Obbligo di case green. Il governo ora protesta, ma a ottobre aveva detto sì
di Giuseppe Colombo , Luca Pagni , di Giuseppe Colombo, Luca PagniROMA - "Non ci potrà mai essere un sì dell’Italia sulle cervellotiche visioni dell’Unione europea, quindi la proposta va rispedita al mittente". Si è spinto forse un po' troppo oltre Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato in quota Forza Italia, ultimo di una lunga fila di esponenti della maggioranza che si sono scagliati contro la direttiva europea che vorrebbe imporre la ristrutturazione del patrimonio immobiliare di tutto il continente in case green. Peccato che il sì dell’Italia ci sia già stato: a dare il via libera è stato Gilberto Pichetto Fratin, suo collega di partito, ma soprattutto - l’elemento che conta per il peso del sì - ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
ROMA - "Non ci potrà mai essere un sì dell’Italia sulle cervellotiche visioni dell’Unione europea, quindi la proposta va rispedita al mittente". Si è spinto forse un po' troppo oltre Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato in quota Forza Italia, ultimo di una lunga fila di esponenti della maggioranza che si sono scagliati contro la direttiva europea che vorrebbe imporre la ristrutturazione del patrimonio immobiliare di tutto il continente in case green. Peccato che il sì dell’Italia ci sia già stato: a dare il via libera è stato Gilberto Pichetto Fratin, suo collega di partito, ma soprattutto - l’elemento che conta per il peso del sì - ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Due mesi e mezzo dopo cambia la linea del governo sull’obbligo di ristrutturazione. E si va verso un nuovo scontro con Bruxelles. Il voto al Parlamento europeo è slittato dal 24 gennaio al 9 febbraio, ma l’indicazione che arriva sempre dalla Commissione Ue è di chiudere la partita entro fine giugno. Bisognerà dire no se si vorrà provare a fermare la direttiva. Dopo aver detto sì neppure tre mesi fa.
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