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Andrea Garnero (Ocse): “Serve un patto tra le parti sociali per distribuire il peso dell'inflazione”

L'economista: "Gli stipendi italiani i più piatti d’Europa e quest’anno la questione esploderà. Ci vuole un compromesso tra imprese e sindacati"
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ROMA - "Non ci illudiamo: l'inflazione è calante, ma resterà alta a lungo perché la febbre dei prezzi energetici si è trasmessa al carrello della spesa, diventando endemica e non ancora al picco", dice Andrea Garnero, economista Ocse. "E se anche si azzerasse, il buco dell'8-10% creato nel potere d'acquisto c'è e rimane. Colpendo soprattutto i lavoratori dipendenti. Il 2023 non sarà l'anno in cui tutto rientra nella norma. Anzi sarà l'anno in cui si pone con forza in Italia la questione salariale".

La presidente Marcegaglia invoca un tavolo con le parti sociali, come con Ciampi nel 1993. Condivide?
"Giusto evocare il tavolo, la concertazione. Lo stanno facendo molti economisti, come Blanchard, che rievocano i modelli degli anni '70-'80 e trattano l'inflazione come conflitto redistributivo. Il punto però è che nei trent'anni successivi al successo di Ciampi i…

ROMA - "Non ci illudiamo: l'inflazione è calante, ma resterà alta a lungo perché la febbre dei prezzi energetici si è trasmessa al carrello della spesa, diventando endemica e non ancora al picco", dice Andrea Garnero, economista Ocse. "E se anche si azzerasse, il buco dell'8-10% creato nel potere d'acquisto c'è e rimane. Colpendo soprattutto i lavoratori dipendenti. Il 2023 non sarà l'anno in cui tutto rientra nella norma. Anzi sarà l'anno in cui si pone con forza in Italia la questione salariale".

La presidente Marcegaglia invoca un tavolo con le parti sociali, come con Ciampi nel 1993. Condivide?
"Giusto evocare il tavolo, la concertazione. Lo stanno facendo molti economisti, come Blanchard, che rievocano i modelli degli anni '70-'80 e trattano l'inflazione come conflitto redistributivo. Il punto però è che nei trent'anni successivi al successo di Ciampi in Italia non si è più mosso più niente".

E anzi i salari sono scesi del 3%, mentre in Germania e Francia crescevano del 30%. Se ne esce?
"Scontiamo Pil stagnante, scarsa produttività e ora i contratti a bassa intensità di lavoro, con poche ore. Il tavolo deve avere chi lo convoca. E bisogna crederci. Per funzionare ne devono uscire tutti perdenti, nessuno può strappare quello che vuole tra imprese, sindacati e governo. I lavoratori non recupereranno il 100%, le imprese dovranno contribuire. Si tratta d'altro canto di ripartire un costo, quello dell'inflazione, che non può essere pagato da uno solo dei tre".

Qualcosa è stato fatto tra bonus e welfare.
"In modo sconnesso, senza un quadro unico. E solo con una tantum del governo o delle aziende più in grado di sostenere i propri dipendenti. Ma questo non può bastare, come vediamo negli scioperi di questi giorni nel Regno Unito. I salari italiani sono la curva più orizzontale che c'è in Europa. Un tracciato piatto da decenni ormai".

È il momento di rialzarla?

"Senza però innescare la spirale con i prezzi. Il tavolo è il modo migliore per evitarla, come fatto da Spagna, Svezia e Portogallo, solo per citare tre casi degli ultimi mesi. Un patto per funzionare ha bisogno di una visione di medio periodo, due o tre anni, che dia una risposta chiara allo shock".

Con quali contenuti?
"Accelerare il rinnovo dei contratti e misurare meglio la produttività. E prevedere allo stesso tempo anche un rientro in un target di normalità. Una politica economica di questo tipo ha il vantaggio di avere una leggibilità molto forte, di dare certezze alle imprese e un sostegno stabile ai lavoratori in un momento critico".