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Luigi Sbarra (Cisl): “Basta ideologie. Una nuova concertazione per rinnovare i contratti”

Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl 
Il segretario generale della Cisl sull'emergenza salari: "La situazione è molto pesante, ci sono milioni di famiglie in difficoltà"
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ROMA - "La situazione è molto pesante, ci sono milioni di famiglie in gravi difficoltà", dice Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl. "Quest'inverno sarà il più duro degli ultimi trent'anni. Dire no a priori a un patto anti-inflattivo significa legittimare i governi che informano i sindacati solo a decisioni prese".

Ce l'ha con Cgil e Uil?
"Ci appelliamo a tutti, anche a Confindustria: governiamo insieme il cambiamento. Ci vuole una forte alleanza per una nuova politica dei redditi, come fu con Ciampi nel 1993. Lo diciamo da tempo. Non si va avanti solo con interventi tampone, seppur indispensabili. Il governo Meloni deve marcare una svolta".

Tutti lo vogliono il tavolo, nessuno lo apre. Cosa manca?
"Ciascuno pensa di risolvere i problemi da solo. Senza un grande accordo per la crescita rischiamo di perdere la chance storica di far partecipare il mondo del lavoro al cambiamento, relegandolo a una logica…

ROMA - "La situazione è molto pesante, ci sono milioni di famiglie in gravi difficoltà", dice Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl. "Quest'inverno sarà il più duro degli ultimi trent'anni. Dire no a priori a un patto anti-inflattivo significa legittimare i governi che informano i sindacati solo a decisioni prese".

Ce l'ha con Cgil e Uil?
"Ci appelliamo a tutti, anche a Confindustria: governiamo insieme il cambiamento. Ci vuole una forte alleanza per una nuova politica dei redditi, come fu con Ciampi nel 1993. Lo diciamo da tempo. Non si va avanti solo con interventi tampone, seppur indispensabili. Il governo Meloni deve marcare una svolta".

Tutti lo vogliono il tavolo, nessuno lo apre. Cosa manca?
"Ciascuno pensa di risolvere i problemi da solo. Senza un grande accordo per la crescita rischiamo di perdere la chance storica di far partecipare il mondo del lavoro al cambiamento, relegandolo a una logica divisiva e difensiva e quindi isolandolo. Il governo Draghi ci ha provato, ma si è infranto su veti politici e bandiere ideologiche, anche sociali, a partire dal salario minimo legale e dalla legge sulla rappresentanza".

In trent'anni, dall'epoca Ciampi, i salari italiani sono scesi, quando ovunque crescevano.
"Paghiamo trent'anni di scarsa crescita. Non si sono fatti investimenti nei settori strategici: abbiamo detto solo no a tutto. Rimanendo poi indietro su scuola, sanità, Sud, servizi sociali, sostegno alla famiglia, innovazione tecnologica, politica industriale. E abbiamo applicato un'idea distorta di flessibilità, pagando meno chi non aveva un contratto a tempo indeterminato. Aver messo in soffitta la concertazione e puntato sulla disintermediazione è stata una cattiva ricetta".

Ce n'è una nuova di ricetta?
"Le imprese devono rinnovare i contratti scaduti. Bisogna ridurre le tasse a lavoratori, pensionati e aziende che investono e assumono stabilmente. Le imprese si devono impegnare a non aumentare i prezzi, a non licenziare, a investire, ad aprire alla contrattazione territoriale, ad aumentare e redistribuire la produttività in busta paga. Il sindacato, dal canto suo, deve fare un grande passo avanti, generando alleanze e non contrapposizioni sterili".

Quale accordo giudica un buon accordo?
"Un accordo, vero, sano, costruttivo non è mai un tiro alla fune. Facciamo sistema. Puntiamo sulla contrattazione integrativa, sulla formazione delle nuove competenze, leghiamo sempre più il salario a strumenti di effettiva partecipazione dei lavoratori alle decisioni e agli utili d'impresa".

Nel Regno Unito dilagano gli scioperi contro i salari troppo bassi. Cosa farete per scongiurare il lavoro povero?
"Abbiamo 3 milioni di lavoratori poveri in Italia, soprattutto donne e al Sud: incastrati nel part-time involontario o in lavori poco qualificati. Problemi che non si risolvono con un salario minimo di Stato, ma estendendo le coperture dei contratti più applicati che già interessano il 98% dei lavoratori, come ha certificato il Cnel. Dopodiché, pur avendo criticato i limiti del Reddito di cittadinanza, non accetteremo che venga messo in soffitta senza un'alternativa".