a fermare il rialzo dei tassi.
In primo luogo, ricordano due fonti autorevoli della Bce, siamo in un quadro totalmente opposto a quando Mario Draghi lasciò la Bce. Ora l’inflazione è alta e una Banca centrale non può fare altro che alzare i tassi. Tanto più quando la corsa dei prezzi, in alcuni Paesi europei, è da mesi a due cifre. Ma quello che ha davvero sorpreso i vertici della Bce è che, per dirla con le due fonti, «con queste bordate l’Italia rischia soltanto di farsi del male da sola».
Primo, perché nonostante l’articolo del Financial Times abbia ricordato la fragilità del debito italiano in un quadro di stretta monetaria, i banchieri centrali non sono preoccupati per l’Italia. Ieri è apparso persino un articolo sul blog della Bce che sembra quasi una risposta all’analisi della bibbia della City. Nell’articolo si ricorda anzitutto che un’inflazione alta riduce il rapporto debito/Pil, perché aumenta il Pil nominale. Insomma, è una buona notizia per il nostro, che vale oltre il 145% del Pil. Secondo, perché i tassi più alti si applicano solo alle nuove emissioni di debito, non a quello già accumulato. La Bce butta acqua sul fuoco: non è affatto detto, argomenta, che tassi più alti debbano terremotare la solidità del debito.
Inoltre a Francoforte hanno notato con favore che l’Italia ha approntato una manovra di bilancio cauta e che punta a rispettare i vincoli di bilancio europei, in prospettiva. E la stessa tranquillità deve essere diffusa tra miriadi di investitori che detengono debito italiano o che vogliono comprarlo e che stanno tenendo i rendimenti relativamente bassi. È il motivo per cui, tanto per dirne una, la Bce ha cominciato già nell’ultimo trimestre del 2022 a non comprare più titoli italiani. Non ce n’era bisogno: i mercati sono sereni. E anche l’insediamento del governo Meloni non ne ha cambiato l’umore. Inoltre sui mercati non dimenticano neanche per un’istante che l’Italia, grazie al Recovery Fund, ha una dote da duecento miliardi di euro da spendere nei prossimi anni. E che la sua crescita si mantiene ancora al di sopra di tanti altri partner europei, Germania in primis.
Il quadro, insomma, è discreto. Ma se continueranno gli attacchi alla Bce, non è escluso che i mercati possano ricominciare a innervosirsi. Che possano pensare che il governo tira bordate perché incapace di amministrare la propria economia o i fondi del Recovery. Che cerchi, insomma, un capro espiatorio per coprire le proprie mancanze. «È il governo che con il suo nervosismo rischia di rendere inquieti i mercati», riassumono le fonti. Un masochismo che non rischia di avere soltanto ripercussioni sui mercati, ma anche sugli equilibri interni della Bce.
Alla riunione del 2 febbraio, quando bisognerà decidere di quanto alzare i tassi, che forza potranno avere gli ascoltatissimi banchieri centrali italiani, Ignazio Visco e Fabio Panetta, se preceduti dalle bordate del governo Meloni? In Germania, Francia e Spagna l’inflazione sta calando. I prezzi energetici, che l’hanno spinta per mesi, si stanno raffreddando. Ma in un consesso già spaccato tra falchi e colombe, se qualcuno cercherà di far ragionevolmente valere i motivi di una stretta meno rigorosa, i falchi potranno respingerle adducendo il sospetto che agisca per favorire l’Italia.
Insomma, chi attacca la Bce sta facendo lo stesso errore che ha rimproverato a dicembre a Lagarde: sta usando un linguaggio dannoso. Che fa male anzitutto all’Italia.