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Regno Unito, Sunak alla guerra sindacale: una legge contro gli scioperi in ospedali e trasporti

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Licenziamenti se non è garantito il servizio. Le critiche: “Attacco alla democrazia”
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LONDRA - La nuova legge antisciopero annunciata da Rishi Sunak suscita una furiosa reazione da parte dei sindacati, dell’opposizione e di almeno una parte dell’opinione pubblica britannica. La legislazione, che il primo ministro conservatore intende introdurre in Parlamento nelle prossime settimane, permetterà ai dirigenti di aziende nel settore della sanità, dell’istruzione, dei vigili del fuoco, delle ambulanze, dei trasporti e dell’energia di fare causa ai sindacati e di licenziare i dipendenti se un “livello minimo di servizio” non verrà mantenuto.

Per Downing Street è una necessaria risposta ai disagi provocati dall’ondata di scioperi in campo pubblico e privato che stanno paralizzando il Regno Unito. Ma gli scioperi rispondono a un’inflazione che ha fortemente ridotto il valore d’acquisto dei salari. E per gli oppositori del progetto si tratta di una misura che dal punto di vista etico, come scriv…

LONDRA - La nuova legge antisciopero annunciata da Rishi Sunak suscita una furiosa reazione da parte dei sindacati, dell’opposizione e di almeno una parte dell’opinione pubblica britannica. La legislazione, che il primo ministro conservatore intende introdurre in Parlamento nelle prossime settimane, permetterà ai dirigenti di aziende nel settore della sanità, dell’istruzione, dei vigili del fuoco, delle ambulanze, dei trasporti e dell’energia di fare causa ai sindacati e di licenziare i dipendenti se un “livello minimo di servizio” non verrà mantenuto.

Per Downing Street è una necessaria risposta ai disagi provocati dall’ondata di scioperi in campo pubblico e privato che stanno paralizzando il Regno Unito. Ma gli scioperi rispondono a un’inflazione che ha fortemente ridotto il valore d’acquisto dei salari. E per gli oppositori del progetto si tratta di una misura che dal punto di vista etico, come scrive un editorialista del Guardian, «costituisce un vero e proprio attacco alla democrazia».

Le proteste dei sindacati

I sindacati hanno già fatto sapere che presenteranno un ricorso in tribunale per bloccare il provvedimento come “illegale”. Il partito laburista britannico, pur non avendo finora appoggiato apertamente gli scioperi, parte di una strategia all’insegna della moderazione intrapresa dal suo nuovo leader Keir Starmer per vincere le prossime elezioni (e i sondaggi gli stanno dando ragione), ha reso noto che non sosterrà limitazioni alle rivendicazioni dei lavoratori e che, se il Labour andrà al potere fra due anni, revocherà i provvedimenti di questo genere.

«Non sarà una legge a mettere fine alle dispute sindacali», ha dichiarato Starmer in un discorso questa settimana in cui ha annunciato i suoi programmi se andrà al governo. «Bisogna sedersi a un tavolo e cercare un compromesso. Non è con una nuova legislazione che si risolvono 13 anni di fallimenti dei governi conservatori».

Secondo le indiscrezioni circolate sul progetto, la legge stabilirebbe un livello minimo del 20 per cento di un servizio che dovrebbe continuare a funzionare in caso di scioperi, estendibile al 40 per cento per determinati settori, sotto il quale scatterebbero denunce dei sindacati e licenziamenti dei lavoratori. I Tories hanno una maggioranza abbastanza ampia da fare passare la proposta, perlomeno alla camera dei Comuni.

Ma alla camera dei Lord potrebbero incontrare difficoltà. Anche per questo sembra che abbiano già diluito gli aspetti più rigidi della risoluzione, preparata da Jacob Rees-Mogg, capofila della corrente più conservatrice del partito. Mandare sotto processo i sindacati che rappresentano gli infermieri, una delle categorie più amate in Gran Bretagna, specie dopo i grandi sacrifici affrontati durante due anni di pandemia, rischia inoltre di rivelarsi altamente impopolare per un governo già a picco nei consensi.

La discussione in Parlamento andrà avanti probabilmente fino all’estate. Intanto gli scioperi e l’inverno del grande scontento continuano.