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Benzina, governo pronto ad ammorbidire il decreto. Ma lo sciopero non cade

(ansa)
Incontro tra Urso e i rivenditori. Il prezzo medio non andrà più esposto, sanzioni più mirate. I gestori però aspettano di vedere le modifiche
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ROMA - «Passi in avanti, sciopero congelato». «Pessimo giudizio, sciopero confermato». Le organizazioni dei benzinai si schierano su due fronti al tavolo convocato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy per discutere dei possibili interventi sul “decreto Trasparenza”. Da un lato Faib Confesercenti, e dall’altro Figisc Confcommercio e Fegica. E tuttavia la sensazione è che, se il ministro Adolfo Urso al prossimo incontro, previsto per domani alle 9.30, si presenterà con un decreto attuativo che renda concreto l’obbligo di esporre il prezzo medio regionale non più con un cartello ma attraverso il collegamento a una app, o a un Qr Code, tutte e tre le sigle dei benzinai potrebbero decidere di cancellare lo sciopero convocato per il 25 e 26 gennaio.

ROMA - «Passi in avanti, sciopero congelato». «Pessimo giudizio, sciopero confermato». Le organizazioni dei benzinai si schierano su due fronti al tavolo convocato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy per discutere dei possibili interventi sul “decreto Trasparenza”. Da un lato Faib Confesercenti, e dall’altro Figisc Confcommercio e Fegica. E tuttavia la sensazione è che, se il ministro Adolfo Urso al prossimo incontro, previsto per domani alle 9.30, si presenterà con un decreto attuativo che renda concreto l’obbligo di esporre il prezzo medio regionale non più con un cartello ma attraverso il collegamento a una app, o a un Qr Code, tutte e tre le sigle dei benzinai potrebbero decidere di cancellare lo sciopero convocato per il 25 e 26 gennaio.

Il Qr code collegato all’Osservaprezzi del Mimit (o altra soluzione di questo tipo) eviterebbe di esporre ogni giorno un cartello con la media regionale negli impianti, onere ritenuto punitivo e inutile dai gestori, anche perché imposto a suon di sanzioni molto gravose. E infatti Faib, Fegica e Figisc avevano chiesto al governo di modificare il decreto in questa direzione prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La modifica potrebbe ora arrivare in seconda battuta, con i regolamenti ministeriali. Le sanzioni rimarrebbero solo per la mancata comunicazione del prezzo, e verrebbero applicate alla terza violazione dell’obbligo. Anche su questo i gestori chiedono un alleggerimento che però, ha replicato Urso, sarebbe opportuno che semmai arrivasse in Parlamento, in sede di conversione (il decreto è stato appena incardinato a Montecitorio): «C’è sempre la disponibilità a modifiche, che possono arrivare dal governo o anche in sede parlamentare». ha ribadito il ministro.

Per convincere i gestori ad annullare lo sciopero però domani dovrà concretizzarsi anche la volontà del governo di proseguire davvero sulla strada del riordino del settore, affrontando tutte le «questioni che direttamente possono incidere anche sui prezzi dei carburanti», si legge sul comunicato congiunto Fegica-Fegisc, e che vanno dai «7 mila impianti in mano alla criminalità» alle royalties dovute ai gestori delle autostrade, che non possono che ripercuotersi sui prezzi. Le due organizzazioni chiedono anche di spostare il tavolo di trattativa a Palazzo Chigi, perché il Mimit non ha tutte le competenze per affrontare una normativa che intervenga a 360 gradi sul settore.

 

Intanto le associazioni dei consumatori attaccano i gestori, a cominciare dal Codacons, che per primo ha denunciato la presunta “speculazione” sui prezzi all’indomani del ritorno delle accise, deciso dal governo: «Le ragioni della serrata appaiono del tutto sbagliate – afferma il presidente Carlo Rienzi –. Garantire maggiore trasparenza ai consumatori in fatto di prezzi non è certo un insulto alla categoria».