Pnrr, progetti rivisti e assunzioni. Parte il cantiere del governo con l'Europa
di Tommaso Ciriaco , Giuseppe Colombo , di Tommaso Ciriaco, Giuseppe ColomboROMA - L’allarme lo lancia Francesco Lollobrigida: "Abbiamo poche persone, così i progetti non vanno avanti". I progetti sono quelli del Pnrr e il titolare dell’Agricoltura è solo il primo a riversare il rischio sul tavolo della cabina di regia a Palazzo Chigi. Tutti gli altri ministri prendono la parola per ribadire il concetto: le Unità di missione - le strutture operative che lavorano al Piano - hanno poco personale, le piante organiche non sono state completate. Ma non basta. Il pressing su Raffaele Fitto, che presiede la riunione, si allarga: bisogna procedere a una stabilizzazione, andare cioè oltre la scadenza del 2026, fissata dal governo Draghi. La formula del tempo determinato non funziona, molti sono andati via appena hanno trovato un lavoro a tempo pieno.
ROMA - L’allarme lo lancia Francesco Lollobrigida: "Abbiamo poche persone, così i progetti non vanno avanti". I progetti sono quelli del Pnrr e il titolare dell’Agricoltura è solo il primo a riversare il rischio sul tavolo della cabina di regia a Palazzo Chigi. Tutti gli altri ministri prendono la parola per ribadire il concetto: le Unità di missione - le strutture operative che lavorano al Piano - hanno poco personale, le piante organiche non sono state completate. Ma non basta. Il pressing su Raffaele Fitto, che presiede la riunione, si allarga: bisogna procedere a una stabilizzazione, andare cioè oltre la scadenza del 2026, fissata dal governo Draghi. La formula del tempo determinato non funziona, molti sono andati via appena hanno trovato un lavoro a tempo pieno.
I tempi sono serrati anche per questo lavoro più ampio: scatteranno subito riunioni tecniche bilaterali per verificare lo stato di attuazione di ogni misura. L’obiettivo è chiudere la trattativa con Bruxelles entro la fine di febbraio, ma è il contenuto a rappresentare la vera posta in gioco. Il rimescolamento dei progetti si aggiunge alla volontà del governo di dirottare alcuni investimenti sotto l’ombrello dei fondi europei di coesione, in modo da avere più tempo per spendere le risorse e vincoli meno stringenti rispetto alla tabella di marcia del Pnrr. C’è un’altra questione al centro del negoziato: cambiare i posti di comando del Pnrr. Le spinte che arrivano dalla maggioranza, soprattutto da Fratelli d’Italia, puntano alla Segreteria tecnica presieduta da Chiara Goretti, ma bisogna mettere in fila ragioni valide per chiedere a Bruxelles di procedere con lo spoils system, superando la blindatura al 2026 decisa da Draghi.
Non è solo un tema di nomi, in ballo c’è la centralizzazione a Palazzo Chigi che passa da un assorbimento di fatto del Servizio centrale che oggi opera al Mef, nelle stanze della Ragioneria generale dello Stato. Anche su questo i margini dipendono dalle aperture che darà Bruxelles. Fitto non ne parla alla riunione della cabina di regia, i ministri non aprono la questione: l’urgenza preme sulla necessità di dare subito un segnale sull’attuazione dei progetti. Per questo a fine gennaio, al massimo la prima settimana di febbraio, arriverà un decreto che conterrà norme per accelerare i meccanismi che oggi inceppano l’avanzamento degli investimenti. Un’altra operazione di semplificazione prima di passare alla partita che conta di più.