Benzina, la difesa del gestore: "Non siamo speculatori, per noi un guadagno fisso da 3 cent al litro"
di Diego Longhin , di Diego Longhin"Il governo ci ha fatto passare come i furbetti, quelli che speculano. Ma se aumenta il prezzo del carburante aumenta io guadagno di meno, non di più". Enzo Nettis, 47 anni, presidente della Fiab-Confersercenti di Torino, gestisce una pompa di benzina di medie dimensioni. Impianto che ha la bandiera dell'Eni.
Nettis, a quanto ammonta la percentuale di guadagno dei benzinai su un litro di benzina?
"Non c'è una percentuale, ma è un fisso. Ed è sempre quello, che la benzina costi 1,803 oppure che costi 2,020. E il guadagno fisso a litro viene deciso dalla compagnia. In media sul self sono 3 centesimi lordi al litro. Poi dipende. Con Eni la quota è maggiore, 3,5 centesimi, mentre con Esso si scende a 2,5 centesimi. E poi c'è il servito, dove si guadagna di più, intorno ai 5-6 centesimi al litro".
Nessuna liberalizzazione, quindi. Non siete liberi di decidere?
"Io ho un contratto di comodato d…
"Il governo ci ha fatto passare come i furbetti, quelli che speculano. Ma se aumenta il prezzo del carburante aumenta io guadagno di meno, non di più". Enzo Nettis, 47 anni, presidente della Fiab-Confersercenti di Torino, gestisce una pompa di benzina di medie dimensioni. Impianto che ha la bandiera dell'Eni.
Nettis, a quanto ammonta la percentuale di guadagno dei benzinai su un litro di benzina?
"Non c'è una percentuale, ma è un fisso. Ed è sempre quello, che la benzina costi 1,803 oppure che costi 2,020. E il guadagno fisso a litro viene deciso dalla compagnia. In media sul self sono 3 centesimi lordi al litro. Poi dipende. Con Eni la quota è maggiore, 3,5 centesimi, mentre con Esso si scende a 2,5 centesimi. E poi c'è il servito, dove si guadagna di più, intorno ai 5-6 centesimi al litro".
Nessuna liberalizzazione, quindi. Non siete liberi di decidere?
"Io ho un contratto di comodato d'uso gratuito dell'impianto. E così i miei colleghi. L'impianto è della compagnia. E poi ho un contratto di fornitura del carburante. Arriva la botte, scarica, e rivendo con un margine definito in partenza. Io non guadagno sul prezzo della benzina che aumenta. Guadagno se si vendono più litri. E quando il carburante aumenta di prezzo si rischia di venderne meno. Su cento euro di venduto il mio incasso è di 2 euro".
Paga subito o dopo la benzina che le arriva?
"Dipende. Il dopo possono essere 5 giorni. Ci sono colleghi che devono pagare subito, con assegno circolare o bonifico. E se la compagnia non vede il pagamento l'autista non scarica il carburante e se ne va".
Margini minimi, ma spese a carico della compagnia?
"Non proprio. La manutenzione straordinaria e ordinaria dell'impianto sì, ma la corrente la pago io, internet pure, i rifiuti anche e la provvigione del Pos ricade sul mio margine, non su quello della compagnia. E il 70% dei pagamenti sono con bancomat e carte di credito. La commissione è in media dello 0,5".
Un impianto quanti litri deve vendere in un anno?
"Se fa 400 mila litri è fallimentare. E ci sono molte pompe, quelle più vecchie, i cosiddetti chioschi, che lo fanno. Magari aspettano di andare in pensione, si pagano l'Inps, hanno altre entrate e vivacchiano. Per stare sul mercato devi fare almeno 800 mila litri all'anno, meglio 1 milione. E vuol dire in media incassare 30 mila euro l'anno".
Per lei ogni mese quanto si tiene?
"Lo stipendio nostro è di 1.300, se va bene 1.400 euro. Poi se c'è l'autolavaggio o altre attività cambia, ma bisogna sempre chiedere l'autorizzazione alla compagnia, così come per altre attività".
Non vende altri tipi di prodotti legati all'auto, dalle candele ai tergicristalli?
"Si, ma si tratta di guadagni marginali. Chi vende il pane vende anche altro, ma il core business è il pane. Per noi è lo stesso".
Il suo è un settore liberalizzato, anche lei come gestore dovrebbe poter agire sul prezzo, no?
"Il mio accordo con la compagnia stabilisce un margine fisso. A fronte di questo la compagnia mi comunica il prezzo e le variazioni. Io ho la possibilità di fare una modifica, non superando il prezzo massimo, ma si tratta di una cosa ridicola: 5 millesimi al litro. L'effetto è minimo."
Perché il prezzo della benzina del suo collega, che ha sempre bandiera Eni è sta in un altro quartiere di Torino, è più basso di 10 centesimi?
"E' quello che mi contestano i clienti. E mi dicono: "Nettis tu la fai pagare 10 centesimi in più o in meno. Ma io non scelgo, è sempre la società petrolifera che impone il prezzo sulla base di una sua politica commerciale che dipende dalle zone, quelli più facoltose, quelle meno, oppure sulla base di dove si trova l'impianto".
Stanno meglio le pompe no logo?
"Quindici anni fa, forse. Ora non direi. I carburanti arrivano sempre dagli stessi canali. Prima facendo la benzina li si poteva risparmiare 10 centesimi al litro. Ora la vedo difficile".
Come la metterete con le sanzioni più pesanti?
"Ci sono sempre state. Io lo scorso anno ho comunicato 112 variazioni di prezzo al Mise senza avere il poter di intervenire sul prezzo del mio impianto. Tutto deciso dalla compagnia, ma se ritardo nella comunicazione o c'è un errore nel cartelli, che mi sono forniti da Eni, la multa di 1.050 euro ricade su di me. Mettano pure un altro cartello, aggiungano una multa da 6mila euro e la sospensione da sette a 90 giorni, ma non so cosa potrà cambiare".
Proposte da fare?
"Questa situazione si è creata perché il governo ha deciso di togliere la riduzione delle accise che il governo Draghi aveva accolto. Mi sembra che il governo non abbia recepito le nostre osservazioni e continui a essere severo con i più deboli. Il 17 ci sarà un nuovo incontro tra l'esecutivo e le associazioni, il 18 le assemblee. Vedremo se fare sciopero".
Che interventi si potrebbero fare?
"Razionalizzare la rete. Processo che era iniziato, ma poi si è bloccato. Bisogna continuare, incentivando alla pensione chi gestisce i chioschi. Le compagnie oggi preferiscono trasformare un impianto lasciato dal gestore in un punto vendita ghost, collegato da remoto e con il self con un investimento di qualche decina di migliaia di euro piuttosto che bonificarlo spendendo più di 65-70 mila euro. Noi vendiamo un prodotto maturo e stiamo andando verso una transizione all'elettrico nella mobilità. I giovani non hanno il mito dell'auto, di benzina se ne vende meno perché si fa più smart working, le auto sono più elettriche e magari se devo fare due viaggi uno lo faccio in macchina e l'altro in treno. Insomma, bisognerebbe prendere in considerazione anche questi cambiamenti".