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Priolo, Lukoil vende a un fondo, paletti su occupazione e bonifica

I russi si sono accordati con una società israelo-cipriota. Ad acquistare è Goi Energy: chiusura dell'operazione per fine marzo. "Abbiamo un piano solido per valorizzare Priolo"
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MILANO - Lukoil si accorda con un fondo di Cipro a trazione israeliana per la vendita della raffineria Isab di Priolo, la più grande d’Italia e che vale un quinto della trasformazione nazionale di prodotti petroliferi.

La trattativa andava avanti da mesi, e con più pretendenti, in vista dell’embargo al petrolio russo in Europa, che dal 5 dicembre ha vietato a Lukoil di usare il suo greggio nell’impianto. A spuntarla, contro le previsioni che davano favorito il fondo Usa Crossbridge, è il private equity Argus, che gestisce «un patrimonio superiore a 2 miliardi di euro», riporta una nota, e che, tramite «il suo ramo del settore energetico G.O.I. Energy» avrebbe sborsato tra 1,5 e 2 miliardi per convincere i russi. Il comunicato non dà cifre, ma la somma definita sarebbe superiore alla forchetta, di 1-1,5 miliardi, uscita a fine 2022.

L’uomo forte è Michael Bobrov, ad di G.O.I. Energy e socio di maggiora…

MILANO - Lukoil si accorda con un fondo di Cipro a trazione israeliana per la vendita della raffineria Isab di Priolo, la più grande d’Italia e che vale un quinto della trasformazione nazionale di prodotti petroliferi.

La trattativa andava avanti da mesi, e con più pretendenti, in vista dell’embargo al petrolio russo in Europa, che dal 5 dicembre ha vietato a Lukoil di usare il suo greggio nell’impianto. A spuntarla, contro le previsioni che davano favorito il fondo Usa Crossbridge, è il private equity Argus, che gestisce «un patrimonio superiore a 2 miliardi di euro», riporta una nota, e che, tramite «il suo ramo del settore energetico G.O.I. Energy» avrebbe sborsato tra 1,5 e 2 miliardi per convincere i russi. Il comunicato non dà cifre, ma la somma definita sarebbe superiore alla forchetta, di 1-1,5 miliardi, uscita a fine 2022.

L’uomo forte è Michael Bobrov, ad di G.O.I. Energy e socio di maggioranza di Bazan Group, che in Israele «gestisce il più grande impianto integrato di raffinazione e petrolchimico del Paese», nella baia di Haifa, con 2.400 dipendenti e una capacità di raffinazione di 9,8 milioni di tonnellate di greggio. Bazan sarà partner tecnologico di Isab, per renderlo «un hub energetico europeo».

Bobrov si è detto «profondamente consapevole dell’importanza di Isab per l’economia italiana e siciliana», e ha aggiunto: «Crediamo fermamente che Isab abbia un potenziale di sviluppo importante e abbiamo un solido piano aziendale per riuscire a valorizzarlo, in stretta collaborazione col governo». Il compratore ha dato garanzie occupazionali sul sito, che sarà ancora gestito dal personale Isab, anche se non ci sono indicazioni sul management.

A riprova delle intenzioni serie c’è anche «l’accordo di fornitura a lungo termine», pare decennale, con Trafigura, che garantirà «una fornitura sicura di petrolio e di prodotti raffinati alla raffineria». Il prossimo fornitore dell’Isab, nato nel 1993 tra Singapore e Ginevra, è tra i primi operatori globali delle materie prime, con attività in 156 Paesi che nel bilancio 2022 valevano 98 miliardi di dollari, e i dipendenti (Bobrov è un ex) sono i maggiori azionisti.

«L’acquisto dovrà seguire le usuali procedure inerenti alle normative antitrust e golden power e quindi rispondere appieno ai requisiti in termini di produzione, occupazione e rispetto ambientale che il Mimit ha in maniera specifica evidenziato a tutti gli interlocutori che si sono presentati in trattativa» ha scritto in una nota il ministro delle imprese, Adolfo Urso, segnalando che «importanti saranno gli impegni richiesti sul piano della riconversione green del sito produttivo e del suo rilancio industriale».

La transizione ecologica implica investimenti gravosi per ridurre l’impatto ambientale a Priolo: secondo fonti attendibili il piano industriale di Lukoil stimava di investire 6 miliardi per decarbonizzare la raffineria nel tempo. Non risulta che il governo pagherà le bonifiche ai nuovi compratori, quindi l’entità della trasformazione sarà a loro carico, e anche da questo dipenderanno le autorizzazioni pendenti, che G.O.I. Energy stima di incassare per marzo.

Ci lavoreranno i consulenti del compratore, Bonelli Erede per la parte legale e per quella finanziaria Ernst & Young. Per Ey, Massimo D’Alema coordina un comitato di consulenza strategica. Ma l’ex presidente del consiglio, che sul dossier Isab portò un’altra cordata internazionale, non sembra aver avuto ruoli con gli israelo-ciprioti candidati a subentrare ai russi.