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L'intelligenza artificiale per risparmiare i soldi dell'avvocato: il robot-legale debutta in un'aula di Tribunale

Il software creato da un diciottenne per le controversie sulle multe. Ora arriva al test del dibattito, nel Regno Unito: ascolterà i discorsi in aula per suggerire le risposte all'imputato
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Risparmiare soldi dell'avvocato usando, in sua vece, un "robot". Un'app dotata di intelligenza artificiale, un po' come Alexa di Amazon o Siri di Apple. C'è il primo caso al mondo in cui un'intelligenza artificiale consiglierà un imputato in tribunale. L'intelligenza artificiale funzionerà su uno smartphone e ascolterà tutti i discorsi in aula, per poi istruire l'imputato su cosa dire tramite un auricolare.

Succederà nel Regno Unito a febbraio, come riporta NewScientist, anche se i dettagli della causa sono per ora segretati. Quel che si sa è che l'app usata dall'imputato si chiama Not To Pay. Già dal nome, un invito a non pagare ("pay") un avvocato in carne ossa. Il creatore è l'inglese e tecnologo Joshua Browder. Ha creato quest'app per fare ricorso contro le multe per divieto di sosta nel Regno Unito e, poi, negli Stati Uniti. Questi ricorsi sono fatti a distanza…

Risparmiare soldi dell'avvocato usando, in sua vece, un "robot". Un'app dotata di intelligenza artificiale, un po' come Alexa di Amazon o Siri di Apple. C'è il primo caso al mondo in cui un'intelligenza artificiale consiglierà un imputato in tribunale. L'intelligenza artificiale funzionerà su uno smartphone e ascolterà tutti i discorsi in aula, per poi istruire l'imputato su cosa dire tramite un auricolare.

Succederà nel Regno Unito a febbraio, come riporta NewScientist, anche se i dettagli della causa sono per ora segretati. Quel che si sa è che l'app usata dall'imputato si chiama Not To Pay. Già dal nome, un invito a non pagare ("pay") un avvocato in carne ossa. Il creatore è l'inglese e tecnologo Joshua Browder. Ha creato quest'app per fare ricorso contro le multe per divieto di sosta nel Regno Unito e, poi, negli Stati Uniti. Questi ricorsi sono fatti a distanza. La novità è che ora l'intelligenza artificiale entra nelle aule di un tribunale facendo le veci di un avvocato.

Ed è qualcosa che potrebbe succedere anche in Italia, per alcuni casi limitati, a quanto confermano gli avvocati Fulvio Sarzana e Massimo Borgobello (di due diversi studi legali), a Repubblica. Sono noti esperti di diritto digitale.

Borgobello ricorda che in Italia è necessario essere difesi da un avvocato, ad eccezione delle "controversie avanti al Giudice di pace con valore inferiore ai 1.100 euro: l'articolo 82 del Codice di procedura civile, infatti, stabilisce che davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore non eccede euro 1.100". Per queste cause ci si può difendere da soli, quindi, anche appunto con l'ausilio di un'app in tempo reale. "Anche nel nostro ordinamento alcune disposizioni, ad esempio delle preleggi o codicistiche, sulle interpretazioni delle norme, sembrano consentire una sorta di difesa automatica improntata ai principi dell'efficientismo", conferma Sarzana.

Come funzionerebbe? Sappiamo che la tecnologia di quest'app è stata progettata in un formato di chat in cui il bot procedeva con domande per apprendere i dettagli del caso, come ad esempio "eravate voi o qualcuno che conoscete alla guida?" o "è stato difficile capire i segnali di parcheggio?". Dopo aver analizzato le risposte, il robot decide se ci siano i requisiti per un appello; in caso affermativo, genera una lettera di appello che può essere portata in tribunale.

Un sistema simile sarà utilizzato nel caso giudiziario di febbraio, ma questa volta l'app "ascolterà" le conversazioni tra il pubblico ministero e l'imputato per consigliare il suo cliente su cosa dire. L'intelligenza artificiale, tuttavia, è stata addestrata sulle dichiarazioni fattuali per "ridurre al minimo la responsabilità legale", ha dichiarato Browder al NewScientist.

Il 25enne Browder e la sua società hanno sede nella Silicon Valley in California, ma le origini dell'azienda risalgono a Londra nel 2015, quando lui aveva 18 anni. "Da tardo adolescente a Hendon, a nord di Londra, ero un pessimo guidatore", ha raccontato alla BBC. "Ho preso un sacco di costose multe per divieto di sosta - che, dato che frequentavo ancora la scuola secondaria, non potevo permettermi". Grazie a numerose ricerche e richieste di informazioni, Browder ha scoperto i modi migliori per contestare le multe. "Se si conoscono le cose giuste da dire, si può risparmiare molto tempo e denaro".

Gli è sembrato "il lavoro perfetto per un software". Così ha creato la prima versione di DoNotPay in poche settimane nel 2015, "in realtà solo per stupire la mia famiglia".

Da allora l'applicazione si è diffusa nel Regno Unito e negli Stati Uniti e ora può aiutare l'utente a scrivere lettere per risolvere una serie di problemi. Non solo multe. Ma anche: richieste di risarcimento assicurativo, richiesta di visti turistici, lettere di reclamo a un'azienda o a un'autorità locale, restituzione dei soldi per una vacanza che non si può più fare o cancellazione dell'iscrizione a una palestra. Browder afferma che gli ultimi due utilizzi hanno avuto un'impennata durante la pandemia.

DoNotPay dichiara di avere 150.000 abbonati paganti. Sebbene abbia i suoi critici, e alcuni sostengono che i suoi consigli legali non siano abbastanza accurati, ha vinto un premio dell'American Bar Association per aver aumentato la capacità di difesa legale delle persone sprovviste di mezzi economici. Quest'avvocato robot finora è riuscito ad annullare circa 200mila multe per divieto di sosta. Browder sostiene un tasso di successo complessivo dell'80%, che scende al 65% per le multe per divieto di sosta, perché "alcune persone sono colpevoli". Tutto da vedere come se la caverà nel caso ora, per la prima volta, arrivato nelle aule di un tribunale.